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Italia al primo posto in Europa per consumo di beni contraffatti

Giro d’affari da quasi 4 miliardi di euro: molte ricerche evidenziano una crescita esponenziale dell’industria dei falsi. Il web amplifica il fenomeno

E’ allarme contraffazione in Europa e nel mondo: diverse ricerche diffuse in questi giorni hanno evidenziato un giro d’affari dei ‘falsi’ in crescita a livelli esponenziali nonché la presenza di nuovi canali come internet che amplifica ulteriormente il fenomeno.

Secondo Indicam, l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione che ha presentato ieri i dati della sua ultima indagine, il fatturato occulto dell’industria del falso è stimato tra i 3,7 e i 7,5 miliardi di euro soltanto in Italia (le cifre si riferiscono al 2012), dei quali il 60 per cento è legato a prodotti d’abbigliamento e di moda, mentre il restante 40 per cento a orologi, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software, con differenze nella distribuzione a livello regionale. La Guardia di Finanza, invece, parla di 1,5 miliardi di euro.

La maggior parte (oltre la metà) dei prodotti proviene dal Sud-Est asiatico (Cina al primo posto, seguita da Corea e Taiwan) ed è destinata per lo più all’Europa: a livello globale, fra il 1994 e il 2011, è aumentata del 1.850 per cento, a fronte di 270mila posti di lavoro persi, di cui 125mila nella sola Unione Europea. E l’Italia è primo nel Vecchio Continente come consumatore di beni contraffatti.

Secondo il presidente di Indicam Carlo Guglielmi è soprattutto sul web che va concentrato ogni sforzo normativo e operativo per frenare la contraffazione, sollecitando un intervento legislativo nazionale ed europeo. L’uso di Internet a fini commerciali è infatti cresciuto e con esso anche il fenomeno della contraffazione a causa dell’anonimità dell’offerta, della facilità di simularne l’autenticità e della semplicità di acquisto e pagamento: sono cresciuti del 55% i sequestri di spedizioni postali. Per molti marchi del lusso l’incidenza dei siti contraffattivi può anche avvicinarsi all’80%.

Una ricerca dell’Ocse (diffusa a giugno 2007 e rivalutata nel 2009) calcola in 250 miliardi di dollari i soli prodotti contraffatti che hanno attraversato qualche frontiera doganale tra la produzione e il consumo (dal 5% dell’industria degli orologi al 6% dell’industria farmaceutica, al 10% della profumeria, al 20% di tessile, moda e abbigliamento, al 25% dell’audiovideo, al 35% del software).

Secondo l’indagine compiuta da Toplegal in collaborazione con lo Studio Tonucci partners, presentata in un convegno a Milano, i prodotti contraffatti rappresentano il 7% del commercio mondiale. Quanto alla tutela dei propri marchi, l’Italia si colloca al 47esimo posto. Tra il 2008 e il 2010 sono state effettuate circa 1300 operazioni di Guardia di Finanza al mese, per un valore della merce di due miliardi di euro. E ancora: da un rapporto reso noto dalla Commissione europea emerge anche che il 64% dei canali di produzione è cinese, mentre in Italia i maggiori distretti produttivi si trovano a Prato, nelle Marche e nell’hinterland vesuviano.


1 commento

  1. […] tra l’altro, è prima in Europa per acquisto di merci false, come emerso dalla recente indagine di Indicam, l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, ed è quinta nel mondo nella loro […]


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