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Islam, una passione preziosa

Tutto ha inizio nel luglio del 1975, quando Sheik Nasser Sabah Ahmed al-Sabah porta in dono alla moglie una bottiglia in vetro smaltato d’epoca Mamelucca del XIV secolo, comprata durante un viaggio. Il fascino di quell’opera è irresistibile e nell’arco di otto anni, i due coniugi si appassionano all’arte islamica, arrivando a collezionare circa 20.000 oggetti d’arte islamica, tra cui grandi capolavori. Lo spirito appassionato e la grande vocazione filantropica, spinge la coppia a donare l’intero patrimonio raccolto al loro Paese, il Kuwait, che nel 1983 ebbe in carico con prestito permanente la collezione che venne definita Dar al-Athar al-Islamiyya (Casa delle Antichità dell’Islam). Purtroppo però l’invasione irachena del 1990 disperse l’immane patrimonio, che restò in vita solo attraverso una selezione di 107 opere selezionate per un’esposizione itinerante che in quei giorni bui aveva già lasciato il Kuwait.

Il sogno dei coniugi però non fu infranto, e con molta cura, negli anni avvenire, Sheik Nasser e sua moglie Sheikha Hussah riavviarono la loro ricerca per ricreare una nuova collezione, che conta oggi circa 26.000; un patrimonio inestimabile da cui sono stati selezionati gli oggetti (circa 350) che compongono la grande mostra itinerante che ha come prima tappa il capoluogo lombardo.

L’esposizione è suddivisa in due parti, una prima che attraverso un percorso cronologico propone la variegata rappresentanza di oggetti, una seconda, invece, che individua alcuni temi cari all’arte musulmana. Chiude il percorso, una spettacolare sezione dedicata ai gioielli.

I preziosi esposti, che provengono principalmente dal subcontinente indiano appartengono per larga parte alla produzione Moghul del XVII-XVIII secolo. Questa famosa dinastia è ricordata soprattutto per lo sfarzo delle corti e per lo splendore delle loro capitali, e non a caso la collezione presentata raccoglie i principali e più importanti oggetti preziosi che ne testimoniano il valore. Tra i gioielli si possono ammirare i katar, i tradizionali pugnali le cui impugnature trasversali erano finemente lavorate e tempestate di pietre preziose; i taviz, particolari amuleti dalla forma cava per contenere, generalmente, un piccolo foglio scritto con brani del Corano; e poi ancora, collane, orecchini, ciondoli e pendenti dalle forme più elaborate e riccamente decorate.

Quello che prevale in questi piccoli grandi capolavori di oreficeria è non solo la raffinata e precisa lavorazione dell’oro, ma anche la presenza forte e ammaliante delle pietre preziose, incastonate sugli oggetti attraverso la tecnica kundan, esclusiva del subcontinente indiano e tipica per la lavorazione a pressione in temperatura ambiente che evita la saldatura, consentendo all’artista di esprimersi senza alcuna limitazione.

Infine, un posto di rilievo è assegnato agli oggetti in giada, un materiale che nella civiltà islamica ha avuto grande utilizzo per la realizzazione di oggetti di grande pregio e raffinatezza.

Huqqa (hooqah), o contenitore di giada bianca, ageminato con motivi floreali in rubini e smeraldi. India, probabilmente Deccan, fine XVII-XVIII secolo d.C. La Huqqa è il contenitore o serbatoio della pipa ad acqua, il narghilè, caratteristico di molte aree del Vicino e Medio Oriente. Realizzata in giada artisticamente ornata con gemme (rubini e smeraldi montati in oro, con tecnica kundan e oro è realizzata a placchette separate fra loro da un filo d’oro, e al centro di ciascuna sta una bella fioritura in rubini con piccole corolle in smeraldo.
Coppia di bracciali (bazuband) in oro con incastonati diamanti e smeraldi. Gli smeraldi sono montati “a giorno” e i diamanti incastonati in compartimenti d’oro; il retro è smaltato con motivi floreali. Oro con gemme incastonate con tecnica kundan; smalti champlevé, 4.8x11.8 cm. India, probabilmente Deccan, fine XVII-XIX secolo d.C. Se nel mondo islamico medievale all’altezza dell’omero sulle vesti compariva l’iscrizione del tiraz (una banda col nome del committente, la data, ed espressioni ben augurali), nell’epoca più tarda fra i principi indiani è invalso l’uso di portare nella stessa posizione una coppia di bazuband, come documentato anche da numerose miniature. Non c’è dubbio che oltre alla presenza di molte e straordinarie gemme di produzione locale, e all’importazione massiccia di oro e smeraldi dal Sud America, a stimolare la produzione orafa in epoca Moghul (1526-1858 d.C.) fu anche l’eccezionale amore per queste opere dimostrato da sovrani, principi, dignitari e cortigiani.
Borchia o orecchino d’oro a forma di rosetta con incastonati diamanti, rubini e smeraldi contornati da perle. Gemme montate in oro con tecnica kundan; le perle sono attaccate con un filo d’oro, D. 5 cm. India, XVII secolo d.C. Questa borchia eseguita con tecnica kundan, nella sua estrema semplicità è un compendio di capacità orafa.
Scatola cilindrica in avorio scolpito con la raffigurazione di unicorni, uccelli e piante. Il coperchio è scolpito con volti umani e quadrupedi, oltre a una iscrizione in stile corsivo. Intagliato e tornito da una zanna d’elefante, dipinto e con montatura in bronzo dorato. Coperchio non pertinente, ma d’epoca, 10x7.5 cm. Spagna, inizi dell’XI secolo La preziosa scatola appartiene alla tipologia dei prodotti di lusso delle botteghe islamiche di Spagna. Questo tipo di oggetto era usato per riporre gioielli o essenze profumate.
Pugnale con manico e fodero di giada intarsiati in oro con incastonati rubini, diamanti e smeraldi, con elsetti elegantemente incisi in oro H. 31.5 cm. (pugnale); H. 35 cm. (con fodero); elsetti e fodero, Turchia, seconda metà XVI secolo d.C.; lama, probabilmente India, seconda metà XVI secolo prima metà XVII secolo d.C. Questo stupendo pugnale con manico e fodero in giada tempestati di diamanti, rubini e smeraldi, inseriti in un delicato e caratteristico motivo arabescato in oro, è opera della migliore produzione orafa Ottomana ai tempi di Solimano Il Magnifico (1520-66 d.C.).

1 commento

  1. emanuela says:

    sono pezzi meravigliosi che dovrebbero far tappa anche nella capitale!speriamo nel caso sarò la prima ad anadare a vederla.


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