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India, ricchi e poveri

Ricchi.

Mi sembra che gli operatori di settore prestino modesta attenzione al fenomeno più importante (a mio parere, s’intende) che si sta verificando nel nostro amato settore: l’acquisto di imprese italiane da parte di indiani, statunitensi, russi, cinesi e forestieri assortiti. Anni fa mi era capitato di scrivere un articolo (“E alla fine arrivano i loro”) che oggi appare quasi profetico visto che il settore consegna definitivamente allo “straniero” la proprietà e le proprietà (non è un gioco di parole) di alcune (per ora) stelle e stelline del made in Italy orafo. Pensate che sia un bene o un male al di là del salvataggio di singole aziende in gravi e con-fuse difficoltà? E perché?

Poveri.

Da “India mon amour” di Dominique Lapierre, Il Saggiatore: A molti messaggi si associa un aiuto finanziario per la nostra azione umanitaria: assegni, bonifici bancari, vaglia postali e perfino diversi buoni del Tesoro. Un giorno arriva una lettera con due fedi nuziali fissate su un foglio con lo scotch. Il messaggio anonimo che le accompagna spiega: ‘Abbiamo portato questi anelli per trent’anni di felicità. Vendeteli. Saranno più utili agli abitanti della Città della gioia che alle nostre dita’. Quel gesto fa venire a Dominique un’idea ingegnosa. Invece di venderli, li porta in India con altri piccoli gioielli d’oro che abbiamo ricevuto. Un gioielliere del luogo trasforma il tutto in orecchini, braccialetti o ornamenti da naso secondo il gusto bengalese. Quegli umili gioielli ci permettono di offrire una modesta dote ad alcune ragazze poverissime che Gaston conosce. Senza quel viatico non si sarebbero mai potute sposare. Che ne dite, c’è ancora qualcosa di serio anche da noi, al di là di un con-fuso apparire? E con i gioielli come si potrebbe aiutare chi ha bisogno d’una mano tesa (astenersi piagnistei e alberi natalizi piantati davanti a un Duomo nel segno di una pelosissima carità)?


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