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Indagine WGC, gli italiani credono nell’oro come strumento di rilancio dell’economia

Dalla ricerca commissionata a Ipsos MORI emerge che per gli intervistati le riserve non vanno vendute, ma utilizzate come garanzia di obbligazioni sovrane

È l’oro la via alternativa all’austerità: ne sono convinti, in Italia, cittadini e imprenditori. Emerge da una ricerca commissionata da World Gold Council alla società di ricerca indipendente Ipsos MORI che ha messo insieme un campione rappresentativo di 1.009 cittadini italiani di età compresa tra i 16 e i 70 anni e un parallelo studio su 300 imprese leader del paese (111 piccole società con meno di 100 dipendenti; 101 medie imprese con un numero di impiegato tra 100 e 500 e 88 grandi società con oltre 500 dipendenti).

Una percentuale schiacciante di cittadini, dunque, confida nel bene rifugio per eccellenza: le riserve d’oro della nazione hanno un ruolo fondamentale nella vita economica del paese per il 91 per cento degli imprenditori intervistati e per l’85 per cento dei cittadini.

Annunciata poco dopo il risultato delle elezioni politiche, la ricerca ha provato a indagare il rapporto tra voto e aspettative economiche generali, oltre alle soluzioni alternative alle politiche di austerity. Il 77 per cento dei cittadini e l’82 dei dirigenti d’azienda hanno affermato che “lo stato attuale dell’economia italiana è stata un fattore chiave nel comportamento di voto”. Entrambi i gruppi privilegiano l’idea di una politica economica che stimoli la crescita (il 59 per cento della popolazione e il 60 per cento dei dirigenti d’azienda).

Un ulteriore 36 per cento di cittadini e un 25 per cento di imprenditori preferisce un approccio congiunto che metta insieme iniziative a sostegno della crescita e politiche di austerity. Resta limitata la fiducia in una ripresa a breve termine, ma l’ottimismo maggiore si registra tra i dirigenti d’azienda: il 51 per cento ritiene che il prossimo governo potrebbe portare un miglioramento, a fronte di un 71 per cento di cittadini che invece si dichiara poco fiducioso.

L’uso degli asset nazionali per alleviare il debito e stimolare la crescita economica e l’occupazione è considerato utile dall’88 per cento dei cittadini e dall’87 delle imprese: in particolare, rispettivamente il 52 e il 61 per cento intravedono questa possibilità nelle riserve nazionali di oro.

“Questa indagine conferma che vi è un sostegno significativo derivante da popolazione e imprese a favore di una rinnovata attenzione alla crescita – ha commentato Natalie Dempster, direttore degli Affari di Governo presso il World Gold Council (nella foto a destra) -: nel respingere l’idea di una prolungata austerità, la ricerca invia un chiaro messaggio al prossimo governo. Entrambi i gruppi riconoscono la necessità di un catalizzatore: il consiglio che arriva non è quello di vendere, ma di dare via a un programma controllato di sfruttamento delle infrastrutture di proprietà dello stato, tra cui l’oro. Questo potrebbe dare un po’ di respiro all’economia e permetterne il rilancio”.

“L’Italia detiene più di 2.000 tonnellate di oro nelle sue riserve nazionali, ma la vendita non è la risposta e il popolo italiano lo riconosce – ha proseguito la Dempster -. Il ricavato avrebbe un impatto limitato sul complessivo Indebitamento pubblico. Un’opzione di maggior valore potrebbe essere quella di utilizzare l’oro come garanzia e realizzare cinque volte il suo valore, senza venderlo. I calcoli del World Gold mostrano che distribuendo il metallo come garanzia di obbligazioni sovrane l’Italia potrebbe veder crescere del 20 per cento le sue esigenze biennali di finanziamento”.


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