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Indagine Federdettaglianti sul I quadrimestre, vendite in aumento solo per il 12% degli operatori

Tra periodici allarmi sul perdurare della crisi e ottimismi mancati, le vendite al dettaglio nel settore orafo nel primo quadrimestre 2011 sembrano confermare il trend altalenante che si è respirato tra gli operatori nelle fiere della prima metà dell’anno, e cioè: parziale e lieve ripresa per alcuni segmenti, mancanza di dinamicità per altri.

Dati controversi emergono dalla periodica indagine compiuta dalla Federazione nazionale dettaglianti orafi Confcommercio: soltanto per l’8% dei gioiellieri che hanno partecipato alla raccolta dati le vendite sono aumentate tra il 5 e il 10%. Per il 4% si sono attestate in crescita (ma sotto il 5%), e per il 14% degli intervistati sono rimaste invariate. Più articolati i dati “al negativo”: quello più imponente (il 30%) mostra una diminuzione compresa tra il 5 e il 10% (il 12% invece registra perdite inferiori del 5%). Il calo incluso tra l’11 e il 20% è stato rilevato dal 12% degli operatori interpellati; tra il 21 e il 30% mostra un abbassamento il 16% dei gioiellieri. Il 4% lamenta addirittura una diminuzione superiore al 30%.

Il settore, dunque, stenta a riprendere quota anche se appare leggermente più dinamico del quadrimestre precedente. L’indagine elaborata dalla Federdettaglianti si è soffermata anche sui singoli segmenti. Per quanto riguarda le vendite di oreficeria a peso non firmata, i dati più significativi riguardano la stabilità nell’ammontare delle vendite e la diminuzione inferiore al 5%. Per cali superiori, la media degli operatori che li hanno riscontrati è di circa il 13%.


Dato simile come tendenza (ma con qualche valore differente) per l’oreficeria fine non firmata: il 28% denuncia un calo delle vendite inferiore al 5%, mentre per il 14% il livello è rimasto invariato. Stessa media ma con valori differenti, le diminuzioni di acquisto superiori al 5%. Un 2% ha infine rilevato una crescita inclusa tra l’11 e il 20% (stesso dato per l’aumento tra il 5 e il 10%).


L’oreficeria firmata rimane costante per il 40% degli operatori, senza rilevare crescita in alcuno dei range indicati.


Passando alla gioielleria, il 10% ha registrato un aumento inferiore al 5% e il 6% dei gioiellieri ha vissuto una crescita compresa tra il 5 e il 10%, ma il dato più massiccio resta quello della stabilità (38%). Il residuo mostra diminuzioni (soprattutto tra l’11 e il 30%).


La gioielleria non firmata mostra due dati prevalenti: 22% nelle vendite diminuite sotto il 5% e 22% nell’assenza di variazioni. Buono il risultato del posizionamento di questi prodotti per il 12% degli operatori, per i quali è cresciuto tra il 5 e il 10%; per un altro 6% l’aumento è incluso tra l’11 e il 20%.


L’argento resiste e bene: per il 34% le vendite da indosso sono cresciute (per percentuali inferiori al 5%) ma l’aumento di vendite è in media più alto delle diminuzioni. Brusco calo per l’argenteria destinata alla casa: il 28% dei gioiellieri ha venduto oltre il 30% di prodotti in meno.


Stabile l’oggettistica in acciaio (per il 46% invariata rispetto al precedente periodo di riferimento) così come l’orologeria (invariata per il 40%).



Il quadro tracciato dai questionari elaborati – 368 pervenuti, 300 dei quali completi e compilati per il 92% da gioiellerie di tipo tradizionale con una media di 2,7 addetti – mostra una preoccupazione della categoria relativa all’aumento del prezzo dell’oro che incide sul prezzo finale dei prodotti di oreficeria: gli operatori sono stati interpellati anche rispetto a generici giudizi sulla situazione del proprio punto vendita e su quella del settore.

Sembra un’esigenza fortemente sentita da tutti quella di richiedere campagne promozionali incisive in grado di risvegliare l’interesse per il prodotto prezioso; al contempo però i dettaglianti sembrano consapevoli della problematicità di un mercato che ha difficoltà a orientare le proprie scelte verso prodotti voluttuari.

Dall’indagine infatti emerge anche un cambiamento nelle abitudini d’acquisto degli italiani, sempre più attenti e parsimoniosi. Allo stesso tempo, però, di fronte ad una decrescita dello scontrino medio, molti degli intervistati sostengono fortemente la possibilità, ora concreta, di effettuare permute con i monili non più in voga e quindi destinati alla rottamazione.

Le ragioni di questo fenomeno sono diverse: pur nella consapevolezza che questo segmento di attività non sempre promuove un’immagine innovativa e fiduciaria del gioielliere, molti sottolineano che i Compro Oro rappresentano, in molti casi, dei concorrenti non proprio leali. L’indagine è stata condotta a partire dalla seconda metà di maggio 2011 su un campione di 300 questionari, selezionati fra i 368 pervenuti alla Federazione sulla base della completezza, senza alcuna distinzione territoriale.

Malgrado i dati non permettano ancora di tirare un sospiro di sollievo, la Federazione nazionale dettaglianti orafi prosegue il proprio lavoro di capillarizzazione sul territorio e di strategie congiunte a livello nazionale. Per il presidente Giuseppe Aquilino (nella foto a sinistra) gli ultimi sei mesi, infatti, sono stati ancor più dei precedenti un vero e proprio viaggio alla scoperta delle realtà territoriali aderenti al sistema Confcommercio. Insieme al direttore Steven Tranquilli, si è mosso in tutta la penisola, dalla Sicilia al Piemonte, dalla Toscana alla Puglia.

“Mi sono dato subito obiettivi chiari – dice Aquilino, che nel 2010 ha avuto modo di celebrare il 150° anniversario della fondazione della sua azienda – ed erano quelli di contribuire all’unità del settore, creare una vera e propria squadra di operatori motivati e consapevoli della necessità di cambiare passo, sviluppare programmi condivisi tali da consentir di varare, a breve, una campagna di comunicazione tesa al rilancio dell’oggetto prezioso, risultato che si può ottenere solo promovendo efficacemente e a tutti i livelli la cultura del prodotto”.

Corsi di formazione, specie in ambito gemmologico e in collaborazione con il Cisgem di Milano, per accrescere la professionalità degli operatori; accordi con altre realtà istituzionali quali Confindustria Federorafi e i distretti produttivi; il focus costante e ragionato sul fenomeno dei Compro Oro; la partecipazione unitaria del comparto alla discussione sulle proposte di legge di settore (titoli e marchi e regolamentazione dei materiali gemmologici); l’adesione di gruppo a fiere ed eventi internazionali come l’International Jewellery Fair di Bangkok e il Congresso Cibjo in Portogallo (durante il quale Giuseppe Aquilino è stato eletto a far parte del CdA della Confederazione): sono soltanto alcuni dei traguardi messi a punto dalla dirigenza Federdettaglianti guidata da Aquilino.

Nel campo fiscale, fra l’altro, è stato raggiunto un accordo con altre associazioni del sistema Confcommercio, finalizzato a evitare la comunicazione degli estremi fiscali della clientela per vendite pari o superiori a 3600 euro effettuate con metodi di pagamento quali gli assegni e i bonifici bancari.

“Per quanto riguarda la cultura orafa – ricorda Aquilino – è da segnalare la collaborazione con l’Associazione Regionale Romana Orafi nell’organizzazione del convegno Intorno al Gioiello, tenuto al MAXXI di Roma e animato da importanti relatori. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Fiera di Vicenza e la ditta Paolillo, avrà sicuramente un seguito.”

Infine, è stata accolta con soddisfazione l’adesione alla Federdettaglianti dell’associazione provinciale orafa di Trento, presieduta da Stefano Andreis, così come la ricostituzione dell’associazione provinciale orafi di Firenze, presieduta dalla giovane Sara Manetti. “Aumentano gli associati – conclude Aquilino – e aumenta l’orgoglio dell’appartenenza: è più che mai importante e qualificante far parte della Federazione. E questo è uno dei principali obiettivi che mi ripromettevo di centrare”.


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