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INCHIESTA: Natale in gioielleria, vendite stabili. I grandi marchi continuano a tenere banco

Cambia il Natale per il dettaglio orafo: vendite stabili ma con medie di prezzo leggermente inferiori agli anni precedenti. Molto richiesti i marchi che fanno grandi investimenti in comunicazione, scende l’oreficeria. A ottobre, un’indagine congiunta Federpreziosi, Club degli orafi e Preziosa Magazine – intitolata “Osservatorio sulle vendite nelle gioiellerie 2017. Gli acquisti per il Natale 2017” – aveva analizzato le previsioni sulle vendite di fine anno, ipotizzando una conferma per i negozi fisici, una propensione all’acquisto in lieve calo per i gioielli e in crescita per i bijoux.

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Giuseppe Aquilino

Preziosa Magazine ha voluto così verificare, a posteriori, come è andato il Natale in gioielleria, raccogliendo le voci di alcuni dettaglianti operativi su tutto il territorio nazionale, da nord a sud. E quello che emerge conferma la correttezza delle previsioni della ricerca. In linea generale, si registra una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente. “Abbiamo mantenuto una posizione non troppo distante da quella del Natale 2016 – commenta GIUSEPPE AQUILINO, presidente nazionale di Federpreziosi -; la vera problematica è che l’intero anno non è andato troppo bene. Certamente sono cambiate le abitudini di acquisto, perché magari chi fa un regalo importante lo fa in periodi lontani dalla fine dell’anno, anche perché dicembre è il mese in cui si concentrano tutte le tasse e per il superfluo resta veramente ben poco e ci si riduce a piccoli ‘pensierini’. Bisogna pensare a politiche strutturali che facciano ripartire i consumi, il lavoro e il commercio, altrimenti non avremo miglioramenti nei prossimi anni. Noi come Federpreziosi cercheremo di far sentire la nostra voce in un dialogo con le istituzioni, anche se molto dipenderà da ciò che accadrà il 4 marzo con le elezioni politiche”.

Marchi sì, marchi no, orologi, gioiello moda: con quali pacchetti i consumatori sono usciti dalle gioiellerie? Ci si è ridotti ad acquisti last minute o ci si è anticipati? Cosa ha spinto i clienti a entrare nei punti vendita e spendere i propri risparmi? Preziosa magazine lo ha chiesto a una selezione di gioiellieri, che “a caldo” hanno raccontato il proprio punto di vista tra delusioni e lieve ottimismo.

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Stefano Andreis

“Abbiamo osservato una forte richiesta dei marchi che investono molto in comunicazione – spiega STEFANO ANDREIS, titolare della Gioielleria San Marco a Rovereto (Trento)e abbiamo venduto soprattutto argento e acciaio, che ormai, ahi noi, hanno sostituito la gratificazione dell’acquisto tipicamente prezioso. Il gioiello si è ridimensionato, soprattutto nella fascia tra i 3mila e i 7mila euro mentre resta stabile quello superiore ai 10mila. Crediamo che non si tratti solo di una questione di potere d’acquisto: molto spesso è la buona comunicazione a spostare l’ago della bilancia e il mondo della produzione dovrebbe interrogarsi su questo. Addirittura, molti clienti entrano con il codice del prodotto che desiderano, cercato sul web dopo aver visto la pubblicità di quel brand. Sono ancora pochi invece i gioiellieri di alta gamma che usano il web come forma di interconnessione con la clientela. Il grosso delle vendite, comunque, lo abbiamo registrato nella settimana precedente il Natale, soprattutto il 23 e il 24. Se parteciperò alle fiere per rifornire il mio magazzino? Andrò sicuramente a dare un’occhiata alla ricerca di prodotti nuovi e probabilmente, come il consumatore, mi farò in parte influenzare da quelli ben pubblicizzati”.


LE DONNE SONO ATTRATTE DAGLI OGGETTI ORIGINALI, ANCHE NON PREZIOSI, PURCHE’ PEZZI UNICI E DI FATTURA ARTIGIANALE

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Cristina Antonutti

Secondo l’indagine di Federpreziosi, Preziosa e Club degli orafi, la bigiotteria attrae il 17,7% dei potenziali acquirenti. Un trend che sembra confermato dall’esperienza di CRISITINA ANTONUTTI, titolare della Gioielleria Antonutti Franz di Udine, anche se, stando a quanto racconta, a spingere le vendite è stata soprattutto l’alta bigiotteria, soprattutto pezzi unici fatti a mano. “Il prodotto che ci ha dato più soddisfazione – spiega – è l’oggetto particolare, creazione dei nostri laboratori o comunque di artigiani specializzati in pezzi unici. Meno bene l’oreficeria, in particolar modo abbiamo riscontrato un calo nelle collane e un progressivo aumento di orecchini e bracciali, soprattutto modelli di design. Le firme si vendono ancora bene, meno attenzione ha ricevuto l’unbranded. Tirando le somme, non è stato un gran Natale. Questo avviene anche perché il cliente ormai distribuisce gli acquisti lungo tutto l’anno. Il gioiello è un regalo che continua a piacere, perché resta per sempre. Non mancherò di fare un salto in fiera, sia a Vicenzaoro sia a HOMI Milano, perché devo rifornire un po’ il segmento di gioielleria classica come solitari e punti luce, ma anche per cercare qualche oggetto particolare e semiprezioso, soprattutto orecchini, che sono andati così bene”.

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Mario Bartucca

Dunque confermata anche una seconda evidenza della ricerca, che aveva sottolineato come gli intervistati fossero interessati soprattutto a bracciali (50,1%), orecchini (43,4%) e ciondoli (39%), mentre collane e collier avevano raccolto la preferenza del 36,2%. I marchi conosciuti, secondo l’indagine, hanno ancora appeal sul pubblico: il 59,1% del campione si era dichiarato propenso ad acquistarli. “Sono sempre meno i giovani che entrano in gioielleria, perché ossessionati dai marchi celebri, che cercano ovunque e che chiedono anche in regalo ad amici e parenti. Quando ci arrivano richieste tanto mirate che non possiamo soddisfare, non si lasciano neanche consigliare su prodotti simili, magari migliori – racconta MARIO BARTUCCA, titolare della omonima Gioielleria di Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia -. Da noi  il gioiello è per lo più ancora legato a occasioni tradizionali come i battesimi e gli anniversari di matrimonio. In piccoli centri come il nostro anche la nascita di un singolo bambino fa la differenza: quest’anno ne abbiamo avute due in prossimità del Natale e tra doni per l’arrivo dei bebè e i loro battesimi abbiamo avuto ottimi risultati. Ad ogni modo, il giorno dell’Immacolata avevamo fatto un primo bilancio che ci sembrava, fino a quel momento, catastrofico. Poi, per fortuna, complice forse anche il bel tempo, gli affari si sono ripresi e sono progressivamente cresciuti fino a Natale. Ora ci stiamo preparando per le fiere di gennaio come Vicenza, tappa obbligata per sentire gli umori della produzione e capire dove va il settore. A settembre, per esempio, sembrava in via di recupero l’oro giallo: ora spero di trovarne conferma, perché questo prodotto potrebbe rappresentare una svolta positiva. Farò senz’altro anche un giro al salone dei macchinari, per orientarmi su nuove tecnologie che possano innovare la mia gioielleria con nuovi servizi di assistenza”.


NEI PICCOLI CENTRI LE VENDITE RICEVONO IMPULSO ANCHE DAGLI EVENTI FAMILIARI COME I BATTESIMI E GLI ANNIVERSARI DI MATRIMONIO 

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Rinaldo Cusi

In controtendenza con l’atteso calo delle collane, i dati osservati da Cusi Gioiellieri a Milano, dove invece questo oggetto ha ottenuto buoni risultati. “È un gioiello più semplice da vendere – spiega il titolare RINALDO CUSI soprattutto ora che vanno di moda i lunghi collier in argento: l’oro, invece, purtroppo soffre ancora: ce lo chiedono solo per occasioni speciali, spesso per oggetti da personalizzare. Molti ci hanno chiesto girocolli con punti luce, con una predilezione per i diamanti bianchi e brown. L’anello, invece, è un dono più complesso: non solo per le differenze nei gusti personali, ma spesso anche per la difficoltà di acquistare la misura giusta. Anche quest’anno abbiamo fatto partire una serie di inviti rivolti alla nostra clientela fidelizzata fin da novembre e così siamo partiti bene, per poi vedere un minor movimento con l’avvicinarsi del Natale. Abbiamo venduto un numero discreto di argenteria, soprattutto cornici, e oggetti da personalizzare: in questo modo, molti clienti sono tornati in negozio più volte. Ma la media degli acquisti non ha superato i 100-200 euro: è già da un po’ di anni, infatti, che le festività di fine anno non rappresentano più il momento preferito per acquistare oggetti preziosi, più legati a occasioni come compleanni o anniversari. Quanto ai regali da destinare a se stessi, i nostri clienti ci hanno detto di volerli rimandare a gennaio: staremo a vedere. Intanto ci prepariamo per le fiere: HOMI certamente, e vorremmo provare ad essere anche a Vicenza, sia per rimpiazzare il classico venduto, sia per curiosare tra le novità. Sperando che ce ne siano”.

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Candido Operti

Gli orologi a Natale non se la sono cavata male, stando a quanto raccontato dai dettaglianti. L’indagine di ottobre prevedeva un calo di vendite per i segnatempo, da 9,5% a 9%. È dal 1903 che la Antica Orologeria Candido Operti di Cagliari si dedica con particolare attenzione a questo segmento. “Le scelte di acquisto del cliente riflettono sempre il momento storico – spiega CANDIDO OPERTI, terza generazione dell’azienda oggi affiancata dalla quarta, rappresentata dalle figlie Carlotta e Costanza – e ce ne accorgiamo soprattutto noi che vendiamo beni voluttuari. Quello che si è realmente abbassato non è il volume delle vendite, ma il target: l’acquisto medio è calato del 10-15%. Il gioiello ha tenuto bene, anche se a livelli più bassi. Bene invece gli orologi, anche in questo caso di fascia media con alcune punte di eccellenza che abbiamo in negozio. Sono proprio questi grandi marchi – come Hublot e Audemars Piguet, tanto per citarne qualcuno – ad attirare i nostri clienti.  Per questo mi orienterà solo sulle fiere di settore: Ginevra a gennaio e Baselworld a marzo, dove conto di trovare la visione d’insieme del mercato globale. Un tempo, comunque, il via vai natalizio iniziava a fine novembre per crescere gradualmente: oggi invece il periodo di calma piatta è molto lungo, e gli acquisti si concentrano nell’ultima settimana”.


OROLOGI IN LIEVE AUMENTO: ANCHE LE DONNE OGGI SONO ATTIRATE DAI SEGNATEMPO, SPESSO EXTRA-LARGE, E LI PREFERISCONO AI GIOIELLI

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Bruno Ceccuzzi

Grandi picchi nell’orologeria sono stati registrati anche da BRUNO CECCUZZI, titolare della gioielleria Dino Ceccuzzi di Busto Arstizio (Varese). “Soprattutto Rolex, in acciaio, con una sorpresa – spiega il gioielliere -: le donne vanno sempre più alla ricerca di grandi quadranti. Questo conferma che l’orologio non è più soltanto uno strumento, ma un vero e proprio accessorio che completa l’outfit. Molti uomini sono entrati per farsi un regalo (anche l’indagine di ottobre registrava in tal senso un aumento con il 29% del campione interessato a un dono per se stessi, ndr). Anche per i regali aziendali gli orologi hanno battuto i classici doni in argento. Quanto ai gioielli, nel nostro punto vendita a farla da padrone è stato l’anello, sono andati discretamente gli orecchini, mentre le collane sono state scelte soprattutto dalle signore. Un buon successo ha avuto un prodotto innovativo che abbiamo proposto, un anello che può diventare bracciale: è piaciuto molto, il che ci dice che il pubblico sa apprezzare le novità di valore. In sintesi, non è stato purtroppo un dicembre d’oro: per questo salterò le fiere di gennaio. Anche confrontandomi con altri colleghi, non riscontriamo ancora la necessità di riassortire il magazzino, se ne parlerà da marzo in poi”. 

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Elena Spanò

La ricerca “Osservatorio sulle vendite nelle gioiellerie 2017” aveva fotografato una classifica di regali per le donne che vedeva calare l’anello di fidanzamento, scelto dal 13% del campione a fronte di un 26,9% pronto ad acquistare anelli in generale. Questo trend è confermato da ELENA SPANO’, titolare della Gioielleria Renai di Pontassieve (Firenze). “I solitari hanno registrato un calo – racconta -: ormai vengono scelti in occasioni diverse dal Natale. Avanza invece la logica del ‘pensierino’, del piccolo regalo, magari facendo ricadere la scelta sul gioiello moda, sia prodotti di marchi celebri, sia pezzi originali di artigianato. Le vendite sono partite con più lentezza del solito, concentrandosi soprattutto nell’ultima settimana prima del 25 dicembre. Per invogliare i clienti ad entrare abbiamo investito in pubblicità radiofonica e in social marketing e ci sembra che abbia funzionato. Un giro in fiera a gennaio lo farò, ma più che altro per capire dove va il mercato. Tuttavia, preferiamo organizzare eventi all’interno della nostra gioielleria: a marzo, per esempio, ospiteremo una mostra sulle fedi”.


ARGENTO E ACCIAIO TRAINANO ANCORA LE VENDITE NATALIZIE. I GIOVANI VANNO SEMPRE PIU’ ALLA RICERCA DI MARCHI CELEBRI BEN PUBBLICIZZATI

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Emanuele Piccione

Nelle intenzioni d’acquisto registrate a ottobre, il 14,1% aveva dichiarato una preferenza per l’argento e il 17,7% per la bigiotteria. “L’argento brandizzato è stato sicuramente il prodotto più venduto insieme all’acciaio – commenta EMANUELE PICCIONE, dell’omonima gioielleria di Siracusa -. Si è sempre alla ricerca del marchio e si spende meno. Come volume i risultati sono stati buoni ma purtroppo con questo genere di prodotto non si fanno i veri incassi. Quasi a zero l’oreficeria e sono calati anche gioielli e orologi. Un vero e proprio assalto non c’è stato, se non nelle giornate del 23 e del 24: un dato sconfortante, se si pensa che avevamo iniziato a lavorare un po’ di più soltanto intorno al 21, più tardi del solito. Ora fra inventario e chiusura dell’anno non avremo tempo di andare in fiera, se ne parla tra qualche mese tra l’evento che si svolge qui in Sicilia e quello del Tarì: a settembre, poi, certamente non mancherà una visita a Vicenza”.

 

 


1 commento

  1. E’ vero che a Natale arrivano anche una serie di tasse e bollette da pagare , ma è anche vero che a Natale arriva la famosa ” 13 a ” !!!!. La verità , secondo me , è che con il costo della vita , gli stipendi e il prezzo dell’oro in Italia sarà sempre più difficile il mestiere delle Oreficerie !!!!!
    Da gioiellerie si sono già trasformati in Bijuterie !!! ed in Ferramente !!! Gli incassi giornalieri sono saliti del 80/90% per oggetti in acciaio ed in argento (truffe per i costi !Ad esempio : un anello di “Marca ” del peso di 8/10 gr. valore effettivo =€.9/10.00 venduto a €.120.00=!!!) ma gli incassi annui sono calati del 40/60%molto più preoccupante perché in alcuni casi ho riscontrato negozi che in una giornata di lavoro sono riusciti ad incassare solo il c ambio di pile per orologi !!! Per fortuna (al momento) alcune nostre fabbriche ,che ancora producono gioielli, riescono a mantenere alto il nostro “Made in Italy ” e potranno solo migliorare continuando a vendere all’estero !!! Qui in Italia se non cambia il “sistema ” prevedo solo tempi duri per il settore !!!! Mi auguro che i nostri rappresentanti politici riescano a fare qualcosa ……………..!!!!!!!!


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