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Inchiesta: mamma… ho perso il gioiello!

Quanto è distante la più comune idea di “gioiello” da ciò che quotidianamente possiamo osservare e scegliere nelle vetrine delle gioiellerie? Quanto c’entra ancora la preziosità dei materiali – dei metalli, delle pietre – con quello che chiamiamo gioiello? Quali emozioni prova una donna quando indossa un collier in oro e diamanti o un bracciale in ceramica e legno?

Sono queste le domande che, ad ogni livello della filiera, gli operatori di settore sembrano porsi incessantemente da qualche tempo. Affidarsi alla definizione della Treccani significa tagliare fuori tutta quella fascia di gioiello contemporaneo che può non avere metalli preziosi o gemme, ma che non prescinde mai dal valore legato all’originalità dell’idea, o ad una innovativa modalità della sua produzione. Sembra essere più “democratica” quella dell’enciclopedia on line compilata dagli utenti della rete, wikipedia. L’avverbio “di solito”, accostato all’utilizzo di metalli nobili e gemme preziose, sembra voler includere nella definizione di gioiello un concetto più ampio. Districarsi tra le tante sollecitazioni non è semplice: cosa ha veramente valore oggi? Il platino, lo zaffiro, la forma, la stravaganza, l’idea?

Preziosa magazine ha cercato di mettere insieme tante voci di chi “vive” di gioielli. Designer, artigiani, produttori, studiosi: tutti riuniti a discutere, in totale libertà. Perché non si possa più dire, come invece è naturale oggi, “Mamma… ho perso il gioiello”.

Ritratto in studio di Alba Cappellieri

Gioiello? Una galassia puntiforme, affascinante e misteriosa

Prof.  ALBA CAPPELLIERI – Presidente corso di laurea in design della moda, politecnico di Milano

Pensate a una tiara. In platino e diamanti, delicata, eterea ed elegante, pronta a cingere teste coronate e a volteggiare tra un valzer e una coppa di champagne. Oggi è anacronistica e anche fuori moda -tranne che per i matrimoni reali e per quelli cinesi-, inconciliabile con la vita quotidiana e i suoi ritmi, impraticabile per il supermercato o l’ufficio, come pure per un romantico tête-à-tête. Ciononostante è indiscutibilmente un potente emblema del lusso aristocratico, un segno estetico ed emozionale intriso di bellezza e prestigio, un oggetto unico e distintivo, come, per esempio, quella della principessa Katharin von Donnersmarck , realizzata dal mitico Chaumet e venduta da Sotheby in asta a Ginevra nel maggio 2011 per oltre dodici milioni di dollari. Un prezzo esorbitante, certo, ma appropriato per l’unicità delle gemme e la qualità della manifattura. È un gioiello? Si, senza dubbio. Perché è realizzato in materiali preziosi, da un gioielliere famoso nel mondo ed è un ornamento per il corpo che dona bellezza a chi lo indossa.

Se su questo punto siamo tutti d’accordo cosa ne pensate della piastrina di Dolce e Gabbana? Un pendente come quello della collezione Proud, la classica piastrina dei marines americani in acciaio, con il logo D&G, rude, virile, seppure unisex nella versione con il cuore. Me la immagino in discoteca, dove giovani corpi si agitano al ritmo della musica, il ciondolo è in bella mostra su decolleté generosi e camicie slacciate, sobbalza, ammicca, chiede di essere riconosciuto, con il suo logo inciso a caratteri cubitali. È un feticcio fashion, un simbolo di appartenenza mutuato dalla cinematografia hollywoodiana dei Rambo e delle soldato Jane, per carità niente di raffinato o chic, anzi, volutamente nazional popolare, accessibile e familiare a tutti. Lo conferma il prezzo: 70 euro. Meno di una borsetta, una cintura o di un paio di occhiali della stessa griffe. Un accessorio di stagione, transitorio ed effimero, non chiede di invecchiare, né di essere lasciato in eredità ai nipoti. Prodotto in serie industriale non conosce la mano dell’uomo, non innova niente e non ha particolari ambizioni semantiche, estetiche o sociali. È un gioiello? Per chi lo indossa certamente e anche per la marca. Per molti altri no, perché “non è realizzato con materiali preziosi, ha un costo basso ed è di moda1”.

A questo punto, però, sorge spontanea un’altra domanda: i meravigliosi collari di carta di Nel Linssen cosa sono? Uno scienziato risponderebbe “elenchi del telefono” perché di questo sono fatti, un critico d’arte e un mercante orafo vi direbbero “un’opera d’arte” (ciascuno per ragioni diverse), i più brancolano nel buio e se non lo identificano immediatamente come un gioiello i 3000 euro del prezzo ne suggeriscono la qualità ideativa. L’incertezza nel definire i capolavori della maestra olandese è la stessa per la piastrina di D&G perché il gioiello contemporaneo vede la compresenza di valori tangibili come i materiali, il costo, la riproducibilità, la durata e intangibili come il design, il valore, la marca.

Nella prima metà del Novecento un gioiello era universalmente identificato e identificabile per la preziosità dei suoi materiali, il costo elevato come dichiarazione di appartenenza all’empireo del lusso, una manifattura pregiata, pezzi unici o serie limitate, un’estetica senza tempo pensata per durare: elegante ma svincolata dalla trascendenza effimera della moda. La differenza con la bigiotteria era evidente e netta perché definita dai materiali. Quando alla fine degli anni Trenta artisti del calibro di Alexander Calder, Salvador Dalì e Pablo Picasso iniziarono a interessarsi al gioiello vi infusero i rispettivi linguaggi artistici, anzi, li considerarono come delle miniature delle loro opere, delle sculture per una superficie espositiva un po’ anomala come il corpo.

Le figurine di ferro di Calder, i fili elettrici di Jean Clément o le aspirine infilate di Louis Argon erano “evidentemente” dei gioielli dove la preziosità dell’idea dei loro autori affiancava – se non superava- la preziosità del materiale. Ecco allora che il prezzo non veniva più determinato dai grammi di metallo o dai carati delle gemme ma dalla originalità dell’idea creativa e dalle quotazioni degli artiti che li avevano realizzati. Per il gioiello significò la fine dell’unitarietà a favore di un’irriducibile molteplicità che è caratteristica precipua del gioiello contemporaneo. Il gioiello contemporaneo è una galassia puntiforme definita dalla molteplicità e dalla diversità: di significati – simbolo, amuleto, accessorio, investimento, scultura, gadget – di valori – materiale, creativo, commerciale – , di ambiti – arte, artigianato, moda, design- di manifattura – alta gioielleria, serie limitate, serie industriali-. Una molteplicità di senso come di forme che oggi rende impossibile, oltre che vano, qualsiasi tentativo di circoscrivere il gioiello in termini e valori assoluti e che ne rappresenta anche il suo maggiore fascino e mistero.

DINO COSTA– Artigiano Orafo

Molti confondono il concetto di “gioiello” con quello di “prezioso”; ma non è così secondo il mio parere: un gioiello può essere realizzato anche in materiali “poveri” o meno ricchi rispetto agli usuali, se relegato al suo uso di ornamento, creato con gusto e criteri stilistici/tecnici appropriati. Se diamo uno sguardo alle creazioni storiche dei grandi must della gioielleria come Cartier o Boucheron notiamo creazioni che accompagnano alle più preziose gemme o al platino materiali come legno, ceramiche e smalti. I gioielli veri sono opere d’arte in miniatura…

BIANCA CAPPELLO – Storico e critico del Gioiello

Gioiello è un ornamento per il corpo realizzato in materiale prezioso e non prezioso. È un oggetto “semioforo”, ovvero portatore di significati, valori, concetti mutuati dalla cultura e dalla società che lo ha generato. È un portatore di infinite valenze e l’uso di materiali preziosi rappresenta un plus valore solo se accompagnato dal valore qualitativo ed espressivo già presente nel gioiello stesso.

Può essere realizzato in oro se è un’opera di oreficeria, ma può anche essere realizzato in altri materiali e con altre tecniche. Non è il materiale a determinarne la definizione o la qualità. L’oro è incorruttibile e giallo come il sole, questo ne ha fatto un materiale privilegiato in molte culture, ma non certo l’unico elemento determinante l’identità di un gioiello. Da sempre l’uomo ha utilizzato gli oggetti trovati in Natura per realizzare gioielli per ornare il corpo, farlo distinguere dagli altri, celebrarlo, proteggerlo. Ogni nuova tecnologia o nuovo materiale scoperto, è in qualche modo sempre rientrato nella sfera del gioiello. Più che cercare una definizione, è opportuno educare gli addetti ai lavori a capire cosa sono, cosa vogliono fare, come comunicarlo e in quali canali e anche educare il grande pubblico a selezionare la qualità e a capire cosa vogliono acquistare.

RITA MARCANGELO – Direttrice di Alternatives Gallery

Definire il gioiello, nonostante mi occupi di questo da tantissimi anni ormai, mette sempre in difficoltà. È una di quelle domande che meriterebbe una risposta sicuramente più ampia. Per sintetizzare, il gioiello si potrebbe definire una delle forme comunicative più antiche e psicologicamente più complesse che si conosca. In un unico piccolo oggetto si sommano millenni di culture stratificate, di credenze ancestrali e di visioni relazionali così complesse e personali da farne un oggetto amato, temuto, venerato o addirittura odiato. Dagli anni ’60 in poi, il settore dell’oreficeria ha visto notevoli cambiamenti, in particolare da parte di artisti orafi che si sono staccati dai precedenti modelli di gioiello prezioso, per dedicarsi ad un gioiello più innovativo, fatto di materiali anche non preziosi, dove l’idea dell’opera supera quella del materiale. Per me il materiale è poco importante di per sé. Ha importanza invece ciò che il gioiello vuole comunicare.

Gustavo Renna – Artigiano Orafo

Il gioiello per me è soprattutto “Arte portabile”… argento, oro, legno, coralli, materiali che non subiscano modifica nel tempo, per non alterarne il progetto iniziale. Se è un’espressione dell’arte, deve avere complementi innovativi e non reperibili da chiunque. Se si vuole rimanere nell’ambito del gioiello, una volta avuta l’idea bisognerebbe realizzarla con tecniche esclusive, elementi ricercati (non necessariamente preziosi) ma tenendo ben presente la portabilità ed il peso, la longevità dell’oggetto. Spesso mi capita vedere belle idee, realizzate però con componenti di larga diffusione… è come vedere una cornice da supermercato su un bel dipinto.

FEDERICO GAUTTIERI – Casato

Il gioiello è per Casato un concetto in movimento. Trova la sua origine e ispirazione nella costante evoluzione della donna moderna ed in quanto tale ne segue e ne guida i movimenti. La matrice del gioiello Casato è costante: colorato, non comune, possibilmente innovativo, facile da portare con disinvoltura nonostante il prezzo. Ma il fulcro di tutto ciò è l’attenzione alla caratteristica intrinseca ed alla missione che il gioiello deve assolvere: rendere una donna ogni volta più bella.

MATTIA CIELO – Fondatore di Mattia Cielo

Penso che il gioiello dovrebbe essere, come nel passato, un oggetto esclusivo e di valore artistico, dove il design si riappropria del suo ruolo centrale, e stili e archetipi del gioiello dei nostri giorni – troppo spesso legato a modelli iconografici sette-ottocenteschi – vengono superati. La nostra è una generazione in movimento. Guardo a un gioiello che sia capace di rispecchiare questo nostro mondo, con una sua contemporaneità e un suo essere al passo con i tempi. Ed è anche lo scopo del progetto “Mattia Cielo” che ho avviato nel 2006 con il designer Max Bonoli – il che spiega perché i nostri gioielli “si muovono” e si ispirano alla meccanica, pur rimanendo sempre femminili. Le parole d’ordine che per me esprimono meglio un gioiello di oggi sono dunque modernità e contemporaneità, con il contributo dell’ingegnerizzazione e del movimento per dare quel calore che a volte il design moderno non riesce a trasmettere.

MAURO ASCIONE – Imprenditore, vicepresidente Assocoral

Il gioiello è oggi, più che mai, espressione di creatività e bene prezioso: pietre naturali, metalli nobili, abilità dell’uomo. Sincerità e purezza nel rispetto della cultura, della tradizione e dei nostri clienti. Un gioiello è per noi non solo un oggetto e, consapevoli che diventerà parte della persona che lo possiede, interprete dei suoi sentimenti e manifestazione del suo modo di essere, cerchiamo di promuovere una produzione che riesca a vivere in perfetta empatia con chi lo indosserà. Nella civiltà dell’effimero, il gioiello rappresenta, poi, un “bene” che sopravvive al tempo, perché nel tempo sarà ricordo di attimi passati, perpetuarsi di emozioni vissute, preziosità da preservare gelosamente.

LUISA BRUNI – Designer

Occorre prima di tutto scindere i termini “gioiello” e “gioiello contemporaneo”. Per quanto mi riguarda, con il primo si intende comunque un qualcosa di prezioso, dai metalli alle pietre, nonché di buona fattura. Molto confuso, invece, è il termine “gioielleria contemporanea” che, nell’utilizzo comune, raccoglie le più variegate forme di espressione artigianale e artistica; dal design industriale, all’utilizzo di materiali poverissimi, per arrivare all’espressione artistica totale, a volte neanche indossabile.

Trovo che la cosa importante in qualunque espressione umana sia l’idea o il concetto che si vuole rappresentare, quindi tendente all’arte, ma è anche vero che se non sono indossabili diventano arte pura, quindi un’altra cosa rispetto al “gioiello”. Personalmente mi sento in un bivio. Venendo dall’Accademia di belle arti tenderei a fare pezzi artistici, dove ognuno ci possa leggere qualcosa al di là dell’oggetto, ma sono convinta che, essendo gioielli debbano comunque avere delle caratteristiche minime di indossabilità e preziosità, che nel mio caso è riferita alla lavorazione artigianale.

MARIO CHIMENTO – Chimento

La definizione classica di gioiello è quella di ornamento in metallo prezioso. A me piace pensare che un gioiello sia qualcosa di più, che racchiuda il giusto equilibrio fra due elementi: la materia preziosa e il design e non sempre la prima ha un’importanza maggiore rispetto alla seconda. Direi che la materia è solo il mezzo, lo strumento per esprimere il proprio gusto, idee, valori tramite il design, le proporzioni, la forma, la vera anima del gioiello.

CLAUDIO FRANCHI – Artigiano, Storico e critico del gioiello

Sul termine “gioiello”: Dare una definizione al gioiello non è cosa difficile, poiché recenti studi della moderna psichiatria rivelano che la nostra mente percepisce il gioiello come un oggetto unico, fatto di materiali preziosi e rari (metalli nobili e gemme) e frutto di una sapiente elaborazione progettuale affidata a sofisticate tecniche artigianali. Da tale inequivocabile assunto si deduce che ogni diversa interpretazione del termine è un abuso e una manipolazione della realtà oggettiva. La contemporanea attitudine del marketing e della comunicazione, a mutare il valore semantico originario di alcuni termini codificati dalla storia, non ha risparmiato il gioiello che vive oggi una stagione di confusa incertezza e una graduale perdita d’identità.

MARIA ROSARIA PETITO – caporedattrice di Preziosa Magazine

Barbara: È arte indossata
Claudia: Un piacere da concedersi
Egidia: Il particolare oltre la banalità
Stefania: Un ornamento che ti fa bella
Elisabetta: La voce dei sentimenti
Carla: Un tocco di classe
Chiara: Qualcosa di estremamente prezioso
Per comprendere la vera essenza di un gioiello, dunque, neppure le opinioni della gente comune sembrano possedere una certezza assoluta. Si accalcano troppe identità per riassumerlo in una sola definizione, pur se nell’immaginario collettivo rimane prezioso o quanto meno unico. Allora basterebbe una spruzzata di gemme, qualche grammo di oro ed un pizzico di colore per crearne uno? Anche. Stiamo vivendo un momento di passaggio (spero) in cui l’estetica non sembra avere più voglia di migliorarsi (purtroppo) ed a dominare il mercato è una banale serialità (ahimé): pochi creano e molti altri scimmiottano tra belle e brutte copie. Dov’è finito il fermento creativo? Quanto ancora dobbiamo aspettare quel deus ex machina che non arriverà? I codici non sono più quelli della preziosità ed il design fa da contraltare alla carenza di materie nobili.
Se è il valore delle idee a fare la differenza allora diamo loro una spallata e facciamo entrare in gioco le novità.

GIULIANA GABUSI – pr

Il gioiello è un oggetto prezioso, realizzato con materiali preziosi che sono platino e oro, e potremmo metterci anche l’argento. Ed è prezioso sempre, anche quando si accosta a materiali non nobili: mi vengono in mente l’ebano o la madreperla, giusto per fare un esempio, ma la base è quella. Quando manca la preziosità e la rarità dei metalli o delle pietre, è bigiotteria. Che, per carità, ha lo stesso diritto di esistere ed in alcuni casi è anche molto bella, indossabile, frutto di una ricerca che la rende originale e attraente. Però è un’altra cosa.

PAOLO RE – Vicepresidente Recarlo

Per Recarlo il Gioiello è sinonimo di tradizione orafa, artigianalità, simbolo intramontabile creato per celebrare i momenti più importanti e decisivi della vita di ognuno di noi, come il Solitario riconosciuto da sempre come emblema di legame, fidanzamento, o come il Trilogy generalmente donato per coronare l’occasione più speciale che una coppia possa vivere e cioè la nascita di un figlio.

Gioiello quindi come espressione di amore, affetto, gioia; sentimenti esaltati dalla esclusiva qualità dei diamanti Recarlo, che garantisce ad ogni donna di indossare una creazione che racchiude in sé l’assoluta purezza e rarità della più preziosa gemma esistente al mondo. Ma Gioiello da considerarsi anche, in una visione più moderna, come elemento accessorio, versatile, al passo con i tempi che cambiano e che si possa meglio adattare alle diverse occasioni che ogni donna vive nella sua quotidianità. Non più considerato come un monile, da indossare solo in particolari occasioni, ma elemento distintivo della personalità di ogni donna.

HEIDEMARIE HERB – Designer

Quando penso al gioiello, cerco di andare oltre la visione più classica: non mi fermo né al design né alle tecniche, ai materiali o alla possibilità di indossarlo. Pur consapevole dell’importanza della storia del gioiello e delle tecniche di oreficeria, ritengo altrettanto importante sapersi liberare di tutto ciò che ci influenza, ci limita, mantenendoci dentro gli schemi.

Penso sia fondamentale trovare una forma di espressione di comunicazione del proprio essere, capace di trasmettere il “feeling” alla persona che guarda, nota, tocca; senza essere vincolata da forme, colori, tecniche, dimensioni, né dalla necessità di utilizzare materiali preziosi, dando una personalità al pezzo creato. Ho sempre pensato che per poter “connettere i punti così da creare un network” non basta la collaborazione, ma è necessario coltivare l’apertura e la tolleranza verso gli altri, fattori di cui oggi a volte si sente la mancanza – così che tutti si sentano parte di un un’unica realtà e perseguano lo stesso obiettivo.

MARTA MURARO – Responsabile prodotto Comete

Per Comete, il gioiello è un portatore di gioia. Non è un semplice accessorio, è un dono eterno che illumina i più bei momenti della vita, e che trasforma le emozioni in indelebili ricordi.

Gjis Bakker: Ognuno può esprimersi come meglio crede

In occasione della straordinaria mostra “Chi ha Paura …?”, allestita in tre container in pieno centro storico, Gijs Bakker, fondatore dei Droog Design e di Chi ha paura…?, dopo un vero e proprio talk show tenutosi nella Sala Palladio della Fiera di Vicenza, ha risposto per noi ad alcune domande.

Qual è il rapporto tra i giovani e il gioiello?
Una cosa interessante che ho notato è che i giovani non hanno alcun interesse per il gioiello “commerciale”, o almeno quelli che io conosco, perché preferiscono crearlo da soli, preferiscono indossare oggetti che trovano, per strada o tra le vecchie cose dei nonni. Così ottengono una strana miscela, del tutto personale. Se io volessi fare un sondaggio trai miei studenti del master o dei corsi di design, mi aspetto di trovare questo tipo di risposte, perché nessuno di loro è interessato al gioiello di lusso.

Crede che ci sia una relazione/competizione tra la tecnologia e il gioiello?
No, non lo credo affatto. Per fare un esempio, l’iPad è di certo un grande fenomeno ed è stato un successo per il brand, ma basterà aspettare un paio d’anni e ci sarà il prossimo che sarà il più desiderato e avanzato. Quello che piace ai giovani è avere un oggetto attraverso il quale possano esprimere la propria identità. Per me gioiello è comunicazione, è come io voglio presentarmi agli altri.

Crede che possa esistere il gioiello senza il design?
Io credo che ognuno possa esprimersi come meglio crede, con il trucco, i tatuaggi, con quello che si vuole! Ma se il mondo tradizionale del gioiello vuole cambiare e raggiungere grandi risultati, bisogna essere aperti al design. Perché noi designer abbiamo completamente un altro punto di vista, altre idee, nuove connessioni con la tecnologia, perché siamo curiosi e vogliamo sapere tutto, quali sono gli ultimi sviluppi tecnologici e come farli interagire con le nostre idee.

In ultimo, la domanda più difficile, cosa è per lei un gioiello?
È un oggetto che deve esprimere il mio pensiero. Adesso indosso sulla giacca una piccola teiera di porcellana, è qualcosa che io ho assolutamente scelto di indossare oggi nel “mondo dell’oro”, perché l’ho usato come un modo per comunicare. Prima, quando camminavo tra le persone, mi dicevano “Posso toccarla? Che bello avere un pezzo così divertente!”.

INTORNO AL GIOIELLO ARRO, UN INCONTRO AL MAXXI DI ROMA per il confronto sull’esperienza e le strategie della contemporaneità

L’identità del gioiello, o meglio la sua “definizione” entro un concetto condiviso, è stato l’oggetto dell’incontro che si è tenuto lo scorso giugno al Maxxi di Roma, organizzato da Associazione regionale Romana orafi (ARRO) in collaborazione con Federdettaglianti. Presenti i rispettivi presidenti, Giuliano Ansuini e Giuseppe Aquilino. La giornata di confronto “Intorno al Gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento” ha visto susseguirsi gli interventi di: Paolo Paolillo, presidente della Carlo Paolillo & C. e presidente onorario ARRO che ha messo l’accento sul legame naturale che l’uomo ha col gioiello; Massimo Biondi, professore ordinario di Psichiatria al Policlinico Umberto I di Roma, che ha esaminato i rapporti tra mente e ornamenti preziosi; Alba Cappellieri, architetto e critico del design, professore di design del gioiello presso il Politecnico di Milano, che ha incisivamente analizzato tutte le diverse anime del concetto; Bianca Cappello, storico del gioiello e responsabile progetti Associazione Gioiello Contemporaneo, che parla di preziosità del materiale come plusvalore che si aggiunge a quello intrinseco di un gioiello; Amanda Triossi, curatore della collezione Bulgari e mostre retrospettive della maison, per la quale il gioiello deve avere un’alchimia che parli ai contemporanei; l’artista Nicola Carrino, che ha illustrato la sua differenza tra gioiello d’autore e gioiello d’artista; Loredana Di Lucchio, professore e ricercatore di design all’Università La Sapienza; infine Claudio Franchi, vicepresidente ARRO, maestro orafo e critico del gioiello nonché curatore dell’incontro, che ha analizzato i legami tra innovazione tecnica e tradizione orafa e i rapporti tra idea e realizzazione.


4 commenti

  1. silvio says:

    produco gioielli da quando avevo 15 anni, ora ne ho 46 (haimè) penso di avere vissuto i più grandi cambiamenti del nostro settore.
    ho il grande privilegio di produrre e vendere dirattamente al consumatore finale. questo mi permette di ascoltare, di captare, di capire, di condividere ed esaudire i veri bisogni dei clienti.
    il gioiello è un viatico, un sigillo, capace di toccare le corde dell’anima di chi lo riceve e di chi lo indossa.
    Fondamentale per suggellare un amore, una nascita un ringraziamento.
    prezioso o no il gioiello deve rappresentare l’uomo o la donna che lo possiede, deve parlare di lui,
    il gioiello come una spugna capace di assorbire la vita che scorre. tramandato, capace a restituire cio’ che assorbito.
    buon lavoro


  2. Sono un’ artigiana e creo gioielli contemporanei. La mia passione per le creazioni artigianali si è concretizzata circa due anni fa quando ho aperto la ditta ISABOO’.
    Mi sono imposta di non seguire necessariamente le mode, preferisco farmi trasportare dalla mia vena creativa, lasciarmi guidare dalle mie emozioni. Il gioiello, come altre espressioni artistiche, è espressione delle personalità dell’artigiano; chi lo acquista dovrebbe riuscire a comprendere le emozioni dell’ autore, capire il valore artistico dell’ oggetto a prescindere da quello economico, necessariamente legato all’ importanza delle pietre e dei metalli impietati.


  3. […] Ecco, secondo me è qui l’inghippo. Bisogna ragionare su questo e trovare una soluzione che faccia uscire produttori e gioiellieri da questa mancanza di emozioni che sta minando il gioiello. Se poi volete sapere che cosa è per me il gioiello, http://www.preziosamagazine.com/inchiesta-mamma%E2%80%A6-ho-perso-il-gioiello/ […]


  4. riflettiamo …..insieme ancora una volta …sul Gioiello essendo una designer dal lontano 1983,quando si utilizzava ancora poco la parola designer ne ho sentite molte sul Gioiello e grazie a mio padre che è stato il designer della ditta Bvlgari dal 45 al 90 ,ho visto le trasformazioni storiche del Gioiello attraverso una matita, dei colori e un immensa creatività .l’emozione di vedere la nascita di un gioiello attraverso un disegno è unica definirei il disegno,il progetto la prima fase del gioiello…….


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