di


Inchiesta – Distretto Orafo Valenzano: A.A.A. Artigiano Cercasi

Orafo, pulitore e incassatore: sono queste le figure più richieste dalle aziende del distretto orafo valenzano, nel 2017 primo polo orafo italiano per export



È questo il quadro risultante ai Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo. Ma per continuare a crescere e ad esportare c’è bisogno di addetti: un’evidenza dichiarata ad alta voce durante il workshop Made in Piemonte Jewellery, organizzato a Valenza in autunno da Cei-Piemonte: un fabbisogno di figure specializzate che le scuole del territorio – tutte con una lunga storia formativa alle spalle – non sempre riescono a coprire, tanto che, sempre più spesso, la domanda viene assorbita da giovani formatisi in altri distretti, come per esempio quello campano. Così, molti ragazzi partono alla volta di Valenza e si inseriscono in un tessuto produttivo che oggi si presenta particolarmente vivace.

Veronica Porro

“Sono anni che riceviamo richieste dalle aziende del territorio, il fabbisogno è enorme – spiega Veronica Porro, direttore della sede For.al di Valenza, presente sul territorio fin dal 1972 e punto di riferimento per la formazione professionale di giovani orafi –. Basti pensare a Bulgari che, sulla scia dell’inaugurazione del nuovo polo produttivo è prossimo a superare le 700 unità tra vecchi e nuovi assunti. La domanda non arriva però solo dalle grandi aziende, tutte le nostre realtà produttive sono alla ricerca di profili specializzati, soprattutto orafi al banco, pulitori e incassatori, le figure più in linea con il gioiello valenzano, caratterizzato da metalli e pietre preziose”.

Quanti giovani forma il Foral ogni anno? “I 40 corsi attivi nell’anno 2017/2018, tra percorsi finanziati e altri realizzati su misura – prosegue la direttrice –, hanno sfornato 280 ragazzi, dei quali la metà provenienti dalla regione e l’altra metà dal resto d’Italia”.

Augusto Ungarelli

La gran parte dei corsi del Foral non si limita alle lezioni frontali, ma ha come sbocco ulteriore lo stage nelle aziende del territorio. Spesso è proprio grazie a questo primo contatto che i produttori individuano nuova forza lavoro da stabilizzare al proprio interno. Come fa, da anni, Vendorafa, nome storico del distretto che rende unici i propri prodotti attraverso lavorazioni manuali quali martellatura, incisione e sbalzo. “I giovani iscritti al Foral da anni vengono integrati come stagisti nel nostro sistema di produzione – dice l’amministratore unico Augusto Ungarelli -: molti allievi, provenienti da diverse parti d’Italia, sono rimasti in azienda. Dobbiamo alimentare il fascino di questi antichi mestieri: lo hanno fatto con gli chef, grazie a campagne massicce di comunicazione e trasmissioni televisive, perché non facciamo lo stesso per il gioiello?”.

Alessia Crivelli

Anche Crivelli, altro nome storico del distretto, dal prossimo febbraio ospiterà gli allievi del Foral per la sessione di Alternanza scuola-lavoro.
“Abbiamo avuto bisogno di organizzarci per poterci aprire alla collaborazione con il mondo della formazione – precisa Alessia Crivelli, direttore marketing -, perché restiamo un’azienda a conduzione familiare e abbiamo dovuto individuare e formare un tutor che potesse seguire i ragazzi”.


Una Fondazione per formare gli artigiani del futuro


Vendorafa e Crivelli sono due delle 14 aziende che, da giugno, hanno dato vita alla Fondazione Mani Intelligenti, che al suo debutto ha immediatamente dichiarato l’intenzione di formare mille addetti nei prossimi tre anni per dare all’oreficeria valenzana una generazione di professionisti qualificati. Obiettivo concreto di una associazione nata con l’intento preciso di ovviare al gap generazionale che potrebbe compromettere la sostenibilità del sistema produttivo del gioiello italiano di alta gamma.

Gianluca Cravera

“Il tema è  stimolare la sensibilità delle giovani generazioni sulle capacità manuali – sottolinea Gianluca Cravera, direttore generale della Fondazione Mani Intelligenti – che spesso vengono considerate un ‘mestiere di secondo piano’. Non solo non lo sono, ma sono capacità fondanti del sistema Italia”.

Le realtà attive nel Polo orafo dunque non sembrano intenzionate a restare a guardare il gap tra domanda e offerta: le possibili soluzioni sono all’ordine del giorno della Fondazione. “Stiamo studiando le azioni concrete di questa nuova realtà – ha detto ancora Alessia Crivelliperché vorremmo anche linee guida condivise nel ridare lustro alla storia del distretto. È un dato di fatto il ritorno, nei giovani, di un interesse verso l’artigianato, contro il concetto di “catena di montaggio”: dalle nuove generazioni, i Millenials, abbiamo tanto da imparare in quanto a velocità di apprendimento e apertura verso il nuovo. Però manca la componente manuale: la Fondazione vuole colmare questo gap e intercettare nuova passione”.

“Oggi la parte del disegno manuale è ancora determinante – aggiunge Augusto Ungarellima va integrata con competenze nuove come la progettazione CAD, la stampa 3D e la stampa laser da incisione o da taglio. Il ricambio generazionale è un’esigenza reale: un tempo i giovani si formavano accanto alle figure senior dell’azienda, oggi questa componente si è ridotta e le imprese hanno integrato questi processi rivolgendosi a chi ha la formazione come core business, come il Foral o il liceo artistico Cellini”.

Maria Tersa Barisio

Un tempo istituto d’Arte e per questo motivo più votato a una formazione finalizzata all’inserimento nel mondo del lavoro, il Cellini, divenuto liceo artistico, ha modificato la propria mission. “Il nostro indirizzo ‘Design’ con curvatura arte dei metalli, dell’oreficeria e del corallo – racconta la dirigente scolastica Maria Teresa Barisioè rivolto alla prosecuzione universitaria degli studi: più che tecnici del settore, formiamo i futuri dirigenti. Va detto però che, a fronte di una crescente richiesta da parte delle aziende valenzane anche attraverso la Fondazione Mani intelligenti, stiamo valutando diverse ipotesi di collaborazione. La volontà c’è, ma bisogna soprattutto risvegliare l’interesse dei giovani verso questo straordinario settore”. Sembra essere questo, dunque, il nocciolo vero del gap tra domanda e offerta di lavoro. Le opportunità non mancano, né mancano le strade formative, dal momento che oltre al Foral e al Cellini, il Piemonte può contare anche sulla scuola orafa Ghirardi di Torino, fondata nel 1904, che offre, tra i propri corsi, quello triennale per operatore delle lavorazioni artistiche – oreficeria e quello annuale per Tecnico del Design dei gioielli e accessori moda preziosi, con 200 allievi impegnati su tutti i percorsi, con un’incidenza occupazionale immediata che si aggira tra l’87 e il 97% (un 10% circa prosegue gli studi).

Carlo Mora

Carlo Mora, presidente del Cda della Ghirardi, è d’accordo sulla necessità di riportare l’artigianato e la manualità in cima alle priorità del settore. “Il tessuto produttivo artigianale – dice – è stato assorbito come prestatore d’opera dall’industria, che ha goduto di fatto di un know how gratuito. Dal canto loro gli artigiani, da soli, non riescono ad arrivare ai mercati esteri. Come agenzia formativa, lavoriamo sull’elevazione delle competenze e sviluppiamo percorsi mirati per l’uso industriale. Sono d’accordo con Veronica Porro del Foral: le imprese, oggi, cercano operatori esperti: orafi al banco, cesellatori, pulitori, incisori e incastonatori. Per rispondere a questa domanda, bisogna unire gli sforzi e creare territori virtuosi”.

Carlo Massavelli

“La manifattura italiana ha ancora molto da dire e lo dimostra l’interesse dei grandi gruppi del lusso nei confronti delle nostre aziende – spiega Carlo Massavelli, presidente e Ad di BMC, produttore valenzano di gioielli nato nel 2001 – ma siamo in una fase di carenza di manualità. Nella nostra azienda siamo attualmente in circa 130 (per l’80% provenienti dall’alessandrino e con un’età media lievemente più bassa rispetto al distretto), con un indotto in subappalto di altrettanto aziende di tutto il mondo. Le commesse sono effettivamente aumentate, ma mancano gli addetti: è un vero e proprio buco generazionale che con la Fondazione Mani Intelligenti cercheremo di colmare. Perché i grandi gruppi attratti da questo territorio non sbagliano: il gioiello valenzano è davvero un’eccellenza”.

Davide Costanzo

Per la Costanzo e Rizzetto, realtà valenzana giovane ma già solida con oltre 50 dipendenti e uno stabilimento di 600 metri quadrati, le motivazioni di questo conclamato “buco generazionale” sono principalmente due: in primis, la crisi degli ultimi 10-15 anni, che ha disaffezionato gli addetti e ha spinto gli orafi ad accompagnare i figli verso altre strade, l’Università o semplicemente settori meno in difficoltà. “Ma ce n’è anche un’altra – spiega Davide Costanzo, General manager dell’azienda – ed è l’inversione di tendenza degli ultimi 2-3 anni che vede il riconoscimento della qualità delle imprese valenzane. La Fondazione nasce con questo intento, controbilanciare questo gap che presto, se non agiamo, potrebbe riguardare anche manager e impiegati specializzati. Da noi il fabbisogno è stato sempre in crescita non solo di giovani, ma anche di figure senior: l’esperienza è un vantaggio competitivo non indifferente, ecco perché, anche quando i nostri dipendenti si avvicinano o raggiungono l’età pensionabile, cerchiamo di tenerli ancora con noi con formule apposite”.


Tirando le somme, il punto è: le aziende assumono, le scuole hanno programmi all’avanguardia; quello che sembra mancare è l’interesse in chi dovrebbe prima formarsi e poi lavorare


“Abbiamo messo in campo tre progetti – dichiara il direttore generale della Fondazione Mani Intelligenti Cravera -: una prima azione di ascolto, che partirà tra dicembre e gennaio, che vuole portare alla scoperta degli elementi di piacevolezza del modo di lavorare di questo settore. Il vero e proprio programma di employment branding – che partirà entro il primo trimestre 2019 – si muoverà da un lato a favore della conoscenza delle opportunità del mercato del lavoro, sottovalutate o ignorate dai giovani e, dall’altro, un’operazione al fianco del liceo artistico Cellini per rafforzarne l’indirizzo design”.

Con quali azioni, concretamente? “Abbiamo immaginato un Open Day al contrario – conclude -: le imprese apriranno le loro porte alle seconde classi del liceo e abbatteranno il muro che finora le ha tenute ‘al riparo’ dagli sguardi. Infine, dal punto di vista propriamente formativo, vogliamo rompere il paradigma ‘prima mi formo, poi lavoro’, portando la fase dell’apprendimento in azienda”.


valenza gioielli_2

Alcune produzioni valenzane: Bvlgari

valenza gioielli_4

Alcune produzioni valenzane: Vhernier

valenza gioielli_1

Alcune produzioni valenzane: Vendorafa

valenza gioielli_3

Alcune produzioni valenzane: Crivelli



Bulgari, Nicolò Rapone: “Il nostro investimento è sulle persone”

Nicola Rapone

Una sferzata alle assunzioni in terra valenzana l’ha certamente data Bulgari, inaugurando, quasi due anni fa, la più grande manifattura orafa d’Europa. Un’espansione che ha avuto come risvolto di non poco conto un boom del fabbisogno di figure specializzate. “Da gennaio 2017 a oggi abbiamo assunto circa 310 persone – spiega Nicolò Rapone, direttore Operations Bvlgari Gioielli – sia con esperienza, sia appena formate. Abbiamo gestito i processi di selezione stringendo accordi con le principali scuole italiane, dal Tads (Tarì Design School) di Marcianise, istituto formativo del centro orafo Il Tarì agli istituti presenti in Piemonte e Toscana. Oggi abbiamo un organico di circa 690 unità e contiamo di arrivare nel 2019 a quota 720”.



Il 90% circa dei profili richiesti – anche qui, soprattutto orafi, incassatori e pulitori/lucidatori – è stato inserito nel processo produttivo. Ad accogliere i neo-assunti è l’Academy interna di Bulgari, che li accoglie per i primi 4 mesi. I contratti vengono stipulati in base all’esperienza, ma tendono al tempo indeterminato. “Il 55% degli oltre 300 nuovi arrivati è stato inquadrato subito con questa formula – dice ancora Rapone – perché il nostro è un investimento sulle persone. Peraltro, e di questo siamo molto orgogliosi, percepiscono lo stipendio fin dal primo giorno, anche nei 4 mesi di Academy. Abbiamo voluto escludere formule di stage”. L’Academy, finora, si è concentrata sul fabbisogno interno e così resterà fino alla metà del 2019, quando si entrerà definitivamente a regime con il nuovo organico.



Qual è l’età media dei nuovi arrivati? “È scesa di molto, negli ultimi anni – prosegue -: da una media di 43 a una di 33, se parliamo dei nuovi assunti, che arrivano da ogni parte d’Italia, soprattutto dal Sud, perché abbiamo lavorato molto bene con le scuole campane e siciliane”. Sono dunque molti i giovani che lasciano la propria città per spostarsi a Valenza: un cambiamento che non sempre si prospetta come facile, ma per alleggerire le difficoltà Bulgari ha predisposto un vero e proprio sistema di wellbeing aziendale. “Il benessere dei dipendenti è per noi un fattore fondamentale – precisa il direttore Operations di Bulgari -: oltre a garantire agevolazioni grazie a convenzioni con esercizi commerciali per beni di largo consumo, inclusi gli alimentari, abbiamo anche accordi con alcune farmacie disponibili a consegne rapide in sede: c’è anche un servizio navetta per muoversi dalla manifattura verso i comuni di Valenza e Casale e persino una piattaforma di carpooling per consentire a chi vuole raggiungere il lavoro in auto di spostarsi in compagnia e risparmiare”.



Giorgio Damiani: “per il futuro del distretto la nostra Accademy sarà uno strumento fondamentale”


Giorgio Damiani

È sempre più strutturata a livello formativo anche Damiani, altra eccellenza del distretto valenzano, che ha deciso di investire sui giovani talenti con il progetto Damiani Academy, lanciato in collaborazione con Manpower. In sintesi, corsi gratuiti di alta specializzazione organizzati nei suoi laboratori orafi di Valenza: a che punto è il progetto? “È terminata una prima fase – spiega Giorgio Damiani, vicepresidente del Gruppo Damiani – durante la quale abbiamo formato 21 giovani disoccupati provenienti da tutto il Paese. Di questi, 15 sono entrati a far parte dell’organico dei nostri laboratori, come incastonatori di pietre preziose e orafi al banco. Abbiamo sposato il progetto dell’Academy con grande orgoglio ed entusiasmo, per individuare le migliori competenze tecniche e creative nel mercato italiano, offrendo al contempo un’opportunità seria ai giovani”. Il corso, articolato in sei settimane (240 ore di frequenza) si è svolto tra formazione teorica in aula e addestramento pratico.

C’è ancora bisogno di nuovo personale in Damiani? “Non ci fermeremo qui – prosegue il vicepresidente del Gruppo -: non abbiamo definito ancora la prossima fase, ma siamo certi che Valenza accrescerà la propria capacità produttiva e che la nostra Academy sarà uno strumento fondamentale”. Per ora, precisa Damiani, le attività della struttura formativa si dedicheranno al fabbisogno interno, ma per il futuro nulla sembra escluso. Intanto, per chi è entrato in azienda con la prima sessione di corsi, si sono aperte le porte della produzione di gioielli di alta gamma.


I ragazzi della Damiani Academy

Ci sono benefit previsti per i neo-assunti?Il nostro obiettivo è offrire il massimo dell’ospitalità – sottolinea Giorgio Damiani -: sono estese anche a loro le nostre convenzioni con alberghi, ristoranti, esercizi commerciali. In più, siamo di supporto nella ricerca degli alloggi e molte altre agevolazioni”. Il gruppo è tra i soci fondatori della Fondazione Mani Intelligenti. Qual è il valore aggiunto di questa iniziativa? “Fare cose mai fatte finora a Valenza – precisa Damiani – non solo darsi un tono, ma agire concretamente e in modo sano. Portare bene avanti queste attività è un presupposto per la crescita dell’intero distretto, se addestriamo nuova forza lavoro il futuro sarà roseo”.


Tarì Design School

Se dunque le scuole del territorio non riescono – numericamente – a coprire l’intero fabbisogno lavorativo delle aziende, accade spesso che queste debbano rivolgersi anche ad altre realtà formative. Come il Tarì Design School, per esempio, la scuola orafa del Centro orafo di Marcianise che è di supporto a molte imprese piemontesi. Molti dei giovani assunti in questi ultimi anni provengono, in generale, da altre parti d’Italia, in molti casi dal Sud, dove la capacità formativa non sempre va di pari passo con la possibilità di “assorbimento” delle aziende meridionali. Così, chi ha il sogno di fare l’orafo o l’incastonatore decide sempre più spesso di fare i bagagli e partire. Come ha fatto, giovanissima, Valeriya Romanchenko, oggi 22 anni, diplomata al liceo artistico Palizzi di Napoli, indirizzo oreficeria, che nel novembre 2015 ha lasciato la sua città alla volta di Valenza. Qui, indirizzata da un docente, ha scoperto le opportunità del Foral: si è iscritta e per un anno ha studiato per diventare orafa al banco. Tre mesi di stage in azienda le hanno aperto le porte di un tirocinio prima e di un contratto a tempo indeterminato poi. Da marzo 2017 Valeriya lavora così alla Costanzo e Rizzetto: la prima cosa che viene da chiederle è quanto sia stato difficile lasciare la propria città per completare la propria formazione e trovare un lavoro.


La testimonianza

Valeriya Romanchenko: “avevo solo 19 anni quando mi sono trasferita a Valenza. Ora sono sposata e vivo in una bella casa”

Valeriya Romanchenko

“All’inizio ero spaesata, come credo sia normale – racconta – o forse sarebbe meglio dire preoccupata, perché non conoscevo ancora la scuola che avrei frequentato. Poi mi sono ritrovata in un ambiente accogliente, pronto a tendermi la mano in caso di difficoltà”. Valeriya Romanchenko aveva solo 19 anni quando si è trasferita: ambientarsi è stato complicato? “Tutto è questione di abitudine – continua -: io sono una persona socievole e non ho fatto fatica a trovare nuovi amici. Intanto mi sono anche sposata e ora vivo in una bella casa, non mi manca niente. Certo, Valenza non offre molto dal punto di vista del divertimento, ma sia Alessandria sia Casale sono vicine, così se ho voglia di uscire mi sposto. La vita qui, per le spese, non è tanto diversa da casa”. Se tornasse indietro ripercorrerebbe gli stessi passi? “Sì. Sono soddisfatta del percorso a scuola così come di quello in azienda. Mi ritrovo in una realtà seria che tiene conto dei miei bisogni, tutto viene svolto secondo le regole e questa è una grande conquista. La società ci offre assistenza anche sotto l’aspetto sanitario, sottoponendoci a controlli periodici. Rifarei tutto daccapo, quando si lavora così non si avverte alcun peso. E lo stipendio che percepisco mi consente una vita assolutamente serena”.

Ma quanto guadagna un artigiano orafo?

Stipendio che, secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro va, con riferimento agli ultimi aumenti della paga base di settore, da un minimo di 1.199 euro (primo livello per lavoratori senza alcuna esperienza professionale o non addetto direttamente alla produzione) a un massimo di 2.012 Euro (per un Quadro).

Fabrizio Grossi

“Queste cifre si riferiscono ovviamente solo alla paga base – spiega l’Avvocato Fabrizio Grossi, Responsabile del Servizio Lavoro di Confindustria Alessandria e tra i sottoscrittori del Contratto Nazionale – che rappresentano i minimi del settore, ma nella pratica, in molte aziende orafe, esistono sistemi incentivanti quali benefit o super minimi nonché la contrattazione di secondo livello, prevista dallo stesso Contratto Nazionale che incrementano, a volte con importi interessanti, la retribuzione di base”. Dando un’occhiata alla tabella che segue si noterà il diverso inquadramento per categorie che risponde alla  necessità di effettuare distinzioni all’interno dell’organizzazione aziendale e la cui differenza deriva fondamentalmente dalla necessità di commisurare la retribuzione all’apporto qualitativo di ciascun lavoratore.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

G Robert – secondo banner orizzontale