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Inchiesta Compro Oro: subito una normativa

Si stima che siano oltre 5mila su tutto il territorio nazionale, ma un dato più preciso non può essere delineato dal momento che, per loro, non esiste una categoria specifica (nella stragrande maggioranza dei casi usufruiscono della medesima licenza dei gioiellieri per “vendita di preziosi”).

Sono i “Compro oro”, un fenomeno che, pur esistendo da sempre, ha vissuto un vero e proprio boom nell’ultimo biennio, provocando un vivace confronto nella categoria. È di novembre l’allarme lanciato dalla Federazione nazionale dettaglianti orafi: pur nel rispetto di chi vende e compra oro usato in modo corretto, è però indubitabile che il fenomeno spesso si associ ad episodi criminosi. Serrata è la lotta delle forze dell’ordine – guardia di finanza, polizia e carabinieri – per contrastare i reati legati a questa sfera di attività, anche se di difficile individuazione.

Secondo i dati della Guardia di Finanza, i sequestri di pietre preziose nei settori di falso, truffa, contraffazione, usura, ricettazione e violazione delle leggi di pubblica sicurezza ammontano (anno 2009 e primi dieci mesi del 2010) a oltre due milioni di euro, e vicini alla stessa cifra sono quelli relativi alla minuteria e ad oggetti di gioielleria. Cifre non particolarmente significative, anche perché oggetto di attività collaterali alle principali “mission” delle forze dell’ordine.

MINERVINI[1]Occorrono controlli sistematici, non sporadici – commenta Domenico Minervini, del Consiglio direttivo di Asso-Oro Confcommercio di Bari ma deve intervenire il legislatore in tal senso. Ed è necessario agire subito quando c’è un sospetto, causato molto spesso da quantitativi non compatibili con la vendita da parte di un privato”.

A Bari sono circa 40 i negozi che acquistano oro usato (l’osservatorio regionale sulla legalità ha rilevato che dove proliferano i Compro oro si registra un’impennata del 70% di furti, scippi e rapine; “un fenomeno pericoloso”, lo ha definito il prefetto del capoluogo pugliese, Carlo Schilardi); a Napoli si stima che siano aumentati del 30% in due anni. La difficoltà di indagine su eventuali reati connessi sta proprio nella natura “ibrida” di questi esercizi commerciali: attualmente, non esiste una normativa specifica a parte le norme dettate dalla L. 7/2000, relative, in particolare, ai cosiddetti rottami (vedi articolo di Marco Cantarella).

“Nel capoluogo partenopeo non abbiamo registrato un significativo incremento – precisa Massimo Sacco, vicequestore aggiunto, responsabile della sezione Reati contro il patrimonio della Squadra mobile di Napolianche se l’attenzione è molto alta. È evidente che, oltre alla nostra attività di contrasto a fenomeni come i furti e la ricettazione, operiamo anche su segnalazione di eventuali abusi. Basta una telefonata o una lettera, anche anonime, per comunicarci eventuali sospetti”.

guardiafinanza

Per porre l’accento sulle problematiche relative alla sicurezza, incluse quelle della diffusione dei compro oro, la Federazione orafi campani ha recentemente incontrato il prefetto di Napoli Andrea De Martino, cui ha consegnato un’ampia documentazione riguardante i rischi di riciclaggio di merce rubata e di evasione fiscale collegati a tale attività. Chiesti maggiori controlli sul territorio, specie nel periodo natalizio, ma anche un monitoraggio su quegli esercizi. Fruttuoso l’incontro: il Prefetto si è impegnato a definire con la Guardia di Finanza un programma di monitoraggio e controllo sui compro-oro ed a concordare con le forze dell’ordine un’attività mirata di sorveglianza e di prevenzione (nonché l’organizzazione di corsi di formazione sulla sicurezza e sulle modalità di reazione ad eventuali aggressioni, che saranno tenuti da funzionari di polizia).

Lanfreschi Giovangiuseppe“Seri sono i problemi legati all’evasione iva quando l’oggetto viene rivenduto, la registrazione non conforme e la sopravvalutazione del metallo – dichiara Giovangiuseppe Lanfreschi, presidente della Foc recentemente rieletto ma la causa è il vuoto normativo. Dovremmo fare come in America, dove il fenomeno è più antico: i gioiellieri della 47esima a New York hanno saputo fare cartello e affrontare il problema con regole comuni che garantissero la propria professionalità ai clienti. Questo intendiamo perseguire: un codice di buona condotta dei gioiellieri anche per i casi in cui il consumatore voglia vendere o permutare preziosi”.


PierluigiSforza“Stiamo monitorando il fenomeno ma i dati sono difficili da estrapolare – spiega Pierluigi Sforza, presidente del sindacato Orafi, Gioiellieri, Orologiai e Argentieri Ascom Bologna -, anche se nella nostra area non abbiamo registrato un aumento dei reati, anzi, l’attenzione delle istituzioni è molto forte. Va comunque compreso il perché della proliferazione di tanti Compro oro, molto oltre le potenzialità del mercato”.


cicala[1]Stessa difficoltà di censimento è segnalata da Massimo Cicala, vicepresidente dell’Associazione Orafi di Genova aderente a Federdettaglianti e vicepresidente vicario a livello nazionale: “Ciò che manca è il monitoraggio – spiega – ma la presenza dei compro oro non va criminalizzata tout court. Entrano in concorrenza con i gioiellieri nel momento in cui rivendono: e comunque nessun problema nasce se lo fanno nel rispetto delle regole. Piuttosto, per il consumatore, un gioielliere con esperienza e competenze può essere la garanzia che il proprio oggetto venga valutato correttamente”.


Presidente AquilinoTirando le somme, dov’è il danno? E cosa chiede la categoria dei gioiellieri? «Che si configuri a livello legislativo una licenza ad hoc e che il rilascio di tali licenze sia effettuato con estrema accortezza», sintetizza il presidente nazionale della Federazione nazionale dettaglianti orafi Giuseppe Aquilino.Ci preoccupa il danno di immagine per la nostra categoria nel momento in cui i compro oro si legano a fenomeni criminali. Senza nulla togliere agli imprenditori di tali negozi quando operano con serietà: la professione di gioielliere, però, è spesso un’altra cosa”.


buscemi“Il fenomeno esiste ed è allarmante – commenta Vincenzo Buscemi, presidente dell’Associazione provinciale gioiellieri di Ragusa e della Commissione Formazione di Federdettaglianti perché involontariamente ha impoverito i nostri clienti e i loro “tesori personali”. Il prezzo dell’oro poi ha dato una mano a questi negozi non sempre trasparenti: nella nostra provincia il fenomeno non è particolarmente sentito perché ancora esiste la fiducia tra il negoziante e il cliente, ma il problema è più generale. Spesso la loro pubblicità è ingannevole: i prezzi indicati su volantini e cartelloni non sempre corrispondono al vero e nascondono postille e clausole che il cliente non comprende”.

ORO USATO: QUALI LE REGOLE?

Qual’è il corretto trattamento fiscale ed amministrativo dell’oro usato (siano essi gioielli o rottami) acquistato o preso in consegna da privati e avviato alla trasformazione?
Vediamo alcuni casi concreti.
di Marco Cantarella

Acquisto di rottami da privati da avviare alla fusione
Poniamo il caso di un gioielliere che acquista da privati, ovviamente senza IVA, rottami d’oro o gioielli da non riutilizzare, per poi avviarli alla fusione o trasformazione presso un laboratorio terzo.
Possono darsi due alternative: se l’oro viene venduto ad un grossista o un fabbricante, riguardo all’IVA si potrà adottare il sistema del “reverse charge”. In pratica il gioielliere emetterà nei confronti del cessionario fattura senza applicazione di IVA con l’indicazione “art. 17 comma 5 DPR 633/72”, mentre il cessionario dovrà applicare il meccanismo del “reverse charge” che “impone al cessionario l’obbligo di integrare la fattura emessa senza addebito dell’imposta con l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta, nonché di annotarla nei registri delle fatture emesse o dei corrispettivi (art. 23 e 24 del DPR n. 633 del 1972) entro il mese di ricevimento, ovvero anche successivamente, ma, comunque, entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese, e in quello degli acquisti (art. 25) per esercitare il diritto alla detrazione (Risol. Agenzia delle entrate 375/E/2002).
Ciò in quanto l’Agenzia delle Entrate, nella medesima risoluzione, ha chiarito che la vendita di gioielli e rottami in oro destinati alla trasformazione equivale alla cessione di semilavorati ed è soggetto al medesimo regime fiscale.
Se invece l’oro viene consegnato in conto lavorazione ad un laboratorio, esso dovrà essere accompagnato da un Documento di Trasporto (Ddt) indicante il destinatario, la natura dei beni e la causale “conto lavorazione”. Il laboratorio fatturerà con IVA al committente il solo costo della manifattura.
In entrambi i casi descritti, i pezzi acquistati da privati dovranno essere annotati nell’apposito registro di P.S. ed occorrerà attendere i dieci giorni previsti dalla legge prima di cederli o trasformarli.

Presa in consegna di oro usato da privati per la realizzazione di gioielli nuovi

Se un privato commissiona a un gioielliere la realizzazione di un nuovo oggetto utilizzando oro usato di proprietà del primo, il gioielliere dovrà: 1. annotare con precisione sul registro di P.S. le caratteristiche, soprattutto il peso, dell’oro ricevuto in consegna; 2. una volta realizzato l’oggetto, emettere scontrino solo per l’importo della manifattura e delle materie prime eventualmente necessarie a completare l’oggetto, in aggiunta all’oro apportato dal privato.

Vendita di gioielli usati, restaurati e rivenduti

Se un gioielliere acquista da un privato un bene che poi intende rivendere, dopo le opportune riparazioni o trasformazioni, dovrà innanzitutto assolvere agli obblighi dettati dalle Leggi di Pubblica Sicurezza: annotazione sul registro, identificazione del venditore, termine di 10 giorni prima di avviarlo alla trasformazione o alla vendita.
Per quanto riguarda l’IVA, essa si calcola non sull’intero prezzo di vendita, bensì sulla differenza tra quest’ultimo ed il costo di acquisto dal privato maggiorato dell’eventuale costo della riparazione. Ad esempio, se un dettagliante acquista un oggetto da un privato per 1000 Euro e ne spende 300 per ripararlo o trasformarlo, rivendendolo poi a 2000 Euro, l’importo su cui calcolare l’IVA sarà di 2000 – 1300 = 700 Euro (Decreto Legge 23 febbraio 1995, convertito in legge dalla L. n. 85 del 22 marzo 1995.


35 commenti

  1. nessuno says:

    Già il settore è agonizzante per i rincari dei metalli preziosi, si vuole complicare la vita anche di chi riesce a sopravvivere solo grazie al ritiro dell oro ?? dateci una alternativa e vedrete che i compra oro spariranno


    • Giovan giuseppe trani says:

      I gioiellieri sono in fibrillazione perchè con l’apertura dei compro oro nella loro zona perdono una fetta della torta molto consistente in quanto prima ritiravano l’oro usato permutandolo e spesse volte il cambio era molto sfavorevole per il cliente. Oppure compravanp ad un prezzo irrisorio l’usato. Inoltre i compro oro facendo l’analisi della caratura con gli acidi và a scoprire tutti gli oggetti falsi venduti dai gioiellieri. E chiaro il perchè la categoria dei gioiellieri non sia favorevole ai comprp oro.


    • ulisse says:

      Il caro sig. Lanfreschi ha ragione, i controlli massicci che si stanno facendo dovrebbero essere estesi anche ai gioiellieri. Naturalmente bisogna formare delle squadre di polizia e finanza esperte in oro pietre preziose ecc. dovrebbero indagare sulla provenienza dei gioielli nuovi come ad esempio il corallo che viene venduto a ischia ponte e la provenienza dei fondi per acquistarli. E mettiamoci anche i regali che regolarmente vengono fatti alle forze dell’ordine che son preposti ai controlli, e alle amicizie camorristiche che avete con i quartieri spagnoli di Napoli. Ci credo che è stato poi rieletto.


  2. Nel napoletano l’80% dei “Compro Oro”, se non la quasi totalità, sono delle coperture di camorra oltre al fatto che offrono dei prezzi molto alti (al momento in cui scrivo siamo a 22,00 euro al grammo) per poi barare sul peso al momento della trattativa. Quand’è che li chiudono tutti? Già ci sono gioiellerie che hanno la fila fino al marciapiede difronte perché vendono tutto sottocosto (potere della CAMORRA!?) e Noi onesti non possiamo che restare a guardare… ora ci si mettono anche i “Compro Oro”! GRAZIE


  3. paolo says:

    Il Sig. Marco Cantarella è proprio un bravo giornalista. Finalmente sono riuscito a leggere e comprendere attraverso un articolo molte delle questioni (assai complesse) che riguardano il settore della compravendita di oro usato.
    Frattanto, non capisco del perché alcuni gioiellieri si lamentano del prezzo di acquisto dell’oro usato da parte dei compro oro a 22euro al grammo (alla data odierna) che ritengono troppo alto se poi gli stessi lo rivendono a 24euro al grammo.
    Per me è più che congruo un guadagno di 2euro al grammo. Dovrebbero per caso comprarlo a 18euro al grammo e guadagnarci 6euro al grammo? Questo significherebbe maltrattare i privati. Per me è giusto un guadagno di 2euro al grammo. Anche 3euro, ma proprio non di più. E invece, specialmente nei piccoli paesi, ci sono gioiellerie che comprano a 16euro al grammo… quello sì che è fregare.
    E poi che volete, siamo o non siamo in un libero mercato concorrenziale?


  4. Alberto says:

    Mi fa impressione vedere che mentre il mercato, quello fatto dai gioiellieri sta morendo il mercato dell’oro da rottamare è in grande fermento. Vorrei cercare di trarne una conclusione da questo, ma una conclusione che possa vedere la legalità trionfare. Ma purtroppo non è così. Parlo da diretto interessato perchè nel settore ci lavoro da ormai 35 anni ricoprendo anche incarichi di rappresentanza. In questo settore si sono da sempre annidate delle grandissime sacche di disonestà insite proprio nella nostra materia prima, “poco spazio, molto valore”. Non ci si può meravigliare e puntare il dito contro qualcuno quando tutti dobbiamo fare i conti anche con noi stessi. Partendo dal fabbricante e arrivando al più piccalo artigiano transitando dai grossisti e giungendo ai negozianti quanti di noi possono dire di essere immuni da un fenomeno di illegalità? Io ho optato per la legalità e il sistema mi penalizza fortemente. E’ questa la ragione di questo male.


  5. Salve a tutti i lettori, da quello che ho letto sulla normativa fiscale che da voi è stata citata, sembrerebbe che chi rivende oro usato ai fabbricanti per la fusione, basti citare in fattura l’articolo 17. A me risulta in modo diverso. L’iva al margine? e la banca d’italia? Ma perchè non specificate una volta per tutte e in modo chiaro come bisogna operare? Tante e diverse sono le opinioni e per nulla chiare.Grazie


  6. luigi says:

    buona sera,
    leggendo il forum ho piu confusione di prima ,
    ho una licenza di preziosi di commercio al minuto e occasionalmante ritiro oreficeria usata e rotta dai clienti , quando vado a venderla ad una ditta iscrittta al Banco Metalli nell’emettere Fattura a questa ditta non devo pagare l’IVA ,giusto??.. ,sarà Lei a pagarla con il meccanismo del Rev. Ch .,quale dicitura devo mettere in Fattura ?? rottami o oro usato??..e quali riferimenti di legge devo annotare in Fattura??

    Grazie mille per le risposte.


  7. Per l’amico che leggendo il forum ha sempre più confusione.MI ASSOCIO…… Dunque, questa cosa dell’iva per certi è chuara in un modo per altri chiara in altro modo.Ma quale caspita di modo è quello giusto. L’unica cosa chiara e lampante e che se malauguratamente nella tua attività entra la finanza ti prendi una bella multa e una bella denuncia per evasione di iva,questo perche sono convinti che l’art.17 pui solo utilizzarlo se sei srl cap.soc.120000euro autorizzato dalla banca d’italia .Quindi chi compra oro usato e deve rivenderlo con regolare fattura a un fondacchiere o meglio detto banco metalli, deve emettere fattura con iva al margine e la dicitura oro usato destinato alla fusione e non rottami di oreficeria art17 ecc. ecc. Ma questo .in base a quello che si legge all’inizio su questa pagina”normative sulla vendita di oro usato” è poco chiaro perche induce a sbagliare.In merito a quello che viene detto dal tizio che compra oro a 22 e rivende a 24,sarei curioso di sapere se con 2euro di utile riesce a pgare le tasse,l’affitto la luce e tutte le spese vive che ci sono in una regolare attività


  8. Quidi se questa persona che guadagna,si guadagna!!!!!!! 2euro al grammo ha una attività florida e ben avviata mi spieghi come fa perche per me è un mostro della finanza e andrebbe premiato con un bel premio nobel.


  9. antimo says:

    Sono un commerciante della Campania e voglio esprimere il mio disappunto non nei confronti dei compro oro ma di chi gli da la licenza per esercitare il mestiere dell’ illegalita’.
    I compro oro non sono altro che i ricettatori dei furfanti e di piu’ dei zingari che svuotano le case degli italiani e riempiono quelli di questi signori..
    Ma smettetela di chiedere a noi di pagare piu’ tasse e poi liberalizzate l’ illegalita’…
    Spero che i nostri tutori un bel giorno si diano una sveglia ..
    grazie


    • Paolo says:

      Volevo solo rispondere al sig. Antimo. La cosa che secondo me la rende cosi aggressivo e la perdita stessa che ha avuto con l’apertura dei compro oro .quesa attività non è altro che una rottamazione dell’oro chiara e trasparente.la verita e che voi gioiellieri avete fatto i vostri comodi fino ad ora e adesso ci perdete con il baratto…poi c’è sempre l’onesto ed il disonesto per ogni mestiere ….da che il mondo..è mondo!….poi una curiosità,prima dell’apertura di queste attività, i ladri entravano (entrano) nelle gioiellere o nelle farmacie?…


  10. Molto semplice e riduttivo generalizzare ,complimenti caro commerciante della campania probabilmente pensi che siano tutti come te.


  11. ASSOCIAZIONE NAZIONALE TUTELA I "COMPRO ORO" says:

    In seguito all’allarme “aumento criminalità”, fenomeno a cui sarebbe direttamente collegato l’aumento dei cd “Compro Oro”, si è avviata una campagna denigratoria e di controlli, accessi, verifiche e ispezioni indiscriminati da parte della Polizia Amministrativa e GdF che, a causa della lacuna normativa nel settore, hanno ravvisato irregolarità e comminato sanzioni anche dove non dovevano (soprattutto in ambito fiscale) rendendo impossibile l’esercizio dell’attività anche a chi la esercita l’attività in modo onesto.
    A questo punto vogliamo fare i complimenti al giornalista Marco Cantarella, che auspichiamo di incontrare quanto prima, per aver riportato l’esigenza di una normativa ad hoc e per aver offerto un quadro dei comportamenti da assumere che, alla luce delle scarse norme esistenti, sono quelli più corretti nella giungla delle singolari e personali interpretazioni.
    Alcuni appartenenti alla categoria dei “Compro Oro”, del comune di Bari e della provincia, spinti dai bisogni di:
    -promozione normativa;
    -difesa dell’immagine e l’onorabilità della categoria;
    – darsi un codice etico per tutelarsi anche dai “colleghi” disonesti;
    – ecc.
    hanno dato vita all’associazione che si prefige gli scopi suddetti attraverso le adesioni degli operatori del settore esercenti l’attività in Puglia e nel resto del territorio nazionale.

    Associazione Nazionale Tutela I “compro oro”


  12. LEONARDO says:

    Salve a tutti, dopo diversi ricerche di tutte le leggi possibili e immagginabili quella che interessa a noi compro oro che non siamo iscritti alla banca d’italia perche non sciogliamo la merce usata, ma la merce la scioglie la fonderia, quindi l’articolo di legge è il seguente: art.36 del Decreto legge 23 febbraio 1995 sull’iva al margine , cioe’ dobbiamo pagare solo l’iva sul guadagno che abbiamo avuto vendendo la merce alle fonderie, quindi in fattura dobbiamo inserire la verita’ e non quello che vogliono le fonderie, cioe’ gioielli usati.
    Io ad oggi lavoro con diverse fonderie e tutti hanno accetato questo articolo che ho appena descritto.


  13. Pierangelo says:

    Vorrei segnalare una considerazione sugli effetti dell’art.17 dpr 633/1972 nel più ampio dibattito sull’applicabilità o meno del meccanismo reverse charge alla vendita alle fonderie di gioielli d’oro vecchi, acquistati presso privati .
    Premesso che l’operazione è pienamente imponibile ai fini iva con aliquota al 20% , il meccanismo del reverse charge garantisce l’Erario sotto un duplice profilo: a) la riscossione dell’Iva nella misura propria del 20% in quanto è proprio l’impresa che acquista e che vanta il diritto alla detrazione ad essere obbligata in via prioritaria ad addebitarsi l’Iva e quindi a annorla a debito; b) l’assenza di frode fiscale perchè è scongiurato ab origine la possibilità che chi vende non versi l’Iva e chi acquista la detrae.
    Pertanto è escluso che si causi un danno all’erario mediante l’applicazione del reverse charge, anzi il legislatore comunitario impone agli Stati membri di adottare tale meccanismo in tutti quei casi in cui è alto il rischio di evasione dell’Iva ( vedi edilizia).
    Ovviamente è necessario altresì nel caso specifico che sia accertato che l’impresa acquirente sia una fonderia e non commercializzi l’oro vecchio nello stato in cui si trova, ecc.ecc.


  14. paolo says:

    sono un gioielliere ritiro oro usato
    e lo vendo al banco metalli non ho ancora capito se sulla fattura che emmetto
    al banco metalli devo applicare l’ia.
    sono tante le voci chi dice di sì oppure se sono esente.
    datemi un chiarimento grazie.


  15. riccardo says:

    cosa i deve fare nel caso la fusione riguardi delle giacenze di magazzino sulle quali l’iva è ovviamente già stata pagata al momento dell’acquisto
    grazie


  16. Mark says:

    L’idea che mi sono fatto è che ci sono davvero troppi pochi controlli. Un’attività che si occupa di metalli preziosi dovrebbe essere costantemente monitorata a monte, per evitare comportamenti scorretti ed evasione fiscale su un volume d’affari così impressionante.


  17. Risoluzione says:

    Tutti scrivono per avere risposte atte ad avvalorare il proprio metodo di lavoro , e il più delle volte per screditare gli altri concorrenti . Dovrebbero , prima di tutto , rivolgersi ai propri commercialisti ( pagati anche per questo ) , poi , rispettare Leggi del proprio paese .
    In merito all’ultimo commento. ( Mark) , siamo perfettamente d’accordo , i controlli sono pochi , ma andrebbero estesi anche alle gioiellerie ed oreficerie …..tanto , ormai , sono tutte diventate attivita’ che si occupano di metalli preziosi ! Oppure un gioielliere puo’ delinquere ,mentre un compro oro no ?


  18. marcello says:

    Salve a tutti, io invece vorrei sapere se per chi è affiliato ad un franchising cambia qualcosa ???


  19. Daniele says:

    Salve a tutti, sono un artigiano orafo, oramai gran parte dei miei lavori vegono pagati in oro e molti dei miei clienti vendono o permutano l’oro usato, ritrovandomi con più metallo che contante, mi ritrovo a dover vendere parte di questo metallo ai banchi metalli, all’inizio lavoravo col reverge charge poi all’improvviso son passati al margine. Vorrei sapere se come artigiano orafo, possessore di marchio identificativo, posso fondere l’oro acquistato o permutato, per fare i miei lavori o per venderlo al banco metalli(sotto forma di verga).
    Grazie


  20. Ci vorrebbe un cambio di legge , una vera e propria legge che si occupi dei negozi di compro oro come veri e propri banchi metalli di piccola dimensione senza il bisogno di una societa’ con capitale minimo di €120000,00.Trasformarli in banchi per la vendita di lingotti e monete da investimento, con delle norme anti frode e anti riciclaggio da accontentare a tutti, e che la finissero con questa nomina che ci hanno dato tutti sembra che in Italia il compro oro e’ un evasore totale. Da parte mia io ho la porta sempre aperta, la vetrina bene in vista e le forze dell’ordine che ormai vengono quasi ogni settimana a controllare la merce da me acquistata come se fosse refurtiva, ma io per praivasi non posso parlare tanto, ma anche i colleghi loro mi portano oro usato che ovviamente lo acquisto sotto regolare pagamento di contante e’ allora non si pongono la domanda che questa non e’ refurtiva ma sono gli effetti della crisiiiii


  21. peppe says:

    Salve! ho un negozio di gioielleria,se decidessi di cessare l’attività,posso vendere le mie rimanenze ccome rottami auriferi ed apllicare il reverse charge?


  22. cristian says:

    Sapete andare solo contro i compro oro piccoli negozi che non fanno miliardi di euro perché hanno si e no 4 euro di profitto per ogni grammo d’oro….
    invece voi gioiellieri che dichiarate 14mila euro al’anno?
    chi vi dice qualcosa voi siete peggio di quei piccoli compro oro.


    • oraficarnefici says:

      I compro oro sono solo un capro espiatorio..per nascondere quello che fanno le gioiellierie…
      I compro oro comprano ad un prezzo adeguato, per avere un giusto profitto…sono attività supercontrollate..operano nella massima trasparenza..
      Non confondiamo i negozi compro oro con il business dell’acquisto dell’oro…le gioiellerie sono molto meno trasparenti e meno controllate…spesso fanno publicità ingannevole …e non rispettano neppure la metà delle regole di un compro oro diligente!
      Ma l’Italia si sà,è la patria del luogo comune, quindi sembra quasi che le povere gioiellerie siano vittime dei compro oro…


  23. peppe says:

    La situazione economica e politica del nostro paese è riuscita ad ottenere il loro scopo ,metterci l’uno contro l’altro.Rispondo a Cristian che ha scritto il 31-01-12 ,anche tu hai fatto come tutti,hai generalizzato!Sai tu che nelle piccole gioiellerie come la mia si stà a settimane intere senza vendere nulla,hai mai pensato perchè la gente vende oro…se vende certamente non compra,siamo tutti ridotti alla fame e ci scanniamo tra di noi.


  24. antonio says:

    ciao a tutti dove e’ ilguadagno dei ” compro oro”?grazie a tutti


  25. anonimo747 says:

    Con il termine “rottame” si intende una classificazione per destinazione e non per natura. Vale a dire “rottame” non vuol dire “rotto”, ma destinato alla rottamazione come più volte ribadito dalla stessa risoluzione 375/2002 e dalla appendice alla dichiarazione I.VA. in materia d’oro.

    Dalla risoluzione 375/2002
    Cito:

    Pagina 1
    ” In particolare, a seguito dello sviluppo del mercato del c.d. “compro oro”, i commercianti all’ingrosso e/o al dettaglio di preziosi acquistano da privati oggetti d’oro e d’argento usati, per poi rivenderli, sotto forma di rottami di gioielli d’oro, verghe aurifere o, comunque, oggetti destinati alla fusione, ..”

    Questo è un passaggio fondamentale: i compro oro acquistano oggetti e vendono rottami. Poiché la compra-vendita in se non cambia (ne può cambiare) la natura del bene, si evince che il termine “rottame” vada inteso nel senso di “destinato alla rottamazione”.

    Pagina 4
    “…si ritiene che con tale espressione il legislatore abbia inteso fare riferimento all’oro nella sua funzione prevalentemente industriale, ossia di materia prima destinata
    alla lavorazione, …”

    “L’Ufficio Italiano Cambi (U.I.C.), a sua volta, è del parere che rientrano nella nozione di “materiale d’oro” tutte le forme di oro grezzo destinate ad una successiva lavorazione, .. ”

    “La scrivente ritiene, pertanto, che la predetta vendita di rottami di gioielli d’oro, in sé non suscettibili di utilizzazione da parte del consumatore finale, ad un soggetto che non li destina (né può destinarli) al consumo finale, ma li impiega in un processo intermedio di lavorazione e trasformazione, possa essere assimilata a cessione di materiale d’oro o semilavorato”

    Pagina5
    ” … l’imposta sugli acquisti di rottami di gioielli d’oro, destinati ad essere sottoposti al procedimento industriale di fusione e successiva affinazione chimica per il recupero del materiale prezioso ivi contenuto, può essere assolta mediante la particolare procedura prevista dall’art. 17, comma 5, del DPR n. 633 del 1972, … ”

    Il reverse charge non è una esenzione IVA, ma una modalità per assolvere l’IVA. Mentre nel regime del margine l’IVA viene assolta su una parte dell’imponibile (il margine appunto) con il reverse charge l’IVA viene assolta sull’intero imponibile.
    Il regime del margine verrà adoperato solo per la cessione degli oggetti preziosi ad altri soggetti diversi dai banchi metalli (oggetti destinati al consumo finale e non alla rottamazione).

    Vedi anche:
    http://www.bancaditalia.it/UIF/altre-funzioni/op-oro

    Il termine “Materiale d’oro” (“in rottami di oggetti preziosi usati” puoi anche ometterlo) è un termine tecnico.
    Lo si trova all’Articolo 1 comma 1 lettera b) della legge 7/2000. Sta ad indicare l’oro diverso da quello da investimento di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 1, altresì definito oro industriale, altresì definito appunto “materiale d’oro”.

    Con il termine “oggetto” si intende prodotto finito destinato al consumo finale. Siamo fuori quindi dalla legge 7/2000 e fuori quindi anche dal regime iva del reverse charge ad esso collegato. Quindi se scrivi “oggetti” dichiari che non li destini alla “lavorazione” (fusione), ma alla vendita così come sono. Solo in tal caso allora chi (diverso da un banco metalli) acquista si mette in carico gli oggetti e applica il regime margine.

    Nel corso del 2011 la Banca d’Italia ha scritto ed inviato un monito a tutti gli operatori professionali in oro (anche compro oro che esercitano come operatori professionali in oro) di non utilizzare a fini pubblicitari la loro iscrizione alla Banca d’Italia UIF perché per la loro attività non è necessaria l’iscrizione appunto.

    I banchi metalli sono obbligati ad acquistare in reverse charge perché così impone loro la risoluzione 375/2002. I compro oro non devono essere iscritti nell’elenco degli operatori professionali in oro nella misura in cui cedono “materiale d’oro” per destinazione” (rottami di oggetti preziosi in oro usati). Lo devono, però, essere nel caso in cui cedano professionalmente materiale d’oro per natura (ciò che già in origine è) (es. lamine) o oro da investimento (es. lingotti).

    Il regime del margine non è applicabile nel caso di cessioni ai banchi metalli non solo perché così impone la risoluzione 375/2002, ma anche perché il momento traslativo della proprietà non è la consegna del bene, ma l’accettazione del titolo. Dalla considerazione che l’analisi del titolo viene effettuata dopo la fusione e poiché il regime del margine non si può applicare se si effetua sui beni alcuna lavorazione, ne consegue che il suddetto regime del margine non è applicabile nel caso di ispecie di vendita ai banchi metalli che hanno per attività esclusiva il recupero del metallo puro, non commercializzando quindi in oggetti preziosi.

    (cfr. ris. 375E/2002)
    “D’altronde, la società istante dichiara di non acquistare i prodotti ancora idonei ad essere venduti come merce finita, dato che opera esclusivamente nel settore del recupero di materiali preziosi e non svolge l’attività di commercializzazione di gioielli.”

    http://www.bancaditalia.it/vigilanza/regolamentati/albi-elenchi/oporo/faq/

    http://www.bancaditalia.it/vigilanza/regolamentati/albi-elenchi/oporo/faq/operatori_oro.pdf


  26. Salve a tutti,
    io vorrei chiedere una cosa.. una gioielleria con licenza di gioielleria oreficeria con annesso laboratorio quindi può comprare gioielli rotti con parti mancanti ( rottamati ) da privati? ho chiesto in questura e mi hanno risposto di no, che serve una licenza apposta di compra oro. E’ vero? grazie.


  27. preziosa says:

    Secondo la Banca d’Italia, i dettaglianti orafi ed i compro-oro privi di autorizzazione al commercio di oro industriale o da investimento “possono acquistare oggetti preziosi nuovi, usati o avariati e rivenderli al pubblico, a fonderie o ad altri operatori. Tale attività si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di “oro” contenuta nell’art. 1, comma 1, della stessa Legge (la n. 7/2000); è la fonderia che dovesse trarne il contenuto in fino e rivenderlo come “oro da in-vestimento” a dover assumere la qualifica di “operatore professionale in oro; non possono congiuntamente acquistare “oro da gioielleria” usato/avariato, fonderlo (per proprio conto o con incarico a terzi previo accordo di mantenimento del diritto di proprietà sul fino ottenuto) e cedere il fino ottenuto”.
    Quindi un dettagliante può tranquillamente acquistare rottami di oro da un privato, purché indichi gli estremi dell’acquisto sul Registro di P.S. dei beni usati (data dell’operazione, caratteristiche della merce, identità del venditore). Poi potrà:
    1. vendere l’oro ad una fonderia od a un fabbricante
    2. riparare il gioiello e rivenderlo; 3. Se in possesso di strumenti per la fusione e di marchio di identificazione, fondere egli stesso l’oro e ricavarne un nuovo gioiello.
    Ciò che il dettagliante non può fare è fondere l’oro per ricavarne lingotti e rivenderli, poiché eserciterebbe la vendita di oro da investimento riservata agli operatori autorizzati ai sensi della L. 7/2000. Per inciso, non esiste una specifica licenza di P.S. o amministrativa per compro-oro. La maggior parte di loro opera con una licenza di P.S. per il commercio di preziosi.
    Restiamo naturalmente a disposizione per ogni approfondimento in merito.
    Marco Cantarella (Direttore Federazione Orafi Campani)


  28. Matteo says:

    Buongiorno, volevo chiedere a voi esperti una cosa e quindi risolvermi il mio dubbio. Io sono titolare di una catena di franchising di compro oro all’estero dove le normative sono meno restrittive di quelle italiane. Ora sto cercando di aprire una catena anche in Italia e mi trovo davanti al problema della giacenza di 10 gg della merce acquistata. il mio problema è questo. se il mio affiliato trattiene in giacenza la merce lui per 10gg, quando io la acquisto dal mio affiliato sono obbligato a fare la giacenza anche io prima di rivendere la merce alla fonderia oppure posso rivenderla immediatamente? e devo annotare sul registro? Se anche io dovessi fare questa procedura serebbe un bel problema quando avrò 10/20 negozi perchè tra giacenze e annotazioni la mole di lavoro sarebbe enorme….


    • Preziosa says:

      Gentile Signor Matteo,
      l’obbligo di giacenza in negozio di 10 gg. così come quello di annotare sul registro di P.S. gli estremi delle operazioni di acquisto di oggetti preziosi usati vale per gli acquisti effettuati da privati, in quanto per i rapporti tra soggetti professionali, dotati di P.Iva, fa fede la documentazione fiscale.


      • Matteo says:

        Preziosa, grazie mille per la sua risposta. Infatti quello che dice lei è quello che penso io e che ho cercato di spiegare al comandante della polizia. Lui però dice il contrario. c’è per caso una normativa dove viene spiegato quanto noi sosteniamo? E poi serve lo stesso una licenza come per il compro oro o c’è una licenza speciale?


  29. oraficarnefici says:

    In Italia sembra che i compro oro siano il diavolo e le gioiellerie/orafi l’acqua santa…
    Addirittura adesso c’è in progetto una legge per spazzare via i compro oro e delegare tale servizio alla “banche”…


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