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Il Vitello d’Oro nel cuore della grande Mela

La crisi, l’arte, il denaro e i falsi miti. Questi gli ingredienti che hanno dato vita alla grande Pignatta d’oro, martedì sera nella Grande Mela. Ancora una volta contro il denaro e l’oro si scagliano gli interventi artistici in giro per il mondo. Così dopo la Danae, alla biennale di Venezia, l’altra sera, il ventottenne ed acclamato artista cileno Sebastian Errazuriz ha esposto a Sunset Park la sua pignatta “Capitale del XX secolo”, un enorme toro dorato, simbolo evidente dell’economia mondiale (quello di Wall Street) ma anche del biblico vitello d’oro venerato come falso idolo. In analogia con quest’ultimo, infatti, l’opera ha trovato la sua definizione nell’interazione finale col pubblico quando, il ventre dell’animale, contenente mille banconote da un dollaro è stato preso da assalto dagli astanti forniti di bastoni che lo hanno sfondato ed il tesoro è caduto dall’alto creando un vero e proprio parapiglia a beneficio di pochi, che sono tornati a casa col portafoglio pieno.

Di nuovo l’arte è linguaggio del nostro tempo, luogo d’elezione di vizi e difetti, occhio sensibile alle cose del mondo. È bastato ripristinare un vecchio tema (quello del Vitello Sacro) per riproporre uguali e prevedibili reazioni.

In un tempo di falsi ed effimeri miti, di crack miliardari e di borse che saltano quotidianamente, in questo tempo dove anche l’arte ha superato essa stessa il suo valore intrinseco per diventare merce “cara” di scambio nelle principali piazze del mondo (con un tasso di resistenza maggiore a qualunque altro bene), “Il Capitale del XX secolo” è riuscito in toto nel suo proposito.

Tutto cambia perché nulla cambi (cit.) e in questo caos cosmico, per risanare le finanze, forse non ci resta che l’intervento di qualche altro artista che faccia del simbolo un atto di concretezza.


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