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Editoriale: Il silenzio è d’oro

Le gioiellerie si devono svecchiare, aprirsi ai giovani, trovare al loro interno angoli dove le nuove generazione si possano riconoscere. Stesso discorso per i produttori

Quando non si ha niente da dire il silenzio è d’oro. Ecco, oggi mi trovo in questa condizione, dover aprire il giornale con una riflessione sul settore e non trovare spunti degni di essere sviluppati. Sicuramente il problema è mio ma un piccolo dubbio mi viene: non è che il mondo del gioiello, del bijou e dell’accessorio, non ha niente che meriti di essere segnalato?

Effettivamente, andando a rivedere quanto da noi pubblicato negli ultimi mesi, la sensazione è di trovarsi davanti ad una vera e propria stagnazione, principalmente economica ma, credo, ed è l’aspetto più grave, anche culturale e imprenditoriale. La crisi dei consumi, la difficoltà del settore, e soprattutto, il disamore dei giovani verso il mondo del gioiello sono palpabili ed evidenti.

Quindi? Chiudiamo e anticipiamo le vacanze, o apriamo un centro ascolto per combattere la depressione oppure (scelta consigliata) tiriamo su le maniche e incominciamo a trovare una soluzione per invertire questo declino. Lo scorso anno, un gruppo di studenti del Polimi di Milano, capitanati dalla professoressa Alba Cappellieri, hanno realizzato una ricerca con l’intento di verificare il reale rapporto tra giovani (principalmente donne tra i 18 e i 29 anni) e il gioiello. È emerso che circa il 90 per cento delle intervistate non era mai entrata in gioielleria, i monili erano stati acquistati ai mercatini o in gallerie di design. In questi tre punti,a mio avviso, è racchiuso il reale problema del comparto ma anche la svolta e la ripartenza. Le gioiellerie si devono svecchiare, aprirsi ai giovani, trovare al loro interno angoli dove le nuove generazione si possano riconoscere. Stesso discorso per i produttori: quante e quali sono state le collezioni innovative presentate negli ultimi tempi? Quanti produttori si rivolgono al mondo dei designer per realizzare le proprie collezioni? Forse pochi se non nessuno. È quindi il momento di cambiare le strategie, trovare stimoli fuori dalle proprie aziende e cercare anche mondi attigui al nostro settore.

Per il momento il silenzio è d’oro.


 

Silence is golden

When you have nothing to say, silence is golden. So, this is the situation I find myself in today, having to write a journalistic preface about our sector and not finding any idea worth talking about. Of course, that’s my problem, but I also have a niggling doubt. Could it be that the world of jewellery, bijoux and accessories offers nothing worthy of reporting? Indeed, looking back over our recent issues, I get the feeling that we are facing real stagnation: mainly in the economic field, but also, and I think this a much more serious aspect, in a cultural and entrepreneurial sense. The consumer crisis, the difficulties in the sector, and above all, the disaffection of young people with regard to the jewellery sector are becoming increasingly stark and evident.

So, what can we do? Close up shop and look forward to the holidays, open a listening service to combat depression, or (the preferred option) roll up our sleeves and look for a way to reverse this decline. Last year, a group of students from Milan Polytechnic, led by Professor Alba Cappellieri, carried out research to try and establish the real relationship between young people (mainly women between the ages of 18 and 29) and the world of jewellery. It emerged that about 90 percent of interviewees had never been in a jewellery shop; they bought pieces in either markets or design centres. In my opinion, these findings encapsulate the real problems in the sector, but also indicate a turning point and a new way forward. Jewellers need to reinvent themselves and open up to young people, finding spaces which reflect their tastes and interests. And the same goes for the producers: how many really innovative collections have been on show recently? How many producers are turning to the world of designers to create their collections? Few, if any at all. So, it is time they changed their approach and looked for ideas outside their own companies, including worlds adjacent to our sector.

But for now, silence is golden.


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