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Il “saper fare italiano” condizione imprescindibile del Made in Italy

Il lavoro artigianale come condizione ineliminabile dello sviluppo delle aziende italiane per un rinnovato successo sui mercati mondiali.

Questa è la premessa indiscussa per il riconoscimento della rinomata “qualità italiana”, come afferma il presidente Roberto Ditri nell’ambito del talk inaugurale “L’innovazione è nella natura umana. Ostinatamente italiani” che si è svolta nella Sala Palladio alla presenza di una platea gremita di operatori richiamati da un tema sempre interessate e che ha visto alternarsi sul palco eccellenti ospiti del settore orafo, studiosi di economia e imprenditori.

L’input di avvio della presentazione è stato fornito dalla recente pubblicazione “Futuro Artigiano – L’innovazione nelle mani degli italiani” del prof. Stefano Micelli (economista e preside della Venice International University). La ricerca mira essenzialmente a riproporre in primis il “fare artigiano” come base inossidabile dell’evoluzione economica italiana. Dunque “bello e fatto bene” deve essere il prodotto del Made in Italy che per comunicare il proprio valore intrinseco non può fare a meno della operatività artigianale. Ma attenzione, l’artigianato non deve restare ancorato alla sua eredità “folklorisica” – mette in guardia ancora il presidente Ditri – “il valore artigiano non deve essere solo eredità del passato ma evoluzione del futuro”. La capacità manuale non può oggi prescindere dallo sviluppo delle nuove tecnologie, dal marketing e dalla comunicazione.
Quello che è poi definito come il “Quarto capitalismo delle Imprese”, è diventato oggetto di dibattito che si è svolto su palco della Sala Palladio. Il professor Micelli, ha sottolineato che (nonostante la turbolenza dei mercati) nel decennio 2000/2010 l’export ha conseguito un dato positivo di incremento. All’interno della conversazione sono state messe in luce anche alcune selezionate esperienze imprenditoriali italiane attraverso la presenza diretta degli operatori che hanno riportato la propria esperienza relazionata al “saper fare artigiano”. Claudia Piaserico, direttore artistico di Misis, ha sottolineato che l’evoluzione della propria azienda sul mercato è legata principalmente al connubio con il mondo artigiano che attraverso la qualità del proprio “fare” è stato in grado di tradurre in materia le emozioni e le idee creative e di rinnovamento dell’azienda.
Questa corrispondenza tra artigianato e imprese (che deve stabilire un’alleanza e non una contrapposizione, come più volte sostenuto da Micelli) è ben rappresentata anche nella nuova edizione di About J dove l’espressione più innovativa e contemporanea del design racchiude tutta l’esperienza e la conoscenza della manualità artigiana.
Sul palco però sono state espresse anche alcune difficoltà che il lavoro artigianale incontra. Emanuele Aliotti Visdomini, vicepresidente della Vhernier ha infatti sottolineato la difficoltà di proporre sul mercato un prodotto realizzato artigianalmente perchè raggiunge dei costi abbastanza elevati, il che non significa non proporli, anzi, occorre rafforzarne sempre di più la vendita attraverso la diffusione del valore aggiunto rappresentato dalla qualità della produzione. Esperienza molto sentita quella di Giovanni Bonotto, che con la sua “fabbrica lenta” ha ridato forza alla “cultura delle mani”, la cui assenza – ha dichiarato – ha avviato negli anni un processo di standardizzazione del prodotto. Importante testimonianza anche quella dell’Ambasciatore Umberto Vattani che non ha potuto non accogliere favorevolmente le esperienze e le idee esposte sul palco, e quella di Armona Pistoletto, direttore della Cittadellarte di Biella che con il progetto “Cubi in movimento” ha dimostrato che la sinergia artigianato/imprese è possibile.
Dunque, a fronte delle dichiarazioni e delle esperienze che hanno animato la prima mattinata di Choice, non si può che sposare la affermazione di Dario di Vico (editorialista del Corriere della Sera che ha moderato il dibattito): in questo momento più che mai, bisogna essere “ostinatamente ottimisti”.


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