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Il mirino del Fisco sui beni in godimento ai soci

La manovra di Ferragosto (Legge n. 148/2011, art. 2, comma 36 da terdecies a duodevicies ) ha previsto una energica stretta sui beni appartenenti all’impresa (quali ad es. auto oppure immobili) che vengono dati in utilizzo ai soci ovvero ai familiari dell’imprenditore. Le nuove disposizioni si applicheranno a partire dal periodo d’imposta 2012.
Ecco cosa prevede la manovra :

• la differenza tra il valore di mercato del bene e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell’impresa a soci o familiari dell’imprenditore costituisce reddito diverso ed è quindi sottoposto a tassazione.
• Se il suddetto corrispettivo (cioè il valore attribuito al godimento di tali beni) è inferiore al valore di mercato del diritto di godimento, i costi di esercizio legati al bene non sono in ogni caso deducibili dal reddito imponibile dell’impresa concedente.
• Se il corrispettivo è inferiore al valore di mercato, l’impresa concedente ovvero il socio o il familiare dell’imprenditore devono comunicare all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento
• In caso di mancato invio di tale comunicazione, ovvero di invio con dati parziali o non veritieri, i soggetti obbligati al suo invio sono tenuti alla corresponsione in solido di una sanzione amministrativa pari al 30% della differenza tra il valore di mercato ed il corrispettivo dovuto per il godimento del bene.
• Le modalità ed i termini di tale comunicazione saranno determinati da un apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che dovrebbe essere emanato a breve. Tale provvedimento dovrebbe indicare anche i criteri per stabilire il valore di mercato utile a stabilire il valore del diritto di godimento.

Quindi, sarà necessario porre particolare attenzione al rapporto tra “valore di mercato” del diritto di godimento ed il corrispettivo fissato per l’utilizzo da parte del socio o familiare, in quanto anche una piccola differenza tra i due valori potrebbe comportare l’indeducibilità di tutti i costi relativi al bene.
In definitiva, il socio o il familiare dell’imprenditore si vedrà tassato, a livello di imposte dirette, quale reddito diverso la differenza tra il valore di mercato ed il corrispettivo pattuito per l’utilizzo del bene aziendale.

La finalità della norma consiste evidentemente nel dissuadere il contribuente dall’intestare beni personali a società. Infatti, l’Agenzia delle Entrate metterà sotto controllo le società intestatarie di beni mobili e immobili iscritti in pubblici registri (come automobili, natanti, immobili, etc.) per verificare l’utilizzo di tali beni e se le società o gli utilizzatori ne abbiano denunciato il godimento nei casi previsti.

La norma prevede inoltre che “L’Agenzia delle entrate procede a controllare sistematicamente la posizione delle persone fisiche che hanno utilizzato i beni concessi in godimento e ai fini della ricostruzione sintetica del reddito tiene conto, in particolare, di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione effettuata nei confronti della societa’”


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