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“Il mercato non deve rivolgersi a una massa indistinta di consumatori, ma ai singoli”

Franco Cologni

Time to act”, tempo di agire: questo il tema del terzo Forum organizzato dalla Fondation de la Haute Horlogerie svoltosi il 5 maggio a Ginevra. In una fase di profondo cambiamento, esperti del settore si sono confrontati sui temi più caldi del comparto, dall’innovazione al commercio, dal consumatore alla finanza.

“Negli ultimi tre anni il Forum che abbiamo immaginato con Franco Cologni – ha dichiarato Fabienne Lupo, presidente e direttrice generale della Fondazione (nella foto in basso) – propone di partire da una visione ampia della situazione economica, sociale e filosofica del mondo per arrivare alle questioni più specifiche. Tanti gli interventi che si sono succeduti lungo il corso del pomeriggio, a partire da François Longchamp, consigliere di Stato di Ginevra, e del filosofo e politico francese Luc Ferry, che ha sottolineato la funzione centrale dell’innovazione nella società e nel settore orologiero, che è possibile tramite una decostruzione dei valori tradizionali del 20esimo secolo. “Il fascino dell’innovazione si è scontrato finora con la tradizione – ha detto Ferry – ed è necessario comprendere se sarà possibile riconciliarli”.

Martin Wolf, editorialista del Financial Times, ha condiviso il punto di vista di Ferry aggiungendo una riflessione sulla globalizzazione e i rischi che minacciano l’economia. “Lo squilibro tra economie di paesi sviluppati e quelle dei paesi emergenti sta creando un nuovo ordine – ha spiegato -, a partire dall’impennata dei prezzi delle materie prime alimentate dalla caduta del dollaro e dalla crescente domanda nei Paesi emergenti, dove l’inflazione sta iniziando a causare problemi. Paesi emergenti che, loro malgrado e nonostante la loro eccellente prospettiva economica attuale, non sono immuni da future crisi causate da afflusso di capitali a fini speculativi. In particolare, per ciò che riguarda la Cina, il problema potrebbe essere l’esaurirsi degli investimenti”.

Tesi non condivisa, ovviamente, dall’Ambasciatore e rappresentante permanente della Cina alle Nazioni Unite, Ye Yafei. “Il governo cinese è consapevole che la crescita incontrollata registrata nel paese da tre decenni non è la soluzione – ha replicato – ma ciò che conta oggi è la qualità della crescita. Dovremo essere in grado di continuare a creare posti di lavoro, anche assorbendo 7mila neolaureati che si affacciano sul mercato, e di ridurre la povertà che colpisce l’11% della popolazione”.

Se la Cina, attualmente la seconda economia più forte al mondo dopo gli Stati Uniti, è destinata a diventare il primo mercato globale del lusso entro il 2015, l’India non è da meno. L’attrice Shabana Azmi, intervenuta al Forum della FHH, ha commentato: “L’India è un paese dai forti contrasti, anche economici, e i marchi che lo scelgono come investimento devono essere consapevoli di queste disuguaglianze. Detto questo, i giovani indiani sono molto sensibili ai brand e grazie alla democratizzazione della distribuzione ci si aspetta che l’India diventi il quarto mercato mondiale del consumo entro il 2025”.

Che ruolo ha l’innovazione in questo contesto mondiale? Lo ha illustrato Alba Cappellieri, professore di Design del gioiello al Politecnico di Milano. “Questo concetto va inteso come processo di cambiamento intenzionale destinato a creare valore – ha spiegato durante il pomeriggio di studi – e ve ne sono due tipi: quella progressiva e quella radicale. Nel campo del design, possono essere applicate entrambe: occorrono nuovi modi di concepire, con una personalizzazione dei contenuti”. Citando il poeta statunitense Thomas Stearns Eliot, “Time present and time past are both perhaps present in time future, and time future contained in time past”, la Cappelleri ha così concluso il suo intervento: “L’innovazione distingue coloro che mostrano la via da quelli che non fanno altro che seguirla. Bisogna scegliere da che parte stare”.

Si è occupato della nuova identità del consumatore, invece, Franco Cologni, presidente del Cultural Council della Fondazione. Nel chiudere i lavori, Cologni ha posto un interrogativo fondamentale per il settore del lusso: “Chi è il consumatore dell’alta orologeria?”. Questa la sua risposta: “È inutile aspettarsi di approcciarlo in modo globalizzato perché non ci si rivolge a un mercato di massa, ma a un cliente finale, una persona da considerare nella sua unicità, e il linguaggio utilizzato deve essere appropriato. Bisogna tenere conto delle sue particolarità, della sua cultura, dei suoi valori e desideri. Perché la tramissione del sapere contenuta nei prodotti sia efficace, deve basarsi su conoscenza ed empatia”.

Foto di Nicolas Lieber

Fabienne Lupo

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