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Il linguaggio dell’arte nei gioielli

Bisogna percorrere in lungo e in largo i circa 17000 metri quadrati del Centro Congressi, farsi spazio tra gli 8000 e più visitatori, lasciarsi incantare dalle vetrine dei 600 espositori illuminate da una infinità di luci e superare -come Ulisse il canto delle sirene-, i numerosi idiomi in questa moderna torre di Babele prima di giungere in un angolo di ben altro impatto. Dove la riflessione sorge spontanea. Ti lasci alle spalle collier da favola, pietre preziose inestimabili per ammirare il gioiello secondo una diversa concezione, dove sempre nuovi elementi, preziosi o effimeri che siano, incantano al di là del valore intrinseco, come i ritagli di carta dai disegni infantili che fanno da charms all’insolito girocollo di Moschino per la Miriam Preziosi. È qui la frangia più vivace della mostra, a cavallo tra il Padiglione Vasari ed il Redi. Una intera parete si fa eccentrico caveau per ospitare la Collezione d’Arte Orafa Contemporanea, oltre sessanta opere di oltre sessanta artisti: Bruno Martinazzi (Treemme), Arnaldo Pomodoro (Uno A Erre), Ettore Sottsass (Uno A Erre), Riccado Dalisi (Menci Erosa), Salvatore Fiume (Uno Argento), Pietro Cascella (Quadrifoglio), Dolce e Gabbana (Uno A Erre), Vivienne Westwood (Garzi), Dario Fo (Eurocatene) per citarne alcuni. Connubi insoliti che raccontano l’arte come una realtà espressivamente libera, godibile sempre, anche tra un business e l’altro. Perché l’artista altera la natura delle cose servendosi liberamente della materia, la plasma, la rimodella, la svuota, la sovrappone conferendole un valore ancora ignoto al visitatore. È la trascrizione della realtà, una perenne metamorfosi in cui gli oggetti mostrano forme, colori e volumi dalle interpretazioni fantastiche.

Un divertissement di piccole sculture viste da un punto di vista privilegiato, da una angolazione dove confluiscono incontaminati talento, inventiva e audacia. Perché l’arte è priva di compromessi, a prescindere da ogni soggettivo giudizio.

Metafore, simboliche espressioni che colpiscono lo spettatore invitandolo ad entrare in un mondo diverso, incomprensibile, forse, ma ricco di sensazioni senza soluzione di continuità.

La prima edizione di Oro d’Autore fu curata da Lara-Vinca Masini, presso il Museo Archeologico Nazionale “G. Mecenate” di Arezzo. Era il 1988. L’anno successivo si tenne presso la Basilica Inferiore di San Francesco. Nel ’92 fu “Omaggio a Piero”: in occasione delle celebrazioni pierfrancescane trentasette artisti progettarono un gioiello da dedicare a Piero della Francesca.

Nel ’93 ancora la Basilica Inferiore di San Francesco, ma questa volta la rassegna, intitolata “Oro d’Autore: Giappone e USA”, assunse carattere internazionale con la partecipazione di quattordici artisti americani e dieci giapponesi.

Nel ’94 l’intera collezione, comprendente le precedenti quattro edizioni, fu presentata al Makuhari Center di Tokyo. Nel ’95 “Oro d’Autore” fu trasferita a Las Vegas per il JCK Show e sempre nel ’95 fu allestita presso il Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, nell’ambito della VI Biennale Internazionale di Architettura.

“Oro d’Autore: Un gioiello per il Terzo Millennio”, si tenne nel 1998, prima di divenire itinerante con le successive edizioni in Brasile, ad Hong Kong ed a Buenos Aires. Nel 2003 fu la volta di “It Jewels – 30 stilisti per Oro d’Autore”, presentata al Palazzo della Ragione a Milano e trasferita, poi, ad Arezzo, a Düsseldorf e ad Atene.

La rassegna Oro d’Autore – Out of the opulent past – nel 2006 è arrivata a Pechino insieme a gioielli etruschi a testimoniare l’antica tradizione dell’oreficeria Toscana. Nel 2007 è stata nuovamente dedicata a Piero della Francesca, presso la Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Arezzo, con partecipazioni da tutto il mondo: Aulenti, Binfarè, Boontje, Campos Pons, Cibic, Fo, Giovannoni, Kazoun, Kokocinski, Lau, Leone, Pistoletto, Trini Castelli e Zaremski.

L’edizione di quest’anno è stata affidata a Daniel Virtuoso, Coordinatore del Centro Promozioni e Servizi di Arezzo.


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