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Il gruppo indiano Gitanjali alla conquista del mercato europeo

Delle trattative del gruppo Gitanjali per conseguire il controllo di una casa italiana si parlava già da tempo. È stata ufficializzata a Baselworld 2011 l’acquisizione dei marchi Valente, Stefan Hafner, Nouvelle Bague, Io Sì e Porrati e la nascita della Leading Italian Jewels, holding italiana del gruppo indiano Gitanjali fondato nel 1966 dall’attuale presidente Mehul Choksi.

Vero impero del diamante e dei gioielli, il Gitanjali Group, quotato alla borsa di Mumbai, ha oggi un business con una visione totale e verticalizzata: dalla lavorazione di diamanti e pietre preziose alla produzione di gioielleria, oltre alla distribuzione al dettaglio di lifestlye brands in India, Usa, Inghilterra, Belgio, Italia, Medio Oriente, Sud Est asiatico, Cina e Giappone, attraverso un network internazionale di negozi retail di proprietà o direttamente gestiti. Stefan Hafner, Nouvelle Bague, Io Sì e Porrati continueranno ad essere distribuiti da Blu Srl, con un piano di rilancio portato avanti da Stefano Solaro, AD della Società; Valente (marchio proveniente dal polo della gioielleria costituito da Burani) sarà distribuita, insieme ad altri marchi di Gitanjali Group, da Giantti Italia srl, gestita da Ruggero Paolillo, che da una parte si occuperà del rilancio del marchio Valente a livello mondiale e dell’altra introdurrà sul mercato italiano ed europeo alcuni dei marchi più importanti el gruppo indiano, come Giantti e Jennifer Morgan. Preziosa ha intervistato il suo presidente mr. Mehul Choksi.

Quale può essere il futuro del settore orafo?

C’è un enorme potenziale perché i gioiellieri continuino a far crescere i loro business, così come ci sono molti mercati nel mondo dove la domanda è ancora forte e dove l’oro continua a essere popolare malgrado il prezzo del metallo. Per la crescita del comparto italiano, però, è necessario studiare e capire le scelte dei consumatori di mercati diversi, in particolare quelli di paesi come l’India che è il più esteso del mondo. Il design deve adattarsi alla cultura e ai gusti del pubblico: solo così ci può consolidare; altrimenti resta uno strumento con una portata limitata. Inoltre, va risolto il problema dei dazi doganali che pesano sui costi.

In seguito alle ultime acquisizioni del Gruppo che presiede, quale sarà il suo posizionamento nel mercato italiano?

Il nostro obiettivo principale è essere d’ausilio nello sviluppo di un mercato mondiale per le creazioni del Made in Italy. Abbiamo sempre ammirato l’eccellenza italiana e la maestria nella creazione artigianale di gioielli. Il vostro paese è leader in questo: rappresenta la punta di diamante del design. La nostra scelta per il futuro è mantenere design e produzione in Italia: è nostro auspicio lavorare a stretto contatto con designer e produttori che operano sul territorio, offrire ai mercati internazionali collezioni innovative con forte connotazione stilistica e farle espandere in India, dove la gioielleria italiana è molto popolare. Nei prossimi due anni intendiamo realizzare oltre 200 esclusivi outlet in tutto il mondo, che proporranno la più bella gioielleria Made in Italy: così contiamo di far crescere la domanda.

Secondo lei, l’attuale sistema fieristico italiano funziona?

Le fiere italiane sono una piattaforma eccellente per presentarsi al mondo, evidenziare bene la capacità di progettazione e produzione dei gioiellieri e mostrare a tutti nuovi prodotti e tendenze. Tuttavia, penso anche che i gioiellieri italiani hanno bisogno di visitare i mercati di altri paesi e presentare le loro proposte in modo organizzato: le fiere italiane potrebbero usare le loro competenze per facilitare questo processo.

Come vede il mercato internazionale?

Ci sono enormi cambiamenti in atto nel mercato globale. Quelli più maturi stanno ancora avvertendo l’impatto della crisi finanziaria del 2009. Ma ci sono anche molti sviluppi interessanti nei mercati emergenti. Molto è già stato detto sull’India e la Cina, e chiaramente questi sono i grandi sbocchi per il prossimo decennio, ma anche Brasile e Russia possono offrire buone prospettive. In aggiunta, ci sono anche altri paesi che hanno un buon potenziale come lo Sri Lanka, il Vietnam e la Turchia, solo per citarne alcuni.

Qual è il suo suggerimento per superare la crisi?
Con i prezzi delle materie prime così alti e influenzati da molti fattori estranei al settore, dobbiamo porci in modo più intelligente e creativo. Oltre a sviluppare nuovi mercatåi, dobbiamo anche prestare molta attenzione al prodotto e al suo sviluppo: innovare in maniera intelligente in modo da creare nuovi look e nuovi accessori per sostenere noi stessi. L’elemento chiave nel successo delle aziende sarà dato da prodotti appropriati.

Se dovesse dare un consiglio ai produttori italiani, quale darebbe?

Gli italiani sono i più creativi al mondo quando si tratta di design e i più abili quando si tratta di produzione. Ma hanno bisogno di andare in giro per il mondo, capire le culture e le società dove c’è richiesta di gioielli e integrarsi con le tendenze del design locale. In questo modo possono fare del Made in Italy una gioielleria con un appeal universale e una domanda globale.


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