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Editoriale: Il futuro del gioiello passa dalle gioiellerie italiane

Direttore-minArchiviato il mese di settembre, per noi di Preziosa Magazine ricco di soddisfazioni e bei momenti da ricordare, ci apprestiamo, come tutti, alla grande corsa verso il Natale e, anche quest’anno, lo facciamo dedicandogli un intero numero della nostra rivista.

Tutto sommato le fiere settembrine non sono andate male e tante sono state le aspettative per gli ultimi appuntamenti autunnali al Tarì di Marcianise, al Gold Italy di Arezzo e a Taormina. Ma le attese sono tante davvero considerato che nel 2018 tutto il settore ha subito una brusca e traumatica frenata che meriterebbe di essere analizzata con più attenzione.


La crisi – ma c’è ancora? – continua ad essere imputata come la principale causa di questa débâcle. Ma è davvero cosi?


Se estrapoliamo un dato dalla ricerca realizzata dal Politecnico di Milano, coordinata dalla professoressa Alba Cappellieri e dedicata al rapporto esistente tra i giovani e il mondo del gioiello, ci rendiamo conto che i problemi vengono da ben altra parte. Secondo lo studio, che ha raccolto l’opinione di quasi 500 uomini e donne tra i 18 e i 30 anni, provenienti da circa 30 paesi, solo 6 di loro dichiarano di essere entrate in una gioielleria per acquistare un gioiello. Un numero che, pur se limitato ad un campione statistico, dovrebbe far saltare dalla sedia molti miei cari lettori, i dettaglianti italiani.

Considerato che il gioielliere è stato ed è ancora un punto di riferimento per le famiglie italiane – è emerso anche in una ricerca commissionata per lo scorso Natale alla Format Research -, quali sono le motivazioni per cui le loro vetrine non attraggono i millennials? Ma prima di entrare nel merito della questione bisognerebbe evidenziare un dato molto importante: se nella nostra penisola il comparto vive questa forte stagnazione, l’export del gioiello italiano cresce di anno in anno sfidando competitor internazionali e congiunture di mercato non sempre favorevoli.


Allora quali dovrebbero essere i punti di forza da cui ripartire?


Innanzitutto il gioielliere, ancor di più oggi rispetto al passato, dovrebbe essere in sintonia con il proprio cliente, capire le sue esigenze, accompagnarlo in quella che dovrebbe essere una vera esperienza emozionale. Dovrebbe consigliarlo nella permuta di un gioiello con uno nuovo, aiutarlo nella ricerca stilistica che più si avvicina ai suoi gusti. Ma un gioielliere dovrebbe avere anche la competenza necessaria a valutare una pietra – ancora non mi spiego come è stato possibile che gli ultimi ad accorgersi che le banche vendevano diamanti al posto loro sono stati proprio i dettaglianti – e, soprattutto, avere le capacità e le strumentazioni idonee a distinguere le pietre naturali da quelle sintetiche.

E se è così fortunato da avere nella propria azienda persone di famiglia giovani, sono loro i buyers perfetti da mandare in giro per le fiere perché in grado di captare i giusti prodotti, molto spesso legati a logiche “social”.


Insomma, se il gioielliere del futuro vuole continuare a mantenere il proprio ruolo è arrivato il momento di mettere in discussione tutto


la sua attività, il suo orgoglio, la sua professionalità. Non si può pensare di fare ancora negozio senza utilizzare le potenzialità del web, che non sono solo e-commerce, anzi. Inoltre non vanno dimenticati momenti fortemente commerciali, come ad esempio la corsa al Natale che inizia a novembre con il black friday e che di “tradizionale” ha veramente poco!

Per molto tempo ancora troveremo sulle nostre strade tante gioiellerie ma per ritrovare il sorriso in questo settore bisogna avere il coraggio di portare realmente il cambiamento, rinnovando il concetto di prodotto, ma soprattutto di negozio. Ancora oggi pubblicamente viene negato il giusto valore al gioiello moda quando poi, proprio a questa nicchia di mercato, si sono rivolti per fare cassa.

 


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