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Il Cammeo Gonzaga, il viaggio lungo e affascinante di un capolavoro ellenistico

Cammeo Gonzaga: Ritratto della coppia Tolomeo II Filadelfo e Arsinoe II Alessandria, III secolo a.C. Sardonica a tre strati, argento - 157 x 118 mm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage

Per tre mesi, la città di Mantova, già patrimonio mondiale dell’umanità, ha ospitato nella prestigiosa sede delle fruttiere di Palazzo Te una preziosa esposizione, cui protagonista indiscusso è stato il Cammeo Gonzaga.

Realizzato in sardonica a tre strati, è uno dei più grandi capolavori della glittica di tutti i tempi. Presente nelle collezioni della marchesa Isabelle d’Este*, la gemma restò nella città dei Gonzaga fino al 1630, quando le truppe austriache invasero e saccheggiarono i suoi inestimabili tesori. Giunto a Praga come trofeo di guerra, il cammeo fu poi trafugato dalle truppe svedesi e portato in dono alla regina Cristina di Svezia, grande ed avida collezionista. Dopo altro peregrinare, giunto a Roma nelle raccolte Odescalchi, nel 1794 fu venduto al Vaticano.

Da questo momento in poi, non esistono documentazioni o tracce sicure che attestino l’arrivo del cammeo alla Malmaison (non a caso il gioiello è noto anche come Cammeo Malmaison), residenza parigina di Giuseppina Bonaparte. Anche Parigi, però, non rappresentò che una tappa del lungo viaggio intrapreso dalla gemma. È documentato infatti che, a seguito dell’invasione russa, nel marzo 1814, l’imperatrice ne fece dono all’imperatore Alessandro I, che riconoscendone il grande valore artistico non esitò a condurlo con sé a San Pietroburgo, dove tuttora è custodito nel Museo Statale dell’Ermitage.

*    Nell’inventario “delle Robbe” ritrovate nel 1540-42 il cammeo è così descritto: “Primo, un cameo grande fornito d’oro con due teste di relevo de Cesare e Livia, legato in oro con una ghirlanda in circho, con foglie de lauro smaltate de verde, con una perla de sotto, e da riverso lavorato a niello, et una tavola con il nome della illustrissima signora Madama de bona memoria”.


Gioiello con il monogramma del nome di Gesù Ignoto orafo della Germania meridionale - 1562 Oro parzialmente smaltato, diamanti, rubini, opali, perle - 7,5 x 6,8 cm Mantova - Museo diocesano Francesco Gonzaga

Curata da Omelia Casazza, la mostra (un affascinante viaggio nel cuore del collezionismo più fastoso e raffinato della corte dei Gonzaga) che si è conclusa l’11 gennaio scorso, ha rappresentato una grande Wunderkammer (camera delle meraviglie) ospitando importanti pezzi di un patrimonio disperso in tutto il mondo. Il Cammeo Gonzaga, realizzato in area Alessandrina nel III secolo a.C. da un abile quanto ignoto scultore, ritrae una coppia imperiale divinizzata nel momento delle sacre nozze, con ogni probabilità si tratterebbe di Tolomeo II Filadelfo e sua sorella-moglie Arsinoe. Oltre che per le grandi dimensioni (157 x 118 mm), il cammeo è un riconosciuto capolavoro anche grazie alla lavorazione accurata dei tre strati della sardonica, le cui trasparenze e tonalità, hanno consentito una resa coloristica degna di un’opera pittorica. La classicità dei ritratti e la loro disposizione ha rappresentato nel tempo un modello iconografico ripreso in varie epoche, fino all’età napoleonica.


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