di


IEG stop alla quotazione: “È solo un problema di mercati”

«Il ritiro dell’offerta dalla borsa riguarda esclusivamente il rapporto col mercato e gli investitori e non dovrebbe pregiudicare i lavori né al quartiere fieristico di Vicenza, né a quello di Rimini».

Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group (Ieg), ribadisce una volta di più quanto già affermato nei giorni scorsi riguardo alla mancata quotazione a Piazza Affari, cercando una volta per tutte di sgombrare il campo da altre interpretazioni e, soprattutto, di ribadire il valore della società, snocciolando i numeri – positivi – dei primi nove mesi del 2018, nella conferenza stampa convocata insieme all’amministratore delegato Ugo Ravanelli.


Lorenzo Cagnoni

BORSA.

«I dati economici più che positivi non sono episodici – afferma – Siamo il secondo operatore fieristico italiano per ricavi, dietro a Milano, e il primo per ebitda, che a fine 2018 si prevede sarà di 30 milioni, mai fatti da nessuno in Italia. Pensavamo che un’entità di questa natura avesse l’ambizione di entrare in borsa per tonificare le prospettive di crescita e abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile la platea di azionisti e protagonisti dell’economia, non registrando mai incertezze o dubbi. Siamo quindi andati fiduciosi verso questa prospettiva, pur parlando sempre di tardo autunno 2018 “condizioni del mercato permettendo”». Il mercato, però, ha giocato un brutto scherzo. «Eravamo al corrente delle condizioni e me ne assumo la responsabilità – continua – Pensavamo che una caratterizzazione aziendale così robusta potesse superare la prova di un mercato difficile. Non so se sia stato un errore di sopravvalutazione, ma ritenevamo fosse alla nostra portata». Tra i fattori che hanno giocato contro, ci sono il ritiro degli investitori stranieri e la risposta inferiore di quelli italiani «che avevano determinate aspettative riguardo a cambiamenti di alcune situazioni politiche, che sono andate deluse e hanno inserito ordini minori o non li hanno fatti, mettendoci nella necessità di ritirare l’offerta».

Cagnoni, invece, non vuol sentire parlare di altre motivazioni: «Marzotto – afferma – si è dimesso perché Vicenza non gli ha rinnovato la fiducia e Facco è andato via perché non rientrava più nei programmi».


LA QUOTAZIONE.

I passaggi, riassunti da Ravanelli, sono stati appunto fortemente condizionati dall’andamento della borsa.


Ugo Ravanelli

«Giovedì 29 novembre abbiamo confermato l’adesione, riducendo l’offerta da 60 milioni, che senza gli investitori esteri non avremmo raggiunto, ai 36 che ci avrebbero permesso di ottenere un flottante del 35,01% (necessario per accedere al segmento Star, ndr). Quel giorno la borsa cresceva del 3% e sarebbe bastato che si fosse confermato, mentre ci sono stati cambi repentini e martedì 4 dicembre alle 12, alla chiusura, avevamo coperto i due terzi dell’offerta, il 95% con investitori italiani. Abbiamo spostato di un giorno, ma la borsa ha continuato a scendere e abbiamo deciso di ritirare l’offerta, perché andare avanti con i due terzi del book avrebbe significato farla fallire. Il giorno dopo Piazza Affari ha perso un ulteriore 3,5%».

La questione, però, è tutt’altro che chiusa per Cagnoni: «Questo era il primo round, ce ne sarà un secondo».


PIANO INDUSTRIALE E IEG.

Quali saranno le conseguenze relative al piano industriale e agli investimenti che avrebbero dovuto essere coperti dalla quotazione lo spiega Cagnoni, che minimizza, ma non smentisce la possibilità di qualche taglio. «Abbiamo dimostrato al mercato che non abbiamo bisogno della quotazione per mantenere i nostri obiettivi. Non mi sento di dire che siano a rischio gli interventi sulle strutture di Vicenza e Rimini, ma non posso assicurare a 360° che le nostre riflessioni interne non porteranno anche ad alcune conclusioni spiacevoli. La borsa doveva chiudere alcuni dossier di acquisizioni in tempi più brevi, che dovremo riconsiderare. Includere tra queste l’integrazione con Bologna, però, sarebbe una stupidaggine, perché le complicazioni sono di altra natura e molto più importanti». E sul cda si torna al passato, con due consiglieri in quota Vicenza (tra cui il vicepresidente), uno dei quali è già stato indicato in Roberta Albiero. Da Rimini, comunque, è già partita la richiesta di indicare il vicepresidente entro il prossimo cda del 18 dicembre.


I NUMERI.

In apertura sono stati indicati i numeri al 30 settembre 2018, che vedono Ieg in crescita con ricavi totali pari a 111,8 milioni, in crescita del 22% rispetto ai 91,7 milioni di un anno fa; l’Ebitda è inoltre di 22,3 milioni (erano 16,5) e l’Ebit si posiziona a 14,2 milioni (rispetto a 9,4 milioni di settembre 2017).

La previsione a fine anno, invece, è di 155 milioni di ricavi, 30 milioni di Ebitda e un Ebit «a due cifre, in crescita rispetto ai 9 del 2017», come sottolinea Ravanelli. Ricavi su cui Vicenza pesa per il 25%.


VICENZAORO.

E oltre che dalle fiere dell’agroalimentare, le prime per importanza, un dato positivo viene anche dalla gioielleria «che nella seconda parte dell’anno ha avuto una ripresa positiva dopo la staticità di gennaio, mentre settembre ha avuto una crescita significativa. I ricavi di VicenzaOro sono stati sostanzialmente stabili negli ultimi anni: 23,9 milioni nel 2015; 22,8 milioni nel 2016; 23,1 milioni nel 2017 e hanno registrato un +4% quest’anno, grazie all’edizione autunnale.



Le prime manifestazioni del 2019 – VicenzaOro e Sigep a Rimini – da previsioni partiranno come razzi, in conseguenza dei risultati di quest’anno e per la gioielleria è importante la collaborazione con il Comune, tanto che a gennaio ViOff passerà da uno a tre giorni e il programma “Primo” ci permetterà di consolidare VicenzaOro come uno dei tre principali hub mondiali del settore, con Las Vegas e Dubai, ruolo che si era spostato in Svizzera».

A tal proposito archivia l’assenza di brand anche importanti come Pasquale Bruni (che non parteciperà a manifestazioni nel 2019) come «normale rotazione delle presenze. È vero che alcuni non ci saranno, ma la caratteristica di Ieg a livello di fedeltà è altissimo e VicenzaOro non fa eccezione. Altri molto importanti hanno confermato con investimenti anche maggiori».

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Orizzontale AMERICA