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Ieg, intervista a Lorenzo Cagnoni

«Con l’acquisizione delle fiere aretine consolidiamo la nostra posizione nel settore»

“Com’è stato detto il 19 giugno scorso, nella sede di Borsa Italiana: la quotazione ha rappresentato per noi non un traguardo ma l’inizio di un percorso sul quale ci stiamo muovendo con determinazione (…) e lavoriamo ogni giorno per essere all’altezza”

Lorenzo Cagnoni è un “giovanotto” nato a Rimini, dove risiede. È sposato, padre di due figlie, con alle spalle, prima, una lunghissima esperienza nella politica cittadina e poi come manager in numerose realtà economiche romagnole. Nella sua lunga carriera ha ricoperto incarichi di prestigio in contesti produttivi quali la Società di Servizi Aeroportuali Aeradria, il Centro Agroalimentare Spa e il Convention Bureau della Riviera di Rimini. Da circa 30 anni è il deus ex machina dell’ente fieristico romagnolo diventato, tre anni fa, dopo la fusione con la fiera di Vicenza, Italian Exhibition Group. Top player italiano fresco di una quotazione in borsa ma soprattutto di una acquisizione molto importante: le fiere orafe aretine. Con piacere abbiamo raccolto il suo pensiero in merito ad argomenti strategici per il futuro del nostro sistema orafo.

Con l’acquisizione delle due fiere orafe di Arezzo, IEG rafforza la sua presenza in ambito europeo se non internazionale. Quale peso ha questo segmento nel portafoglio di IEG?

La divisione Jewellery & Fashion è una delle colonne portanti del portafoglio delle manifestazioni di IEG e l’acquisizione delle fiere aretine di Oroarezzo e Gold/Italy certamente consolida la nostra posizione tra i principali operatori in questo settore, a livello internazionale. Mi piace sottolineare che con una regia unica dei principali eventi B2B – tema a noi molto caro – il mercato e i clienti possono usufruire di un calendario di appuntamenti nel quale il posizionamento di ognuno è chiaramente definito, differenziato e valorizzato nelle sue specificità, in relazione alle necessità espresse dalle aziende e dai buyer nell’arco dell’anno. Un’opportunità che permette di delineare un’offerta sempre più integrata di manifestazioni, evitando sovrapposizioni che rischierebbero di ridurne l’efficacia. Siamo convinti di aver tracciato un percorso molto valido dal punto di vista imprenditoriale, delineando uno scenario che offre ottime occasioni per esprimere al meglio la nostra mission, che è quella di affiancare e supportare la crescita e lo sviluppo delle aziende in particolare nella loro espansione all’estero.

Quotidianamente l’evoluzione tecnologica sembra archiviare importanti fette di economia tradizionale, dalla sua lunga esperienza, come immagina il futuro dell’organizzazione fieristica.

Il dibattito è affascinante. Penso di non essere smentito se le rispondo che da almeno 20 anni mi trovo a rispondere, sempre con piacere, a questa domanda con scenari circostanti via via evolutisi. È innegabile che la tecnologia consenta traguardi prima impensabili, se poi intercettiamo quello che è il vero cuore del tema – e mi riferisco ovviamente all’intreccio dei big data a favore del nostro cliente – si spalanca un futuro di prospettive di business straordinario. Ma in tutto questo l’elemento umano resta e resterà nodale. Lo scambio di saperi, culture, esperienze genera le più decisive opportunità di mercato. Lo sviluppo digitale, l’intelligenza artificiale coordineranno, produrranno, potenzieranno, miglioreranno le fiere, già ora lo fanno ma sempre a partire dal resto.

Come è importante nel mondo fieristico fare “sistema paese”, mi riferisco sia ad alleanze strategiche tra players, sia proprio attività a supporto delle nostre imprese.

Sul primo punto crediamo di avere dato ampia risposta nei fatti, proprio con il concreto esempio delle fiere aretine. Sul resto, mi sento di sottolineare che il “sistema paese”, il vero Made in Italy, risiede nei territori nei quali il tessuto imprenditoriale è capace di esprimere un grande valore. Penso alle eccellenze della manifattura ma anche dei servizi, per esempio nei settori in cui siamo presenti come IEG, dalla gioielleria al food&beverage, dalla green economy al turismo e al wellness. Le fiere, e sicuramente IEG è in prima fila in questo, hanno un ruolo imprescindibile nel valorizzare il know-how delle imprese, nel creare interconnessioni e stimolare l’incontro tra domanda e offerta sul piano internazionale. Anche l’integrazione verticale di servizi come gli allestimenti e la ristorazione, in capo a IEG, indirizza il nostro impegno nel supportare sempre meglio le imprese gestendo direttamente un ampio ventaglio di attività per proporsi più efficacemente ai mercati d’interesse.

Hong Kong vive un momento di particolare fervore politico, anche in questa ottica quanto è importante essere “presente” nella Cina continentale.

La velocità a cui viaggia l’economia cinese e la dimensione del Paese e del mercato ci raccontano della necessità di un approccio in linea con la sicurezza e l’aggressività commerciale – lo dico convinto –  che appartiene allo spirito con cui IEG affronta i temi internazionali. La collaborazione con realtà cinesi è avviata da tempo e ci vede accogliere ormai con consuetudine delegazioni di operatori in visita alle nostre manifestazioni ma anche rafforzare alcune partnership in settori strategici per l’economia nazionale con l’organizzazione di appuntamenti fieristici in Cina e la firma di importanti accordi di collaborazione. Giusto per fare un esempio, in Cina siamo già presenti con la nostra società commerciale Europe China Environmental Exhibitions (ECEE) attraverso la quale organizziamo CDEPE (Chengdu International Environmental Protection Expo), appuntamento con la green economy nella quale, grazie all’esperienza trentennale di Ecomondo, siamo leader a livello internazionale. Proprio lo scorso autunno, durante l’ultima edizione di Ecomondo a Rimini, abbiamo rafforzato la nostra partnership con CAEPI che organizza dal 1986 a Pechino la storica rassegna CIEPEC (China International Environmental Protection Exhibition and Conference).

Circa sei mesi di quotazione in borsa è un tempo troppo breve per chiederle numeri e bilanci ma non certo una sua impressione.

Con la quotazione abbiamo preso un impegno con il mercato, i nostri azionisti, il sistema paese. Vi abbiamo legato obiettivi di crescita e di sviluppo del nostro business, e ricordo il coraggio di essere stati una delle poche matricole del 2019. Com’è stato detto il 19 giugno scorso, nella sede di Borsa Italiana: la quotazione ha rappresentato per noi non un traguardo ma l’inizio di un percorso sul quale ci stiamo muovendo con determinazione per cogliere le migliori opportunità sullo scenario nazionale e internazionale. Lavoriamo ogni giorno per essere all’altezza – e se possibile sempre oltre – la fiducia che ci è stata accordata dagli investitori.


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