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Ice, fari puntati sui buyer statunitensi

Tante le iniziative del Piano Speciale Usa: tra pochi giorni in arrivo a Arezzo il gruppo Richline con due retailer del suo giro d’affari

gioielli

Guarda agli Usa l’Ice: mercato in netta ripresa, gli Stati Uniti sono oggetto di un Piano speciale dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane mirato al settore della gioielleria. Il Piano, voluto dal ministero dello Sviluppo economico e realizzato da Ice con la collaborazione di Confindustria Federorafi, ha coinvolto, nel 2015, i nomi più importanti della Grande Distribuzione Americana: Neiman Marcus, Ben Bridge, LuxBond&Green e Homeshopping TV.

I frutti di questi accordi, alcuni dei quali ancora in corso, hanno portato i gioielli italiani in vendita in 25 Stati con più di 120 negozi specializzati e 80 aziende coinvolte. In cosa consiste concretamente? Nella ricerca di una piattaforma vendite, la più vicina possibile al cliente finale, con la quale si negoziano acquisti reali, incrementi degli acquisti, percentuali di nuovi fornitori e nuove linee di prodotto. Quella che coinvolge la catena Neiman Marcus, per esempio, ha visto una prima promozione di gioielli italiani con il coinvolgimento di 20 designer e di tutti i 41 negozi della società in 20 stati. Nel reparto previous jewelry, è stata allestita una zona dedicata a quello che è stato chiamato l’Italian Jewelry Festival: più di 150 eventi con trunk shows e catering italiano per clienti selezionati e menu italiano nei venti ristoranti della catena.

Ma il Piano Speciale Usa si muove anche su altri fronti: l’ultimo accordo, concluso con il newyorchese Richline Group, importatore di gioielli da più di 20 anni, che sarà ospite ad Arezzo a fine ottobre (dal 24 al 29). La società, parte del gruppo Gruppo Berkshire Hathaway, divisione gioielleria italiana, sarà presente nel cuore del distretto orafo toscano con i propri rappresentanti insieme a due retailer del suo giro d’affari, Piercing Pagoda e Zales, che incontreranno le aziende italiane selezionate in base alla produzione di interesse.

Il “business model” di Richline è fondato sull’acquisto di gioielli in nome e per conto dei clienti/retailers, 23 tra department stores, gioiellerie e catene di negozi specializzati che sono tutti a livello macroregionale o nazionale, ed esclude l’acquisto in contovendita che usualmente rappresenta un limite non facilmente superabile per l’azienda italiana. Ad oggi è in corso la fase di raccolta delle adesioni delle imprese italiane che giungono davvero numerose per cogliere questa nuova opportunità che appare sfidante.

Interessante è anche il profilo dei due retailer in arrivo in Toscana: Piercing Pagoda – gruppo Signet, al suo attivo 78 monomarca e corner – ha sviluppato da tempo un ampio assortimento di oreficeria a titolo 10 e 14 carati a prezzi contenuti. La società texana Zales è invece presente negli Stati Uniti e a Porto Rico con oltre 750 store, con una varietà di prodotti che vanno dalla gioielleria brandizzata agli orologi, dai gioielli con diamanti all’oreficeria, dalle perle coltivate a un’ampia selezione di gioielli nuziali, business principale delle catene Zales.


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