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I tesori nascosti dell’Afghanistan

Nell’ambito della Mostra “I tesori nascosti dell’Afghanistan” che si tiene al British Museum di Londra fino al 3 luglio, sono esposti dei preziosi reperti orafi, frutto di importanti campagne di scavo avvenute nel secolo scorso in tutto il territorio afgano. Quelli esposti rappresentano un doppio tesoro in quanto non solo rappresentano testimonianza di un patrimonio nazionale di grande valore artistico e culturale, ma anche perché costituiscono il simbolo della caparbietà e del coraggio di un gruppo di funzionari statali che durante l’invasione sovietica del Paese misero in salvo questi beni custodendoli in luoghi segreti.

Tra gli oggetti più antichi esposti ci sono i ricchi ed opulenti ornamenti, appartenenti ad un corredo funerario di una sepoltura nomade risalente al 2000 a.C.; con le loro peculiarità rappresentano una delle prime testimonianze delle produzioni orafe in Afghanistan, il cui territorio rappresentava il centro dell’antica Via della Seta, lungo le rotte commerciali dell’Asia, l’India e la Cina.

L’alto valore di questo evento è stato sottolineato non solo dalla presenza di un patrimonio inedito, ma anche dall’apertura ufficiale della mostra alla presenza del presidente Karzai accompagnato dal ministro degli esteri britannico e dall’ambasciatore inglese in Afghanistan, nonché dalla settimana di apertura esclusiva destinata ad ospiti illustri e membri della comunità afgana a Londra. Sponsor dell’evento è la Bank of America Merril Lynch (a significare il grande valore attribuito all’avvenimento).

Tra gli oggetti in mostra, un posto privilegiato spetta ad alcuni dei pezzi appartenenti al “Tesoro battriano”, fortunosamente rinvenuto nel 1978 nell’Afghanistan nord-occidentale dove anticamente vi era la Bactriana, territorio che conobbe la gloria persiana, dapprima con la conquista di Ciro il grande e poi con la magnificenza di Alessandro Magno. Casualmente e senza attesa vennero alla luce (durante una campagna di scavo sovietico-afgana) 21.618 pezzi d’oro in sei camere funerarie riscoperte su di una collina non a caso rinominata Tyllia Tepe (collina d’oro).

Furono rinvenute le sepolture di cinque donne ed un uomo i cui corpi erano stati avvolti in lenzuoli sui quali furono cuciti elementi d’oro, parures traboccanti di pietre preziose, principalmente granati, turchesi e lapislazzuli a testimonianza dei traffici commerciali del Paese. Si trattava evidentemente di sepolture principesche (la cui storia ancora è avvolta dal mistero) di grande interesse non solo artistico ma anche culturale, fondamentali per comprendere il valore storico del territorio afgano in età antica.

La tipologia e lo stile di questi reperti (a cui è stato dato grande risalto nelle sale del museo londinese) è molto variegata. Essi rappresentano infatti, l’esempio tipico di quella cultura di confine che poté svilupparsi nelle aree nomadi che assimilavano tutte le componenti artistiche con cui venivano in contatto. Proprio da queste commistioni, nacquero delle lavorazioni molto raffinate e particolari che ancora oggi rappresentano la summa di una produzione di grande intensità e valore. In esse sono ravvisabili infatti, tracce delle produzioni sciite e macedoni.

Rilevanti per l’elaborazione e il disegno sono la Corona con decorazioni a foglie d’oro (che ha prestato la sua immagine alla locandina della mostra) e il favoloso pendente con la rappresentazione di una donna tra draghi, definita la “Signora degli Animali” del I secolo d.C., realizzato con la tecnica dello sbalzo e con raffinate lavorazioni con cabochon di granati e inserti di turchese.

Lungo le sale del British, si è voluta valorizzare ulteriormente la preziosità di questi reperti attraverso un percorso di luci che ne risaltano le forme e le minute lavorazioni; non solo, delle aree tematiche didattiche costituite da fotografie e opere anche scultoree rafforzano la valenza anche simbolica di un patrimonio che vuole rappresentare al meglio la grandezza di un Paese che ancora lotta per vedere riconosciuta la propria indipendenza.

Londra. British Museum
3 marzo – 3 luglio 2011


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