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Hausmann & Co., i Signori del Tempo

Benedetto Mauro e Francesco Hausmann ci raccontano una radicata tradizione familiare giunta alla quinta generazione

Benedetto Mauro e Francesco Hausmann

La porta si chiude e i rintocchi delle mille campane di Roma cattolicissima cedono il passo al ticchettio di imponenti pendole a colonna mentre, incurante delle innovazioni, un austero regolatore di precisione del 1905 celebra la tradizione meccanica oscillando silenzioso, senza approssimazioni.

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Hausmann & Co. in via del Corso a Roma

Nelle teche dalle ordinate prospettive si affacciano capolavori che intessono passato e presente a testimonianza di un patrimonio culturale, ingegneristico ed estetico che si svela tuttora unico e irripetibile. Inattaccabile dopo due secoli e più. Sono nel negozio ‘Hausmann & Co’ di via del Corso, dove si respira una realtà senza eguali che è entrata nella storia dell’Urbe da palazzo Piombino, esattamente dalla bottega che il maestro orologiaio Giovanni Romano Riccio ha aperto lì, nel cuore della Caput Mundi, e dove fatti, eventi e date si incroceranno per non uscirne mai più.
È il 1794.

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Hernst Hausmann rileva la proprietà della ditta Ricci (1881)

Sul soglio pontificio siede Pio VI, l’illuminismo incomincia a soffiare le prime ventate di novità, le gonne preferiscono ampiezze meno impaccianti e il tempo lo si porta addosso come un gioiello, prima in tasca poi sul polso, le meccaniche si affinano, i volumi si riducono e le piccole complicazioni fanno capolino. Anche nel suo piccolo magazzino che diventerà il punto di riferimento di nobili e prelati. Ma l’avventura di Riccio, per scelta di suo figlio Innocenzo, viene affidata all’esperienza di un tedesco che la trasferisce proprio qui, in via del Corso 406, sotto l’insegna che porta il suo nome: Erns Hausmann – che diventerà “Hausmann & Co” nel 1895 a seguito dell’ingresso in società di un tecnico di rara competenza: Hermann Frielingsdorf. La professionalità e l’esperienza continuano ad esserne il file rouge, non raramente affiancate da ruoli anche sociali, e gli inevitabili cambi generazionali non intaccano né i valori né la tradizione familiare di quello che da laboratorio è diventato negli anni una solida azienda in evoluzione, ponendosi a pieno titolo nel top dell’intero settore del lusso mondiale.

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Il nome della Società diventa Hausmann & Co. per celebrare l’ingresso di Hermann Frielingsdorf

Tutto questo è l’eredità raccolta da Benedetto Mauro e Francesco Hausmann, amministratori dell’attuale “Gruppo Hausmann” che conta in città tre punti vendita: Hausmann Condotti in via dei Condotti, il più recente Hausmann Trident in via del Babuino a Palazzo Fabri Saraceni e lo storico Hausmann & Co. in via del Corso, dove ad accogliermi è Benedetto Mauro, una delle massime autorità mondiali dell’alta orologeria.

Cosa rappresenta oggi la Hausmann & Co.?
Una radicata tradizione familiare giunta alla quinta generazione… anzi, con la nascita del mio nipotino Edoardo siamo alla sesta generazione. L’evoluzione è il suo punto fermo e continuerà ad evolversi, ma mantenendo stretti i valori di sempre, fra i tanti la professionalità, il rapporto umano con il cliente e l’assistenza post vendita garantita dalla capacità dei nostri maestri orologiai e lucidatori e da un laboratorio, che innegabilmente, è tra i più qualificati al mondo.

In tempo di crisi e di globalizzazione anche il lusso deve scendere a compromessi?
No, altrimenti non sarebbe più tale. Nell’alta orologeria il vero compromesso è dato dall’oscillazione del prezzo che dipende dal franco svizzero (sorride), mi piace dire che “non vendiamo orologi ma franchi svizzeri che fanno tic tac”.

L’e-commerce è un danno o un’opportunità?
Ogni novità se presa nelle giuste misure può essere una buona opportunità ma indipendentemente da ciò noi non pratichiamo l’e-commerce. Certo, potremmo attuarlo ma, è pur vero che nell’alta orologeria si incontrano capolavori che esigono di essere svelati lentamente, raccontati dettaglio dopo dettaglio, toccati con mano. Perché sono a tutti gli effetti delle vere opere d’arte. Stiamo però sviluppando un settore vintage dedicato ai cosiddetti ‘orologi di secondo polso’.

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Quale pensa possa essere il futuro degli orologi hi-tech, sempre più smart?
Sono pratici e alcune funzioni davvero utili ma credo che sia il fascino della novità a fargli da apripista. Secondo gli opinion makers è un fenomeno che non potrà mai scavalcare l’orologio classico.

Qual è il vostro target di riferimento?
Effettivamente sono due differenti target, uno rappresentato dai giovani in carriera che scelgono l’orologio perché oggetto che li rappresenta, che parla di loro, uno status symbol per intenderci. In parallelo ci sono poi i collezionisti e gli investitori.

Il modello più venduto?
Il più richiesto rimane il Patek Philippe, il che non vuol dire però che sia il più venduto che si conferma essere ancora il Rolex.

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Qual è il peso dato dal cliente straniero sul vostro fatturato?
Fino allo scorso anno rappresentava il 90 % del fatturato, oggi invece riscontriamo un revival del cliente italiano, nonostante il tetto massimo di spesa sia stato fissato dall’Agenzia delle Entrate a 3500 Euro. Un grave handicap per chi vuole acquistare oggetti di un certo prestigio che però non si registra in altri paesi europei, l’Austria ad esempio. Sono tante le persone che si recano a Vienna perché lì possono spendere senza problemi mentre noi siamo costretti ad identificare fiscalmente il cliente. Non credo sia un deterrente per i veri evasori.

Da anni avete allargato gli orizzonti anche alla gioielleria, come mai?
Sì, esattamente dal 1966, quando cioè acquisimmo questo negozio dall’allora proprietaria, la Signora Pelloni, che scroprimmo essere la zia di Raffaella Carrà. All’epoca trattava orologi e piccola gioielleria, un settore per noi nuovo che però decidemmo di potenziare proponendo esclusivamente nostre creazioni a marchio identificativo RM12, fra i primi nella numerazione progressiva della Capitale, con il quale ancora oggi è punzonato ognuno dei nostri pezzi esclusivi che affidiamo all’esperienza di maestri artigiani.

Mario Didone
Mario Didone

Oggi Jewelry Manager del comparto è Mario Didone che dopo aver ricoperto il ruolo di direttore in questo punto vendita, dallo scorso gennaio è responsabile dell’intero processo, vale a dire dall’ideazione, alla realizzazione, oltre che del marketing, della comunicazione e dei rapporti con i media.


1 commento

  1. Mazzocca erminio says:

    E possibile conoscere i vostri prezzi anche x l usato x gli orologi ve ne sarei grato grazie


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