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I gioiellieri cinesi vanno forte, ma ora temono la concorrenza

Si scalda la concorrenza tra gioielleri in Cina. Malgrado una crescita esponenziale registrata nell’ultimo biennio (nel 2010 e nel 2011 le vendite hanno raggiunto i 250 e i 380 miliardi di yuan, con crescita rispettivamente del +13,6 per cento e del 40 per cento), i marchi ‘autoctoni’ del comparto del dettaglio si trovano a far fronte a una presenza sempre più massiccia di brand esteri che rafforzano costantemente la loro presenza in Estremo Oriente.

I dati del Gems & Jewelry Trade Association of China (GAC), riportati da Global Times, indicano dunque una vera e propria impennata: in dollari, le cifre riportate in apertura corrispondono a 39 e 60 milioni. Il 2012, però, secondo gli analisti rappresenta una fase di transizione durante la quale potrebbe verificarsi un rallentamento anche a causa della concorrenza d’oltreoceano.

“Piccoli player con una potenza finanziaria relativa, una poco chiara brand image e prodotti di fascia media si trovano davanti al rischio di una potenziale chiusura”, ha detto Wang Jing, analista del mercato dell’oro per la Qianzhan Intelligence Co di Shenzhen. Attualmente, marchi europei e americani come Cartier e Tiffany hanno consolidato il proprio mercato nelle città cinesi più importanti, mentre i brand nazionali come Laofengxiang e Laomiao sono più forti nelle città di secondo livello.

La ‘gara’ potrebbe aprirsi per le città di terzo e quarto livello – ha detto Jianhua, vicesegretario generale della divisione diamanti della Gems and Jewelry Trade Association of China -. A parità di qualità, marchi stranieri possono fissare prezzi di gran lunga superiori a quelli dei competitor locali”: l’intervento dell’esperto è una risposta all’evidente svantaggio delle aziende locali di fronte alla tendenza dei consumatori cinesi di riporre maggiore fiducia in nomi stranieri.


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