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Homi, “il futuro passa dalle mani di noi artigiani”

Con il progetto #IAMTHEMAKER, Fiera Milano sostiene e rilancia i valori dell’artigianato italiano

Il domani è nelle mani e nelle menti dei maker – maker non artigiani perché il loro file rouge che lega passato e futuro passa anche per la tecnologia. Il vero made in Italy scommette sul domani se porta la loro firma perché garantisce un modello lavorativo  importante che fonde l’handmade alle macchine innovative.

A questa realtà si sta riconoscendo ancora di più il valore del know how, per dirlo con un termine moderno, un valore inestimabile principalmente per le generazioni a venire che in esso riconoscono un linguaggio universale.

Alcuni protagonisti di Homi Fashion&Jewels (il prossimo appuntamento è in programma dal 19 al 22 settembre, a Fieramilano) svelano i segreti della loro passione, come tutto è iniziato e dove li porterà, perché l’artigianato è una vocazione, un percorso di vita che guarda avanti perché ha le proprie radici nel passato, come nel caso di chi ha ereditato il mestiere dei padri e dei nonni e che, con grande coraggio e responsabilità, reinterpreta con uno sguardo diverso, a volte anche visionario, perché queste best practices non profumino di vecchio ma di competenza.

Il lavoro artigiano è una delle cifre della cultura e dell’economia italiana, un savoir faire che diventa ingrediente indispensabile per l’intero sistema manifatturiero italiano e per il suo futuro: recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell’affermare che l’artigianato e tutti i lavori basati sul saper fare con le mani saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni.

«L’artigianato è una perla rara e preziosa che trova terreno fertile nei sedimenti della cultura e nella capacità di rinnovarsi»

Emanuele Guido

L’artigianato è una perla rara e preziosa che trova terreno fertile nei sedimenti della cultura e nella capacità di rinnovarsi, guardando al futuro con occhi sempre nuovi e curiosi. In questo senso l’Italia, forte di un patrimonio culturale di inestimabile valore e di una innata vocazione al dinamismo, è la cornice ideale dove ancora oggi nascono incessantemente i più interessanti progetti di artigianato locale proiettato verso il mercato internazionale. È nella mission di HOMI Fashion&Jewel scoprire, supportare e valorizzare questa immensa ricchezza, oggi più che mai” – Ha dichiarato Emanuele Guido, Exhibition Director di HOMI.

In una società sempre più digitale e multimediale come questa attuale, l’artigianato si prende la rivincita come si evince dalle parole di alcuni artigiani di HOMI Fashion&Jewels che ne riconoscono il ruolo fondamentale.

La passione dell’artigianato nasce dalla storia della mia famiglia. 4 generazioni fa: 1896, il mio bisnonno aprì il primo laboratorio.” E si augura di poter continuare la storia della sua azienda anche con suo figlio. A raccontarlo è Marco Russo, torrese di nascita, titolare della RUSSO CAMMEI che dal 1896 realizza camei, tradizione tipicamente italiana e partenopea.

Un pensiero molto intimista arriva da Salvatore D’Orsi di JASHA: “L’artigianato è nato principalmente per amore, è una cosa che nasce dall’interno, una storia i cui capitoli sono scritti attraverso creazioni uniche. Un percorso da proseguire e da portare avanti con passione”.

Ma l’amore per la manualità può anche essere un’inclinazione naturale che esplode all’improvviso senza la forza di una tradizione familiare alle spalle. È il caso di Vittoria Ferria Contin, del brand Vitti Ferria Contin, per la quale “La passione per l’artigianato è nata proprio per gioco” e da lì ha preso la forma delle meravigliose conchiglie con le quali firma i suoi bijoux.

Stessa esperienza per Barbara Proverbio di BP Jewels che, mentre studiava architettura, è letteralmente inciampata nel vetro e ha cominciato ad approfondirne le tecniche di lavorazione. “Non sono diventata un architetto ma ‘un’artigianella felice’”.

Altieri Pasqualina di BLUSAHEL dichiara che “L’artigianato è la mia vita, la mia passione, è la mia ragione di vita”. E gli ha dato la forma della sua piccola pelletteria sostenibile apprezzata in tutto il mondo.

Nelle opere visionarie di Philip K. Dick il protagonista era una sorta di artigiano, abilissimo nel costruire o riparare le cose.

Essere artigiano per me è fondamentale perché mi permette di trasformare il mio pensiero, i miei sogni, il mio desiderio in oggetti. Essere artigiano significa guardare la persona e svolgere un ruolo importante”. Dichiara Francesco Massari di GEMMARIUM ITALIA.

Per Maria Angelucci di AMLÉ è “fondamentale per tutti gli italiani attingere da quelle che sono le nostre artigianalità e portarle avanti. Il concetto di novità deve essere sempre centrale ed anche la scelta di materiali differenti costituisce un punto di forza”.

“L’artigianato credo che sia l’unica leva che abbiamo noi italiani per differenziarci nel mercato globale. La manualità e la tradizione, nonché la capacità di innovarsi senza perdere quei valori costitutivi sono al centro dei nostri manufatti”. Sono le parole di Dario De Maria di DARIO DE MARIA.

In un commercio talmente veloce, dove tutto viene industrializzato, il pezzo artigianale appartiene a una nicchia di mercato che avrà sempre il suo spazio, per quella sua capacità di raccontare e di raccontarsi” dice Maria Maresca di Maresca Officine Orafe.

Dello stesso pensiero Valentina Laganà, nata e cresciuta in una famiglia di artisti, che respira creatività e artigianato fin da piccola. “È il tesoro di un popolo, tutte le sue tradizioni, tutta la sua storia”.


1 commento

  1. Imelde Corelli Grappadelli says:

    Buongiorno, mi chiamo Imelde Corelli Grappadelli . Il mio percorso nel mondo del gioiello è iniziato , nella mia testa , da bambina. Ero affascinata dai racconti che la mia nonna paterna Imelde Tamba mi faceva parlando dei suoi gioielli. Quello che più di tutti mi piaceva ascoltare riguardava un bellissimo paio di orecchini in diamanti che indossò per andare a Milano alla Scala per il centenario della nascita di Wagner….” e tutti si girarono a guardarmi”…così è entrato in me quel desiderio ancestrale di creare gioielli. A sette anni annunciai al mondo dei miei cugini che io avrei fatto gioielli. Da quel momento in poi tutto è stato finalizzato a questo, la creazione di piccoli anelli con un sottile fil di ferro, orecchini meravigliosi con i fiori freschi di geranio….la mia voglia di frequentare il liceo artistico invece del Liceo classico…..Ma…la insegnante di storia dell’Arte Bice Simboli mi affascinò con il tondino degli Etruschi…la granulazione. Così frequentai Storia Antica dove mi sono laureata discutendo una tesi sulla tecnologia dell’oro nell’antichitá, mentre ero studentessa universitaria conobbi due anzianissimi Orafi ottuagenari , cavalieri di Vittorio Veneto…., che ancora lavoravano alacremente nel loro laboratorio nel centro di Bologna, Mario Renazzi e Giuseppe Ferri. Mi permisero di stare in laboratorio a guardarli lavorare….per circa sei mesi alle loro spalle guardavo i loro gesti ,,,poi una mattina Ferri mi diede un verguccio di argento e mi disse di trafilarlo. Quello è stato il giorno più bello della mia vita.


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