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Granati

 

Noi percepiamo le gemme dalla reputazione del loro nome, dall’uso millenario che le civiltà ne hanno fatto. Le formule chimiche, le proprietà esprimono valori oggettivi, certo, ma che devono essere confrontati con gli eventi legati all’uso delle pietre. E con i tanti misteri, con le leggende, e anche con i luoghi comuni e i pregiudizi. I granati – tanto per entrare nello specifico – innanzitutto sono tanti (e in gruppi separati, recanti colorazioni sorprendenti e impreviste, sconosciute spesso al grande pubblico).

I granati non sono quelle pietre cupe e scure, oltre che di scarso pregio, degli anelli appartenuti alle bisnonne. Hanno conosciuto sorti alterne, dai fasti classici all’appannamento del blasone che ha comportato una frettolosa percezione di pietre a buon mercato soprattutto per l’impiego delle varietà più commerciali. Fino al clamoroso exploit degli ultimi decenni.

TAV. 1: Esemplari grezzi di materiale nuovo e particolarmente apprezzato, denominato Imperial Malaya Garnet, si presenta nelle tonalità dal rosa al pesca, è rinvenuto esclusivamente nel nord della Tanzania. (foto Roger Dery)

Uno sguardo d’assieme
Composizione chimica dei granati, una serie isomorfa Tutti i granati hanno la formula chimica generale X3Y2(SiO4)3 dove X= Mg, Fe, Ca o Mn e Y= Al, Fe o Cr. Gli ioni dei metalli di ogni gruppo hanno dimensioni pressoché uguali per cui possono prendere lo stesso posto, durante la formazione del cristallo, in qualsiasi proporzione generando quella che viene definita come serie “isomorfa”. L’intera famiglia dei granati può essere considerata come costituita da due di tali serie: la prima un silicato di magnesio, ferro o manganese alluminio, include piropo, almandino e spessartite. La seconda un silicato di calcio, alluminio o ferro, include uvarovite, grossularite e andradite C’è da tenere conto inoltre che queste due serie possono anche miscelarsi lievemente l’una con l’altra.

Abito cristallino: Quasi tutti i cristalli sono dodecaedri rombici o icositetraedri. Sono comuni anche le combinazioni di queste due forme. La crescita irregolare può essere ingannevole, ma si possono distinguere i tre assi ternari di simmetria. Possono essere presenti inclusioni di fibre orientate.
Carbunculus, status symbol dell’antichità. Alabanda, la capitale del granato almandino
Già apprezzati e diffusi nell’età del bronzo, citati probabilmente nella Bibbia, commerciati dai fenici, i granati già nell’età greco-romana accesero la curiosità dei primi studiosi delle gemme. Ma in realtà il termine carbunculus con cui venivano indicati s’estendeva più genericamente a tutte le gemme di colorazione rossa, rosso-bruna, rosso porpora (in pratica non si distinguevano spinelli, granati e rubini). Lo sviluppo della loro lavorazione era stata conseguenza della stupefacente epopea imperiale d’Alessandro Magno che di fatto aprì delle vere autostrade commerciali nell’antichità mettendo in circolazione le massicce disponibilità di gemme dall’intero subcontinente indiano e dall’isola di Ceylon. Già Teofrasto aveva dato conto di una vera e propria capitale della produzione del granato. Infatti nelle vicinanze di Mileto, ricca città sede di grandi traffici mercantili, fiorì una località resa prospera dall’attività di ritaglio del carbunculus. Questa era infatti l’attività principale della ricca Alabanda che riforniva di granati, nei primi secolo dopo Cristo, l’intero bacino del Mediterraneo. E proprio da questa città s’origina il nome che designa il gruppo dei granati almandini, di gran lunga i più diffusi in quell’epoca. Il granato era nel mondo classico a tutti gli effetti una pietra di invidiabile rango, al punto da essere destinata alla lavorazione dei cammei dei notabili. Alabanda , specialista nella sua lavorazione, era una sorta di Anversa o Amestradam dei tempi andati, sede di diverse migliaia di tagliatori, un indotto e un reticolo commerciale. Le gemme di questo pregio – si pensi anche alla contemporanea fortuna di Aquileia, fornitrice di Roma degli opali slovacchi (erroneamente identificati all’epoca come indiani) – alimentano correnti di traffici consistenti e contrassegnano il grado di opulenza dei sistemi economici cui fanno parte. È degno di nota rilevare come le grandi civiltà, succedutesi in varie e distinte epoche, esprimano quasi sempre un sistema manifatturiero e una corrente di traffico di beni di lusso, spesso gemme o preziosi, che servono a consolidare lo status dei ceti più prosperi. Plinio inizia lo studio delle contraffazioni delle gemme partendo dal granato. La diffusione e la popolarità dei granati almandini nell’antichità è tale che accende la curiosità del grande Plinio che oltre a darcene conto prende spunto per la prima volta per sollevare un grande tema della gemmologia moderna: la contraffazione. Lo studioso romano infatti ci spiega nella sua monumentale opera come distinguere il carbunculus (ma oggi sappiamo trattarsi principalmente di granati almandini) naturale dalle tante imitazioni che già affiorano nei gioielli dell’epoca. Ecco dunque una domanda che fa onore al granato: si tenta d’imitare qualcosa di basso pregio? Il valore di mercato dei migliori granati in effetti si mantiene altissimo, almeno pari a quello dei rubini fino a pochi secoli fa. Il granato è forse il punto di partenza della gemmologia, nel suo ruolo canonico di discernimento del naturale dall’artificiale: eppure il raggruppamento indistinto di tutte le pietre naturali di simili colorazioni rosso, rosso-brune, etc. dura ancora per per molti secoli. Ma si fanno dei passi avanti. Nel sedicesimo secolo con Giorgio Agricola il repertorio delle aree di reperimento conosciute s’allarga fino a Pegu in Birmania, ma soprattutto s’individua un nuovo elemento distinto: il granato piropo, in larga parte proveniente dalle sempre più attive minieri Boeme di Teplitz.

TAV. 2: Granato rossastro della serie intermedia piropo-almandino, più una piccola percentuale di spessartina. Diffuso nella parte orientale del continente africano, la gemma nell’immagine proviene dalla famosa regione Umba river Valley che corre parallelamente ai confini tra Kenya e Tanzania. (foto Roger Dery)

ALMANDINO Fe3Al2(SiO4)3 Silicato di ferro e alluminio /indice Rifrazione 1,78-1,82 /peso specifico 3,95-4,3. Durezza MOHS 7,5. Spettro di assorbimento. L’assorbimento è dovuto al ferro e consiste in tre larghe e forti bande nel giallo, verde e blu-verde, talvolta accompagnate da una più debole nell’arancio ed una stretta banda nel blu.

 

Plinio inizia lo studio delle contraffazioni delle gemme partendo dal granato.
La diffusione e la popolarità dei granati almandini nell’antichità è tale che accende la curiosità del grande Plinio che oltre a darcene conto prende spunto per la prima volta per sollevare un grande tema della gemmologia moderna: la contraffazione. Lo studioso romano infatti ci spiega nella sua monumentale opera come distinguere il carbunculus (ma oggi sappiamo trattarsi principalmente di granati almandini) naturale dalle tante imitazioni che già affiorano nei gioielli dell’epoca. Ecco dunque una domanda che fa onore al granato: si tenta d’imitare qualcosa di basso pregio? Il valore di mercato dei migliori granati in effetti si mantiene altissimo, almeno pari a quello dei rubini fino a pochi secoli fa. Il granato è forse il punto di partenza della gemmologia, nel suo ruolo canonico di discernimento del naturale dall’artificiale: eppure il raggruppamento indistinto di tutte le pietre naturali di simili colorazioni rosso, rosso-brune, etc. dura ancora per per molti secoli. Ma si fanno dei passi avanti. Nel sedicesimo secolo con Giorgio Agricola il repertorio delle aree di reperimento conosciute s’allarga fino a Pegu in Birmania, ma soprattutto s’individua un nuovo elemento distinto: il granato piropo, in larga parte proveniente dalle sempre più attive minieri Boeme di Teplitz.

TAV. 3: Esemplare di materiale nuovo e particolarmente apprezzato, si tratta di un ibrido tra tre specie: almandino, spessartina ed un alta percentuale di piropo. Denominato Imperial Malaya Garnet, si presenta nelle tonalità dal rosa al pesca, è rinvenuto esclusivamente nel nord della Tanzania, raramente in grandi dimensioni. (foto Roger Dery)

PIROPO Mg3Al2(SiO4)3 silicato di magnesio e alluminio. Indice di Rifrazione 1,73-1,75 / Peso specifico 3,65-3,8 . Durezza MOHS 7,25 Spettro di assorbimento. Le pietre colorate dal cromo mostrano uno spettro formato da una debole doppia linea nel rosso, un forte assorbimento nella regione del giallo-verde e un generale assorbimento del violetto.

 

Le miniere boeme di granato piropo forniscono materia prima per i primi gioielli di massa
L’accresciuta disponibilità dei granati del gruppo piropo dalle miniere dell’attuale repubblica ceca, insieme al ragguardevole miglioramento delle dotazioni strumentali che accompagnarono la poderosa ascesa delle scienze due secoli fa favorirono finalmente il lavoro di identificazione. Cessa per sempre l’epopea del misterioso carbunculus, inizia la storia dei vari gruppi dei granati, finalmente distinti gli uni dagli altri anche se accomunati da diversi fattori. La stessa spinta che mette ordine al vasto domin­io delle Scienze Naturali del resto marciava di pari passo con la rivoluzione sociale ed economica determinata dallo sviluppo dell’industrializzazione. L’Europa e l’America, nel progresso conoscono l’affacciarsi dei primi vagiti del consumismo. Il gusto della gioielleria vittoriana sul finire dell’Ottocento strizza l’occhio a dei consumatori del tutto nuovi, i ceti medi. Il gioiello del ceto medio è fatto dai piropi boemi che surclassano per reperibilità le altre pietre quali le agate o le ametiste. Il piropo è percepito in quei tempi come una gemma naturale e di pregio ma la sovrapproduzione di gioielli di basso costo finirà per deprimere la reputazione e l’appeal di tutti i granati.

La sottile linea di confine tra i gruppi di granati La valorizzazione della rodolite ne annuncia il riscatto
La ripartizione dei granati in gruppi distinti ha confini a volte piuttosto labili e incerti. I dati distintivi che ci danno l’indice di rifrazione, il peso specifico e gli spettri di assorbimento autorizzano i ricercatori a postulare la necessità di una riclassificazione, inserendo ad esempio, tra gli altri, un tipo intermedio tra il piropo e l’almandino. Quando nel 1889 nella Carolina del Nord fu rinvenuto un tipo di granato del tutto inedito, dalle colorazioni lavanda, porpora con toni di violetto-rosso e rosso-rosa i gemmologi americani decisero di battezzarlo rodolite. In realtà a ben vedere anche da altri rinvenimenti di materiale simile nello stato indiano di Orissa, nell’Umba valley al confine Tanzania/Kenia resta difficile assimilare alla rodolite tutti gli esemplari intermedi tra piropo e almandino. Sta di fatto che le rodoliti hanno commercialmente rinvigorito il prestigio dei granati facendo segnare dei cospicui picchi di valutazione, soprattutto per le gemme di grandezza ragguardevole superiore ai 5 carati. La tsavorite, il granato che insidia allo smeraldo il trono delle pietre verdi. L’era del marketing Il nuovo capitolo sui granati lo scrive un grande personaggio del mondo gemmologico: lo scozzese Campbell Bridge, una figura leggendaria tra gli addetti ai lavori. Appassionato ricercatore dei tesori nascosti nell’Eden africano Bridges incontrò per la prima volta incidentalmente una splendida grossularia verde in Zimbabwe nel 1961. Vi si imbatté di nuovo in Tanzania nel 1967 ma solo i successivi reperimenti nello Tsavo National Park in Kenia gli consentirono di lanciare la spettacolare new entry nel mondo del gioiello. Fu il direttore di Tiffany, Henry Platt ispirandosi al Parco Nazionale a denominarla Tsavorite ed introdurla con grande successo sul mercato. Questo modernissimo ed antichissimo granato assurge in questo modo nientemeno alla ribalta del marketing e di fatto contrassegna insieme alla tanzanite un’epoca nuova nella quale la preziosità può essere trasmessa rapidamente con apposite campagne. La tsavorite deve la sua straordinaria colorazione verde alla presenza di vanadio. Raramente si trova in cristalli da cui si possano ottenere gemme di grandi dimensioni, per questo gemme di 4 carati e più spuntano sul mercato prezzi davvero considerevoli. Lo sfruttamento, ancora limitato a causa della pericolosità delle aree minerarie (purtroppo lo stesso Bridges è stato assassinato, vittima di un agguato nel 2009), assieme all’assenza di trattamenti migliorativi rendono la tsavorite estremamente pregiata con quotazioni che rivaleggiano quelle degli smeraldi. Particolarmente richieste ed apprezzate le pietre di piccole dimensioni che, grazie alla migliore brillantezza ed uniformità di colore vengono sempre più spesso utilizzate nei pavé in sostituzione degli smeraldi Altra grossularia è l’Essonite, conosciuta in epoca antica, di provenienza indiana e dalla caratteristica colorazione ambrata (lyncurium per Plinio), una varietà che può raggiungere discrete quotazioni.

TAV. 4: Splendida coppia di granati grossularia gialli. Estratti dalle miniere situate nella regione collinare di Lelatema, 30 chilometri a sud dei giacimenti di Merelani, Tanzania, questo materiale si presenta con inusuali tonalità chiare di verde, giallo e giallo dorato ed è molto spesso disseminato di piccole inclusioni. (foto Roger Dery)

GRANATO GROSSULARIA Ca3Al2(SiO4)3 Silicato di calcio e alluminio (Essonite, tsavorite) Durezza MOHS 6,5-7 Indice di rifrazione 1,73-1,76 / Peso Specifico 3,4/3,78 Spettro di assorbimento. Variabile a seconda della specie

 

Tutti gli altri granati da gioielleria
Altro tipo di granato di individuazione recente è la spessartina, nome derivato dal distretto bavarese di Spessart. Recenti rinvenimenti nel Madagascar, in Nigeria, Tanzania e Nanibia l’hanno resa popolare negli ultimi tempi. Si distingue per una colorazione arancio, arancio-rossastra, bruno-rossastra. Per le gemme di intensa colorazione arancione è stato coniato un accattivante nome commerciale, Mandarin garnet.

TAV. 5: Inclusione a coda di cavallo (horsetail) tipica del granato demantoide russo. Le fibre curvilinee sono costituite da Crisolito. (photo: Peter Grumitt - www.apsara.co.uk)

SPESSARTINA Mn3Al2(SiO4)3 Silicato di manganese e alluminio Durezza MOHS 7,25 Indice di rifrazione 1,79-1,81 / Peso Specifico 4,12/4,2 Spettro di assorbimento Nella spessartina pura, causa presenza del manganese, comprende due bande nel violetto, che possono essere accompagnate da quattro linee più deboli nel blu-verde, blu e violetto.

Il demantoide è un granato verde della specie Andradite, scoperto nel 1868 nella regione degli Urali e reso famoso dai gioielli di Fabergè in epoca zarista. È uno dei granati più rari ed è molto ricercato per le sue caratteristiche uniche: una dispersione più alta di quella del diamante (0,057 contro 0,044), grande brillantezza e un indice di rifrazione altissimo (1,883). Ultimamente sono stati rinvenuti giacimenti piuttosto ricchi in Namibia, tuttavia le gemme di provenienza russa rimangono le più richieste e la differenziazione con le africane è possibile perché queste ultime non posseggono le caratteristiche inclusioni fibrose e ondulate di amianto conosciute come “horsetail” a causa della somiglianza con la coda di un cavallo. Questa caratteristica inclusione, molto apprezzata dai collezionisti, rende il Demantoide l’unica gemma il cui valore aumenta in presenza di un’inclusione.

TAV. 6: Inclusione a coda di cavallo (horsetail) tipica del granato demantoide russo. Le fibre curvilinee sono costituite da Crisolito. (photo: Peter Grumitt – www.apsara.co.uk)

ANDRADITE Ca3Fe2(SiO4)3 Silicato di calcio e ferro Indice di rifrazione 1,88-1,888 / Peso Specifico 3,77/3,88 Spettro di assorbimento del demantoide Una prima banda a 443 nm attribuito al ferro cui ne seguono altre due a 622 e 640 (cromo)con doppietta a 693 e 701.

 

Granati, pietre per business e per passione
Figure come Roger Dery non sono molto conosciute in Italia. Con base operativa nel Michigan, Dery è nel mercato delle gemme ormai da 30 anni. Con il passare del tempo ha radicalmente modificato la propria attività, lasciando il settore delle gemme calibrate per l’industria per lanciarsi nell’avventura della ricerca di grezzi pregiati per tagliarli e commercializzarli da sé. La combinazione felice di selezione e trasformazione gli hanno consentito di conseguire risultati eccellenti. E’ stato tra l’altro consulente governativo della Namibia lavorando alla creazione di due centri per il taglio nelle regioni occidentale e meridionale dello stato africano. Roger oggi è titolare della Spectralgems (www.spectralgems.com, una passeggiatina sul suo sito è istruttiva) mediante la quale vende le sue gemme negli Stati Uniti ed in Canada. I numerosi riconoscimenti, anche da parte dell’American Gem Trade Association, non hanno modificato il suo profilo di appassionato viaggiatore e ricercatore. Lo intercettiamo appena rientrato dal suo quattordicesimo viaggio in Africa.

Roger Dery

Il pacco di splendidi grezzi appena sdoganato lo attende sulla scrivania e si capisce che non vede l’ora di mettersi alla macchina da taglio per lavorarli. Quali sono i materiali che preferisci? Attualmente l’Africa produce esemplari strabilianti di oltre 30 diverse specie di gemme, la grande famiglia dei granati è certamente la mia preferita, il mio primo acquisto in Africa è stata una splendida tormalina Neu Schwaaben in un remotissimo villaggio di minatori vicino a Karibib, in Namibia, era il 2001. Dove e come ti procuri i grezzi africani? L’intera zona orientale è attualmente la più ricca. C’è da dire inoltre che in quelle zone le popolazioni sono decisamente amichevoli, soprattutto con gli occidentali interessati all’acquisto ed esportazione delle gemme grezze. Se parliamo di pietre di colore, quali consideri le più popolari e richieste? La nostra produzione copre più di 40 specie di gemme, tuttavia, parlando del mercato statunitense e canadese direi che le più richieste sono essenzialmente zircone, peridoto, tormalina e, ovviamente la straordinaria famiglia dei granati in tutte le sue colorazioni e tonalità. Ecco, i colori. Quali sono i più richiesti? Al giorno d’oggi la moda influenza le tendenze anche nell’ambito delle pietre preziose, direi che attualmente la più trendy e maggiormente richiesta è il granato verde menta proveniente dalla zona di Merelani in Tanzania.


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