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Gli italiani amano ancora i gioielli: in vetta i bijoux firmati

Lieve ripresa del mercato: nel 2014 Pomellato in cima alle vendite. Per il futuro, l’indagine di Euromonitor prevede una polarizzazione della domanda tra lusso e fascia bassa

Milano_Collection_by_Pomellato

(La Milano Collection di Pomellato, il brand in cima alle vendite del 2014 secondo il rapporto di Euromonitor International)

In Italia i gioielli continuano a risentire negativamente della scarsa fiducia dei consumatori e del loro cauto approccio alle spese non essenziali. Il fatturato delle vendite, però, si attesta in lieve ripresa, secondo un’elaborazione di Euromonitor International per Moda24: gli italiani (ma soprattutto i turisti stranieri) stanno tornando a comprare anelli e collane, oro e diamanti, tanto che nel 2015 gli acquisti di gioielli e orologi d’alta gamma saliranno del 3%, mentre si fermerà a -1% lo shopping della gioielleria in generale, contro il -2% registrato fra 2013 e 2014.

L’indagine, riportata sul Sole 24 Ore, individua nell’“heritage” il motore della ripresa della gioielleria made in Italy, anche se alcune criticità permangono e alcune evoluzioni si stanno delineando: tiene la gioielleria d’alta gamma, ma i consumatori italiani sono sempre più attratti dai “bijoux” firmati grazie al buon rapporto prodotto-prezzo. Alcuni produttori di gioielli hanno già iniziato ad investire in questo settore, come ad esempio le collezioni Pomellato 67 e Damiani D-Icon, e il 2015 ha visto il crescente successo di questa nicchia. L’oro resta il materiale più popolare (nel 2014 era nel 28% dei gioielli venduti), ma ci si rivolge sempre di più a oggetti in argento, in crescita del 27% fra 2013 e 2014.

Nel 2014 Pomellato resta in cima ai gusti degli italiani con il 5,2% delle vendite, seguito da Bulgari (del gruppo Lvmh) con il 4,1%, e dall’indipendente Gianni Carità (3,1%), mentre Cartier (di Richemont) si colloca al quarto posto con il 2,7%. Cresce anche il canale online, grazie a un aumento degli investimenti nel digitale da parte di retailer e marchi. Si stima che nel 2015 il 3,4% delle vendite totali verranno dal web, a fronte del 2,9% del 2010.

Per il futuro, l’analisi di Euromonitor stima una crescente polarizzazione della domanda, che andrà a beneficio sia dei gioielli di fascia bassa sia dell’alto di gamma, a scapito dei prodotti di fascia media. All’interno della bigiotteria, questa tendenza si tradurrà in un aumento della domanda di marchi cheap come OpsObjects, che hanno visto una crescita esponenziale nel periodo in esame, così come di bijoux e gioielli high-end che mescolano metalli e pietre preziose con materiali non preziosi.

“Nel frattempo, il gioiello prezioso dovrebbe continuare ad essere fortemente influenzato dalla tendenza del lusso accessibile – si legge nell’analisi -. Tuttavia, se l’alta gioielleria sarà ancora percepita dai consumatori come un accessorio “per sognare”, il modo migliore per capitalizzare su questa tendenza da parte dei produttori sarà quello di investire in brand identity e marketing, oltre che su design e innovazione”.


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