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Gli incentivi non sono una vincita alla lotteria

Mai come oggi il denaro pubblico è di tutti noi e ogni centesimo che spenderemo, ci costerà anni di sudore e lacrime.


L’attesa del decreto legge “Cura Italia” è per molti come aspettare il risultato di una lotteria, sperando di avere in tasca il biglietto vincente. La drammatica situazione sanitaria di questi giorni sta causando problemi alle economie mondiali, costringendole ad enormi sacrifici, con gravissime ripercussioni che sconteremo nei prossimi anni. Secondo quanto dichiara oggi il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, al giornale “La Verità” diretto da Antonio Belpietro, l’Italia rischia una perdita di consumi pari a 13 miliardi di euro con una ipotesi di ripresa in un tempo stimato di circa 12/18 mesi. Una delle tante conferme di quanto denaro e incentivi occorra mettere in campo per ripartire.

Quello che più mi spaventa è la storica “incapacità”, da parte delle istituzioni, di gestire “aiuti straordinari” alle imprese e alle famiglie. A Napoli, la mia città, la ricostruzione post-terremoto (legge 119/81) è durata quasi vent’anni consentendo solo l’arricchimento di “geometri”, amministratori di condominio e funzionari pubblici. Il rischio è proprio quello: non sostenere le attività in questa fase transitoria creando una “zona grigia” ad appannaggio di furfanti e faccendieri.

Quante aziende sfrutteranno queste misure per “sostenere” le proprie realtà cotte e decotte? Quanti simuleranno stati di crisi, casomai incentivando il lavoro nero, per poter accedere alle misure? Per non parlare, ma di questo ne siamo tutti consapevoli, dei tentativi, nei prossimi mesi, di non onorare debiti commerciali, “nascondendosi” dietro il paravento della crisi.

Mai come oggi il denaro pubblico è di tutti noi e ogni centesimo che spenderemo ci costerà anni di sudore e lacrime.

Dunque, sì agli incentivi, ma con la consapevolezza che niente è a “fondo perduto” ma solo una dilazione nel tempo con la speranza che lo sforzo collettivo rinforzi il nostro sistema produttivo e non diventi una forma di arricchimento di pochi.

Oggi chi fa impresa in maniera corretta, pianifica le scadenze, ottimizza i costi, studia piani alternativi per superare il momento, non certamente per fregare il prossimo.


1 commento

  1. Giuliano Giannini says:

    Condivido in pieno l’analisi e le preoccupazioni ,bisognerà far sentire il peso del nostro settore fortemente penalizzato dalla situazione rispetto ad altri


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