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Giordana Giordini: “Per gli orafi, chiediamo interventi al Governo veloci e solidi”

Per il Presidente di Federorafi Arezzo: "Le imprese orafe ce la faranno, ma devono essere sostenute".

Giordana Giordini

Le imprese orafe ce la faranno, ma devono essere sostenute. Non ha dubbi Giordana Giordini, presidente di Federorafi Arezzo, provincia dove l’oro è il principale settore produttivo e che, come gli altri distretti, sta soffrendo la chiusura delle aziende a causa del coronavirus, con migliaia di lavoratori in cassa integrazione.

E se le banche si stanno dimostrando sensibili alle richieste delle imprese, la speranza è che anche dal Governo arrivi un’iniezione di liquidità.

«La prima settimana – racconta – abbiamo cercato di tenere duro, con tutte le precauzioni per i dipendenti. Le aziende orafe sono state le ultime a entrare in cassa integrazione, perché i nostri clienti lavoravano ancora e quindi ci siamo dati da fare per completare le ultime spedizioni. Poi purtroppo la situazione è precipitata qui in Italia, ma anche nel resto del mondo tra cui i mercati di riferimento, che per Arezzo sono Dubai, gli Usa, la Turchia. Diventava quindi inutile rischiare per poi non poter spedire».

Proprio questo “ritardo” rischia di costarvi caro.

La situazione oggi è drammatica, anche se noi in Italia vediamo il lumicino in fondo al tunnel e se si continua così magari tra un po’ cominceranno ad allentare la presa e a farci riaprire le attività produttive, che è la prima cosa che deve ripartire.

Qui ad Arezzo, però, c’è una forte preoccupazione, perché tutti i mercati dove esportiamo sono indietro di almeno un paio di settimane rispetto a noi per quanto riguarda il Covid, quindi ricominciare sarà difficile e ci vorrà tempo prima di riprendere l’attività regolare.

Purtroppo non hanno imparato dall’esperienza italiana…

No, anzi all’inizio ci prendevano in giro. A fine febbraio da un cliente di Dubai scherzavano dandomi dell’“untrice”, poi hanno dovuto adottare le stesse misure. Il fatto che abbiano ufficializzato la richiesta di rinvio dell’Expo 2020 dice tutto. Per questo la nostra preoccupazione è che, anche riaprendo, il ritorno alla normalità sarà lungo.

Nel frattempo si tiene duro.

Sì, abbiamo chiesto subito la cassa integrazione ed essendo all’interno di un sistema cerchiamo di onorare i nostri impegni, anticipare la cig ai dipendenti e pagare i fornitori, anche se facciamo molta fatica, perché essendo i clienti chiusi non puoi fatturare e non ricevi i pagamenti. Chiediamo interventi al Governo, che siano veloci e solidi, perché abbiamo bisogno di liquidità.

Oltre a questo, con gli ordini fermi c’è il problema del prestito d’uso. Come lo state affrontando?

Come Confindustria Arezzo abbiamo fatto una cosa importantissima: siamo riusciti a far capire alle principali banche del territorio che noi l’oro l’abbiamo, ma non possiamo fondere l’ordine pronto per restituirlo o per pagare gli interessi. È qui in azienda sotto forma di gioielli e abbiamo bisogno del supporto della banca per far entrare nella moratoria anche gli interessi del prestito d’uso. Qui ad Arezzo ce l’abbiamo fatta, non ci hanno addebitato il trimestre di marzo e non ci addebiteranno nemmeno quelli di giugno e di settembre. Si riproporrà tutto l’1 ottobre e stiamo studiando con le banche stesse una forma per dilazionare questo accumulo di interessi e spalmarlo nel tempo più lungo possibile con dei finanziamenti a tasso zero, per dare un po’ di ossigeno alle aziende e farle ricominciare a lavorare bene, poi faranno fronte ai pagamenti.

Quindi avete trovato la disponibilità delle banche.

Sì. Ubi, Unicredit e Cambiano sono quelle che hanno aderito per prime, alle quali se ne sono aggiunte altre più piccole. Stiamo aspettando Intesa, che speriamo si unisca alle altre. Le aziende vanno supportate nel momento del bisogno, poi sono tutti bravi ad essere banche del territorio, quando le cose vanno bene. È in questo momento che devono farci sentire tranquilli, perché comunque non chiediamo di non pagare, ma di poter spostare questo impegno a dopo l’estate quando si spera che il lavoro sarà ripartito. Ed è anche nel loro interesse.

Accanto alle banche chiedete appunto che sia presente lo Stato.

Certo, proprio per questo bisogno di liquidità, che serve a pagare i dipendenti, i fornitori e ad assicurare che la filiera resti intatta e forte per ripartire. Il prestito a tasso zero di una cifra corrispondente al 25% del fatturato 2019 sarebbe una bella iniezione di denaro, da farsi velocemente e con poca burocrazia, per far sì che oltre a onorare i pagamenti le aziende continuino a investire: quando ripartiremo ci sarà bisogno di intensificare la pubblicità, il marketing, fare fiere, andare dai clienti, per cercare di riacquistare quel mercato che avevamo e non possiamo lasciare in mano ad altri paesi, valorizzando il made in Italy.

In questo contesto si evidenzia anche il ruolo sociale delle imprese.

Assolutamente sì. Il settore orafo è quello più importante di Arezzo, insieme alla moda, con un numero di addetti tra gli 8.000 e i 9.000, quasi tutti in cassa integrazione, più l’indotto. Essere imprenditore vuol dire anche che le persone che lavorano con te devono sentirsi tutelate dall’azienda e cercare di garantire la sopravvivenza, perché ci sono famiglie che mangiano con lo stipendio che diamo loro. Credo sia un obbligo morale agevolarli, cercando dove possibile di anticipare la cig.

Questo vale anche nei confronti della filiera: non ho sentito di nessuna azienda che abbia mandato indietro una ricevuta bancaria, che non abbia pagato il fornitore o che non abbia fatto fronte ai propri doveri.

A proposito di sociale, le aziende orafe hanno donato le mascherine agli ospedali.

Vero. Siamo stati stimolati dalla Regione, che in un momento di emergenza ha chiesto alle aziende chiuse che ne avessero di prestarle a ospedali e protezione civile. In realtà quasi tutte le hanno regalate, una cosa normale in un momento di difficoltà. Purtroppo non ne avevamo moltissime, perché quando abbiamo compreso che sarebbe stato necessario fare scorte la disponibilità era già limitata.

Ci sono iniziative di solidarietà?

Molte aziende hanno donato alla protezione civile, alla Croce Rossa, agli ospedali, denaro ma anche respiratori, caschi e camici. C’è stata molta solidarietà e spero che questo continuerà anche dopo.

Com’è la situazione sanitaria? Avete avuto casi in azienda?

Per fortuna no e nemmeno nelle imprese che conosco. La zona fortunatamente non è stata colpita moltissimo.

A tal proposito, Confindustria Moda ha chiesto di riaprire le aziende gradualmente, anche differenziando a livello territoriale.

Credo che si dovrebbe diversificare per Regione, perché non si possono adottare le stesse misure della Lombardia in altre poco colpite, e ripartire magari scaglionando i lavoratori per fasce d’età, con tutte le precauzioni che avevamo già introdotto prima di chiudere. Detto questo penso dovremo prima possibile e per gradi riaprire un po’ di attività, perché l’Italia ha bisogno di ricominciare a lavorare, che l’economia riprenda a girare e di non perdere il proprio primato nel mondo, non solo nell’oro.

OroArezzo è già stata rinviata da aprile a giugno. Pensa che si farà?

Dobbiamo aspettare almeno fino a dopo Pasqua per capire come andranno le cose nel mondo, perché se i voli non ci sono, chi viene? Se le cose continueranno in questo modo, mi sembra difficile, ma non ho ancora sentito Ieg. Noi abbiamo bisogno di fare una fiera, perché sono saltate anche Hong Kong e Las Vegas e ci piacerebbe farla prima di settembre, quando ci sarà VicenzaOro, per poter lavorare a luglio e agosto. C’è una società con persone qualificate per prendere queste decisioni, vedremo.

Come vede il futuro?

Le ripercussioni economiche saranno fortissime. Tutto il Paese è in ginocchio, è una crisi pesante e ci vorranno grandi sacrifici per ricominciare. Ma noi italiani abbiamo passato momenti difficilissimi e sono convinta che ce la faremo e torneremo con i nostri gioielli ad essere leader mondiali, ma c’è bisogno di dare una mano importante alle aziende. Spero anche che questo evento drammatico possa unirci un po’ di più anche all’interno del settore. Se lo faremo credo che ne usciremo prima e meglio.


1 commento

  1. LUIGI COPPOLA says:

    LETTO IL TUTTO VI DICO :
    SIAMO IN MANO A GENTE CHE SIA PER CHI CI GOVERNA CHE PER GLI STATI ” EU ” HANNO DIMOSTRATO DA OLTRE 30 GIORNI DI FARE SOLO CHIACCHIERE CHIACCHIERE E BASTA !!!!! PER L’ITALIA !!!!! ORA SE SI SPERA NELL ‘ AIUTO DELLE BANCHE POSSIAMO SICURAMENTE “CHIUDERE !!!!!” SE ASPETTIAMO AIUTI DALL’ESTERO INVECE ” PURE ” !!!!! QUINDI MI CHIEDO : MA COSA STIAMO ANCORA A FARE IN UNA EUROPA CHE NON C’E’ ???? SONO PIENAMENTE CONVINTO CHE SE LI SALUTASSIMO E CHIUDESSIMO NOI ALL’IMPORT DOPO POCO TEMPO QUEI SIGNORI SI DOVRANNO GRATTARE IN TESTA PERCHE’ SENZA LE NOSTRE CAPACITA’ SICURAMENTE DUREREBBERO POCO !!!!! SPERO DI AVERE DETTO DELLE SCIOCCHEZZE ……… E NE SARO’ FELICE MAH………………………………………


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