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Inchiesta:Gioiello fai-da-te: una minaccia per il settore?

Il web ne è pieno, i primi negozi si diffondono anche in città e sembra che le donne, oggi, non sappiano farne a meno: protagonista, il fenomeno del gioiello fai-da-te. Schemi e tecniche, videocorsi, siti internet che suggeriscono mille modi per riciclare persino vecchi oggetti inutilizzati, da cui possono nascere bijoux alla moda. Una piccola fetta di questo nuovo mercato è coperta anche dai marchi, che consentono sempre più spesso una personalizzazione dei gioielli attraverso elementi componibili e complementi.

Sono ricchi di informazioni e soprattutto molto visitati i siti più popolari del gioiello fai-da-te che emergono tra i primi risultati della ricerca sul motore di ricerca più diffuso, google: www.gioiellifaidate.com, www.faidate360.com/gioielli.html, www.donnaclick.it, gioiellifaidate.altervista.org, tempolibero.pourfemme.it, tanto per citarne qualcuno.
Creare collane, bracciali, orecchini, sembra un gioco da ragazzi. E i risultati, talvolta, sono gradevoli.

«Il fenomeno esiste, ma non va interpretato in negativo – commenta Giuseppe Aquilino, presidente della Federazione Dettaglianti Orafi Confcommercio – perché vuol dire che si torna a desiderare di indossare un gioiello. Si sta risvegliando la voglia di possederli: se si divertono a farli da sé ben venga. Alla fine, però, probabilmente torneranno al Gioiello, con la G maiuscola, che per materiali e professionalità nella realizzazione è un’altra cosa».

Giuseppe Aquilino

Ma questo fenomeno è un pericolo reale per i professionisti del dettaglio?

Nessun rischio reale, dunque. Ma qual è l’identikit della donna che decide di creare da sé una collana o un bracciale? «È un fenomeno trasversale – prosegue Aquilino -: conosco donne facoltose che lo vivono come un gioco e altre che, invece, non potendo spendere cifre consistenti per l’acquisto del gioiello vero preferiscono adornarsi con la propria bijoutteria».

Non va sottovalutato un altro aspetto: il gioiello fai-da-te potrebbe essere anche segno della voglia di indossare qualcosa che nessun altro possiede, che non sia omologato, il che riapre anche il dibattito sulla effettiva capacità di innovazione da parte dei produttori.

«Abbiamo notato che ci sono molte persone, soprattutto donne, incuriosite dai nostri gioielli e che, ispirandosi a noi, hanno creato personalmente bijoux – racconta Elisabeth Paradon del marchio Ziio, Lucca – e ne siamo onorati. Se riusciamo a dare ispirazione vuol dire che tocchiamo la sensibilità delle persone e questo non può che farci piacere. E comunque è segno che la gente ha voglia di mettere qualcosa di sé in ciò che indossa».

Perché le donne mostrano questa brama di creare gioielli da sé? «Amo i gioielli e ne possiedo di belli e preziosi – racconta Alessandra V., avvocato napoletano – ma ciò non toglie che mi diverta a comprare l’occorrente per farne collane e bracciali. Perché lo faccio? Perché mi piace l’unicità e sapere che quell’oggetto lo indosso solo io mi gratifica. E poi amo cambiare, essere eclettica: un giorno un pavè di brillanti, il giorno dopo un collier di pietre infilate da me».«Sicuramente questo fenomeno può dar fastidio a piccole imprese che vendono prodotti molto commerciali – commenta Pietro, titolare, insieme a Roberto, dell’azienda Parlapiano di Cattolica (Rimini) -: il lavoro manuale e professionale dell’orafo non viene intaccato dal bijoux fatto “in casa”. Incastonature, dettagli, lavorazione dei metalli: questo non si può improvvisare».

Marisa Angelucci, Amlé

«Magari è un modo per scoprire una predisposizione – dichiara Marisa Angelucci, designer e titolare di Amlè -: probabilmente qualcuno può accorgersi di avere una passione, che però poi va coltivata con lo studio. Che ci sia una moda è evidente. Quello che bisogna sperare è che chi crea da sé bijoux non si monti la testa: resta sempre una gran differenza, di materiali e di esecuzione, con un gioiello vero».

«È necessario fare una distinzione importante – precisa Francesca Canapa, artista e designer di Gioiellodentro, associazione organizzatrice della mostra White a Bassano del Grappa, visitabile fino a fine ottobre -: l’oggetto che una persona può realizzare da sé in casa può essere creativo, ma non è frutto di una ricerca. Magari sa “vendersi meglio”, ma parliamo di due stili completamente diversi, che non possono sovrapporsi. Il gioiello contemporaneo è un’altra cosa e ha bisogno più che mai di promozione nei confronti del grande pubblico: per questo è nata la nostra associazione».

Il rischio commerciale sembra minimo. La categoria non guarda con sospetto al bijoux casalingo. Anche perché per un gioiello vero continua a essere necessario il lavoro di un orafo, e quello non si impara con due lezioni su youtube.


1 commento

  1. Claudio Ranfagni says:

    direi che la sintesi è corretta !!
    Saluti
    Claudio


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