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Gioiellieri italiani sotto attacco

Torna in auge la battaglia sul limite del contante e la satira si scaglia sulla categoria. Intanto il prezzo dell’oro continua ad essere alto.


Contrazione dei consumi, aumento del prezzo dell’oro, spostamento delle spese verso altri settori, come viaggi e tecnologia, fatturati non esaltanti, numero di esercizi in costante calo. Sono tante le sfide che le gioiellerie devono affrontare ogni giorno. L’ultima delle quali contenuta nella nuova manovra economica: l’abbassamento del tetto di contante a 2.000 euro a partire dal 2020 e a 1.000 dal 2022.

Un ritorno graduale all’epoca Monti, dopo che nel 2016 Renzi aveva rialzato l’asticella a 3.000. E, a girare il dito nella piaga con un attacco frontale alla categoria ci ha pensato anche Maurizio Crozza, nel suo monologo sulla manovra.

Sull’altro piatto della bilancia ci sono le opportunità individuate da molti nella specializzazione, nelle nicchie, ma anche nelle potenzialità del web. Secondo lo studio presentato a VicenzaOro da Federpreziosi, infatti, se quasi la metà delle gioiellerie ha un fatturato che oscilla tra i 100mila e i 500 mila euro, chi ha un e-commerce ha ricavi doppi rispetto alla media.


Ma dove vanno le gioiellerie italiane? Che futuro le aspetta? Lo abbiamo chiesto a rappresentanti del settore.

Giuseppe Aquilino

A partire da Giuseppe Aquilino, presidente dell’associazione. «Lo studio fotografa la situazione di stasi del nostro settore – spiega – dovuta tra le altre cose all’instabilità politica e all’aumento del prezzo dell’oro, ai quali si aggiunge la tegola dell’abbassamento del limite del contante. Un provvedimento sul quale la Commissione Europea ha detto esattamente ciò che noi sosteniamo da anni: non serve a limitare l’evasione e crea danni nella concorrenza tra stati. A trarne beneficio, infatti, sono solo i nostri confinanti, perché nel nostro settore non c’è un alto livello di evasione. Non potremmo, perché significherebbe non far fronte ai pagamenti a fine mese».

Tra le opportunità, invece, c’è il web. «L’e-commerce è una vetrina in più – continua – è come avere un altro negozio, anche se funziona più che altro per i prodotti a basso prezzo. Chi vuole un gioiello alto, invece, preferisce toccarlo con mano, emozionarsi. La cultura del gioiello, per fortuna, sopravvive, ma bisognerebbe avere più serenità in tutti i sensi».

Mario Bartucca

D’accordo su quest’ultimo punto Mario Bartucca, suo vicepresidente, rappresentante dei gioiellieri calabresi. «La tradizione di regalare oro nelle occasioni importanti è ancora radicata – afferma – soprattutto per gli anziani è impossibile rinunciarvi, anche se si riduce l’acquisto. Resistiamo anche grazie ai paesi entrati nell’Ue dopo di noi, che ancora acquistano oro e riconoscono al prodotto italiano una marcia in più, anche se è più caro. La globalizzazione la stiamo pagando tutti, a parte i prodotti di nicchia. E se la situazione non è rosea, non aiuta certo essere additati come untori, come ha fatto recentemente Maurizio Crozza, criminalizzando il nostro settore. Non vendiamo un prodotto di prima necessità ed è facile attaccarci. Quando c’è da accusare un settore, noi siamo i primi».

Vincenzo Giannotti

Il monologo del comico genovese non è andato giù nemmeno a Vincenzo Giannotti, presidente del Tarì, ma anche imprenditore orafo e grossista. «Non bisogna creare un clima da caccia alle streghe o massacrare un settore come ha fatto Crozza.  – afferma – altrimenti lo fai diventare un bandito e lo distruggi. Da grossista, nel nostro campo è già tutto tracciato, il contante è limitato alle piccole operazioni. Il problema più grosso riguarda i clienti stranieri, che adesso arrivano con 10mila euro, già dichiarati alla dogana. Già lo convinciamo a venire in Italia, grazie a un’esperienza precedente, alla qualità o all’assortimento, poi gli complichiamo le cose». Tra le conseguenze, ci saranno anche i rincari dovuti alle commissioni presenti sulle carte di credito. «Se dal produttore al negoziante tutti aggiungono un 3%, quanto viene a costare il gioiello al cliente? Le banche hanno detto che per il primo anno non faranno pagare commissioni sulle carte. Ma dopo? Andiamo a vedere i risultati di quando Monti abbassò il limite del contante a 1.000 euro e vediamo se l’evasione è calata. Già abbiamo un problema con la materia prima che incide notevolmente, poi abbiamo difficoltà ad esportare, bisogna stare attenti a non affossare il settore, come è stato fatto con la nautica».

Un aiuto, invece, può venire anche secondo Giannotti, dai prodotti di nicchia, artigianali e dal “tesoretto” che gli italiani hanno nelle loro case, che una ricerca Doxa ha stimato in 2.000 euro a persona. «Nei momenti difficili ha permesso di pagare mutui, riorganizzare la vita sociale della classe media. Gli italiani sono sempre stati un popolo conservatore e credo che questo “salvadanaio” ci sia ancora e rappresenti un’opportunità per le gioiellerie in termini di permuta e ammodernamenti. Sono in corso cambiamenti, la comunicazione viaggia veloce, e questo potrà portare benefici. Il dialogo costante con il cliente tramite i social sarà un vantaggio per il settore».

Billy Blasi

Chi non può certamente sorridere di fronte alla riduzione del tetto del contante è Billy Blasi, della gioielleria Gold Emotions di Trieste, all’estremo Nord Est, a pochissimi chilometri dalla Slovenia, paese nel quale non esiste alcun limite, come in altri confinanti: Austria, Germania e Svizzera, dove la soglia c’è, ma è di 95mila euro. «Sarà un problema per tutta Italia e non solo nelle gioiellerie – sottolinea – La regola potrebbe essere valida se fosse la stessa per tutti i paesi limitrofi, ma così avrà il solo effetto di far andare i clienti oltre confine e di aumentare il nero, senza combattere l’evasione. Non so come i politici non lo capiscano, già il lavoro è scarso, forse quando arriveremo alla frutta lo comprenderanno. Su cifre molto alte può essere giusto, il limite attuale può andare bene, 1.000 euro è esagerato».

Andrea Sangalli

Stesso problema che devono affrontare i colleghi a Nord Ovest. «Da Milano fai prima ad andare in Svizzera che a Bologna – evidenzia Andrea Sangalli, presidente dell’Associazione orafa lombarda – Anche se il contante fosse frutto di nero, produrrebbe gettito iva qui e farebbe girare l’economia, mentre in questo modo si sposta la ricchezza fuori dai confini. L’unico limite possibile sarebbe un tetto unico in Europa e se si vuole promuovere l’uso della carta di credito il pagamento elettronico andrebbe reso concorrenziale».

Riguardo al futuro del settore, la filosofia dell’attività di famiglia è stata «abbandonare il bijou per focalizzarci sul metallo prezioso. La gioielleria del futuro dovrà mettersi in gioco e stare sul pezzo. Noi abbiamo un e-commerce con prodotti di nicchia, mentre con il gioiello è difficile. La pubblicità sui social media, invece, funziona». La nicchia, nel loro caso, vuole dire soprattutto orologi a pendolo, cucù e carillon. «È una tradizione antica della nostra famiglia, che dà molta soddisfazione. Specializzarsi dà opportunità di lavoro in più».

Pia Fontana e Giorgio Sinigaglia titolari delal gioielleria con due collaboratrici

Ben lo sa Francesca Sinigaglia, della gioielleria Natale Fontana di Bologna, che usa l’e-commerce da molti anni. «Siamo stati la prima gioielleria di famiglia ad averlo in Italia, almeno su un sito autonomo – afferma – Da sempre curiamo moltissimo il design, perché lo scopo del sito è offrire un servizio in più ai clienti, che si aspettano online la stessa qualità ed eleganza del negozio, mentre per chi non ci conosce è la prima vetrina. Sul sito oltre alle marche e ai nostri gioielli mettiamo anche oggetti particolari e vintage, che sono molto ricercati. Abbiamo venduto ad esempio un crocifisso realizzato a mano, che avevamo in  negozio da 60 anni. Ovviamente il fatturato è inferiore a quello del negozio, ma comunque aiuta».

E ha portato anche clientela internazionale. «Abbiamo acquirenti americani, svizzeri, giapponesi e alcuni sono venuti in vacanza a Bologna e sono passati a trovarci. Inoltre richiama un pubblico giovane e in questi anni ha dato più sorprese di quanto ci saremmo aspettati». Oltre al negozio online, la gioielleria si affida anche ai social media. «Abbiamo Instagram e Facebook, che aggiorniamo spesso, con foto, post e storie, perché l’azienda deve essere viva, come una persona. In questo modo il pubblico si immedesima. Anche lo shop online viene rinnovato periodicamente e a Natale le donnine che invitano ad entrare nelle varie sezioni, che riproducono noi del negozio, saranno vestite a tema».


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