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Gioielli, i consumatori chiedono la provenienza etica

Secondo una ricerca di Real World Insight due persone su cinque evitano marchi di cui non condividono valori e comportamenti: i giovanissimi sono i più attenti

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Si diffonde sempre più la consapevolezza etica dei consumatori anche quando acquistano gioielli: secondo una recente ricerca di Real World Insight, riportata da Professional Jeweller, due consumatori su cinque non comperano (o smettono di comperare) prodotti di marchi di cui non condividono valori etici e comportamenti. La domanda di una filiera responsabile è sempre più forte: sono già molte le risposte del settore, come per esempio la diffusione dell’Oro fairmined, proveniente da miniere controllate sotto il profilo etico (e di cui il marchio Chopard si è fatto promotore da anni utilizzandolo anche per la Palma d’Oro disegnata per il Festival di Cannes).

Lo studio ha evidenziato quanto stia crescendo l’importanza della responsabilità sociale soprattutto dal punto di vista del consumatore. Quattro persone su cinque chiedono che le grandi aziende riducano al minimo l’impatto ambientale. Il tema sembra essere sempre più al centro del dibattito del settore: se ne è infatti discusso anche alla seconda edizione della Fair Luxury conference (organizzata da Assay Office Birmingham il 25 e il 26 aprile), alla quale hanno preso parte i rappresentanti di società come Pandora, Forevermark, Gemfields e Responsible Jewellery Council, protagonisti di una tavola rotonda sulla filiera responsabile.

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Chopard a sostegno dell’oro Fairmined

Oltre a evidenziare che i grandi marchi debbano agire in modo responsabile – anche perché sono i consumatori a chiederlo -, lo studio di Real World Insight ha anche riscontrato cinismo rispetto all’opinione del pubblico sulle grandi aziende: i due terzi delle persone intervistate, infatti, credono che i marchi esagerino nel comunicare le proprie credenziali ambientali, mentre quasi la metà si è rivelato scettico rispetto alle affermazioni aziendali sul sostegno a cause benefiche.

“Anche i marchi che portano avanti scelte di valore – ha spiegato il direttore di Real World Insight, Pauline Robson – si trovano ad affrontare la sfida di dover convincere il pubblico che sono sinceri. Ma resta il fatto che lo scopo di un brand è avere abbastanza influenza da attrarre un pubblico e una base di potenziali clienti”. Quasi la metà dei 2000 intervistati ha dichiarato di essere disposta a pagare di più per un marchio che sostenga cause per loro importanti e la cifra sale al 60% nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni.


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