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Gioielli e orologi guidano l’impennata del lusso

Per il True Luxury Global Consumer Insight di Boston Consulting Group il Made in Italy resta al top delle preferenze in quasi tutti i segmenti di prodotto

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È cresciuto e crescerà ancora il mercato del lusso: la seconda edizione dell’indagine True Luxury Global Consumer Insight di Boston Consulting Group in collaborazione con Fondazione Altagamma, presentata in occasione del convegno “Altagamma Consumer and Retail Insight”, parla di un mercato da 390 milioni di consumatori e 755 miliardi di euro spesi nel 2014. E le previsioni per il 2021 fanno crescere questi numeri fino a 465 milioni di consumatori e oltre mille miliardi di spesa.

Il Lusso per la persona crescerà del 4,7% composto all’anno, guidato da gioielli, orologi e pelletteria. A trainare la crescita saranno i 15 milioni di consumatori Top Luxury, oggetto di questa edizione del focus. Pur rappresentando numericamente solo il 4% del totale, hanno speso nel 2014 220 miliardi di euro. In particolare, gioielli e orologi sono le categorie trainate dagli acquisti di Omnigifter (gli uomini d’altri tempi, per i quali il lusso è rendere felici le persone amate e “regalare” è il loro naturale atteggiamento, 8% del totale) e Timeless Proper (per lo più donne, signore classiche, raffinate ed eleganti, vestite a pennello in ogni occasione, 8% del totale).

Tra gli elementi comuni a tutti i segmenti, l’importanza della qualità manifatturiera (il Made in Italy resta al top delle preferenze per abbigliamento, pelletteria, gioielleria, in crescita USA e UK) e quella del digitale, che influenza il 62% di tutti gli acquisti di alta gamma. Cresce il fenomeno del “Research Online, Purchase Offline” (cerca on line, compra offline), che interviene nel 45% degli acquisti (2013: 38%) e quello dell’Omnichannel: 3 consumatori su 4 vogliono un brand raggiungibile attraverso diversi canali. In Cina sono 9 su 10.

Più di 10mila i consumatori top analizzati su un’ampia copertura geografica con focus su 10 paesi chiave per il settore, che rappresentano, insieme, l’80% del mercato mondiale: Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Usa, Giappone, Brasile, Cina, Sud Corea e Russia. La crescita del settore del lusso nella prossima decade sarà di natura prevalentemente organica (2/3 del totale) e vedrà il consumatore “al centro”, quale motore principale di questa crescita.

La crescita del mercato del lusso è composta da due anime: quella di breve periodo e quella di medio-lungo periodo. Per quanto riguarda la prima, i consumatori del lusso indicano un miglioramento della confidenza nel 2015 con una propensione alla spesa per l’anno in corso, come evidenziato dal Luxury Barometer®, di +13 %. A livello geografico, a trainare la crescita dei consumatori “Top” troviamo gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Europa e Medio Oriente.

Il “Made In” si conferma asset irrinunciabile: circa l’80% dei consumatori dichiara di verificare l’origine dei prodotti acquistati, soprattutto nei paesi emergenti. In tutte le categorie del lusso personale, il Made in Italy è in testa alle classifiche di preferenza eccetto che per gli orologi – dove la Svizzera rimane il paese di riferimento – e le automobili, dove la Germania fa da padrone. Valore principale, l’esclusività (anche se i consumatori indicano che circa 1⁄4 dei brand del lusso è a rischio di perderla).

Circa il 50% del consumo di beni di lusso viene effettuato al di fuori del proprio paese, con i cittadini dei paesi emergenti in pole position. Motivazioni: prezzi più convenienti e assortimenti più ampi per i consumatori dei paesi emergenti, parte dell’esperienza di viaggio per i consumatori maturi. Sorpresa nelle città dello shopping preferite: Milano scende dal 2° del 2013 al 5° posto, per poi risalire al 4° nella previsione al 2015; New York sale dal 4° posto del 2013 al 2° nel 2014, confermato nelle previsioni al 2015. Parigi si conferma sempre al primo posto e Londra al terzo. Nelle città dello shopping emergenti, Dubai, Singapore e Los Angeles accrescono la loro importanza e salgono nella classifica avvicinandosi sempre più alle top 5 città dello shopping.

Infine, un dato sul digitale, che oggi influenza il 62% delle scelte (il 50% nel 2013). I confini tra digitale e fisico sono sempre più labili e il puro canale fisico, il negozio, smette di essere il primo canale per le vendite. Il Research Online Purchase Offline cresce di ben 7 punti percentuali influenzando gli acquisti di quasi un consumatore su due.


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