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Gioielli e orologi, agli stranieri piace acquistarli in Italia: +6% nei primi 8 mesi del 2013

Soprattutto cinesi, russi e statunitensi con una spesa media di 2600 euro: rappresentano il 15% delle vendite totali. Peserico (Assorologi): “Evitare l’aumento dell’IVA”

Spendono in orologi e gioielli i turisti stranieri in Italia e spendono molto: nei primi 8 mesi del 2013 è cresciuta del 6% la quota di vendite nei negozi a viaggiatori extracomunitari – soprattutto cinesi, russi e statunitensi – che rappresentano il 15% del totale con una spesa media di 2.600 euro. I dati arrivano dalla periodica indagine svolta dalla società di analisi Global Blue sulla base dei rimborsi IVA chiesti in dogana dai turisti in uscita dal nostro Paese.

Orologerie e gioiellerie italiane accrescono dunque il loro appeal verso gli stranieri: valore medio delle transazioni oltre i 2.600 euro, di gran lunga la cifra più alta rispetto alle altre categorie merceologiche nonché rispetto alla media generale ferma a 700 euro. Le transazioni di orologeria e gioielleria superiori ai 3mila euro rappresentano il 18% del totale, ma sono il 79% delle vendite a valore generate nei negozi.

Il primo posto tra i turisti extracomunitari che spendono nei negozi italiani va ai cinesi (31% del totale, per quasi 5mila euro di valore medio), che dal 2006 a oggi hanno fatto registerare un incremento del 3000%.

A seguire i russi (16% del totale, quasi 2mila euro di valore medio) e gli statunitensi (13% del totale e 1.900 euro di valore medio). Le città preferite da questa tipologia di turismo sono, nell’ordine: Milano, Roma, Firenze, Venezia e Verona.

“In una fase così debole sul fronte dei consumi interni – ha affermato il Presidente Assorologi Mario Peserico (nella foto a sinistra) – certamente il gradimento mostrato dal turismo di qualità verso l’orologeria acquistata nei negozi italiani rappresenta un segnale molto positivo e confortante. Sarebbe opportuno non disincentivare questi acquisti attraverso adempimenti burocratici abnormi né aggravare ulteriormente i prezzi con un incremento IVA che avrebbe effetti negativi sulle vendite e quindi, in ultima analisi, sullo stesso gettito fiscale”.


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