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Gioielli ispirati alla Carità, il premio dei Musei Vaticani

È di Margherita Laurenzi il miglior lavoro esposto alla mostra degli allievi del master in Storia e design del Gioiello del Dipartimento di Arezzo dell’Università di Siena

Musei Vaticani_foto premiazione

(Margherita Laurenzi, designer vincitrice per il miglior lavoro ispirato al concetto di Carità, premiata dal direttore del Musei Vaticani Antonio Paolucci)

Si chiama Margherita Laurenzi l’allieva del master in Storia e design del Gioiello del Dipartimento di Arezzo dell’Università di Siena premiata dai Musei Vaticani al termine della mostra “Arte e Carità. Il gioiello come simbolo”, nata da un progetto didattico. La cerimonia di premiazione per il miglior lavoro esposto si è svolta alla presenza del direttore del master e curatore della mostra Paolo Torriti, del direttore del Musei Vaticani Antonio Paolucci e dell’amministratore delegato dei Musei, monsignor Paolo Nicolini.

L’esposizione ha messo in vetrina i gioielli realizzati dagli studenti nelle aziende orafe aretine durante lo stage di fine corso in un progetto realizzato nell’ambito del master in Storia e design del Gioiello dell’Università di Siena (in questi giorni al via le iscrizioni per la prossima edizione), in collaborazione con Confindustria Toscana Sud e Musei Vaticani. Ciascun allievo ha realizzato un book nel quale sono riportati tutti i disegni e lo sviluppo di alcune idee di gioielli sul concetto di Carità, tema proposto dai Musei.

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(Uno dei gioielli disegnati da Margherita Laurenzi)

Il lavoro premiato è quello di Margherita Laurenzi, architetto e designer che ha svolto il periodo di stage presso l’azienda orafa Treemme di Arezzo“La mia parure in argento bronzo e rame, ispirata al rapporto tra il Saio di San Francesco e il Sacco di Alberto Burri – ha detto la designer –, è composta da un bracciale, una collana semirigida e due spille, ed è stata realizzata nell’ Azienda Treemme di Arezzo, presso cui ho svolto lo stage del Master universitario. I gioielli realizzati nascono dalla mia riflessione sul progetto didattico del Master. Riflettendo sulla carità come concetto universale, mi è venuto subito in mente l’Abito di San Francesco da Assisi e la scelta di quest’ultimo di spogliarsi delle proprie ricchezze per indossare una veste povera, rude e intrisa del suo sangue, come messaggio di amore verso Dio. Il Saio di San Francesco porta gli strappi di una vita, tanto quanto il Sacco di Alberto Burri, tela che rappresenta le lacerazioni profonde di un’epoca, aperte ed ancora sanguinanti”.

“L’idea proposta dai Musei Vaticani, la Carità, indubbiamente non era facile da coniugare con il mondo del gioiello – ha commentato Paolo Torriti -, ma la sfida è stata vinta dagli allievi del master, così almeno mi sembra guardando tutti i prodotti finiti.  Vorrei ringraziare i Musei per aver voluto fortemente questa esposizione e per aver messo a disposizione un viaggio premio al miglior prototipo realizzato, scelto da una commissione composta da esperti dei Musei stessi”.

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(Un altro gioiello di Margherita Laurenzi, ispirato al rapporto tra il Saio di San Francesco e il Sacco di Alberto Burri)


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