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Gioielli da Oscar

Quando un gioiello ruba la scena a cinema e a teatro:

dietro le quinte con i più importanti costumisti

Le luci si smorzano e il brusio sfuma risvegliato dalla suoneria di un telefonino interrotta con sollecitudine. Un’altra continua a squillare cupa, forse dalla tasca di uno spettatore distratto.

Ancora un istante e la magia avrà inizio proiettando lo spettatore in una dimensione a lui estranea solo qualche attimo prima ed ora credibilmente familiare. Perché? Perché tutto è vero perché niente lo è.

In un tempo e in un luogo affrancati dalla realtà i personaggi indossano panni cuciti addosso come una seconda pelle. Con fiuto sottile, grande creatività e precisione maniacale, per ognuno di loro sono stati sviscerati gesti e intonazioni; puntate luci ad hoc; tagliate stoffe, scelti colori e per ogni dettaglio trovato un proprio perché. Il risultato è un linguaggio visivo immediato, accentato da co-starring capaci di colmare i vuoti verbali. Tra esse i gioielli.

Nel colossal “Titanic” la disparità fra le due classi sociali è palese ma a sottolinearla sono proprio i gioielli, come l’Heart of the Ocean, indossato da Rose Dewitt Bukater (Kate Winslet).

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Kate Winslet nel film “Titanic”

Fu realizzato da Asprey & Garrad che, ispirandosi all’Hope Diamond, incastonarono nell’oro bianco un grande zircone cubico di colore blu. Costò 10.000 dollari. Oggi è conservata negli archivi della 20th Century Fox.

In “The Gift of the Magi”, tratto dall’omonimo romanzo di O. Henry, la storia d’amore tra Jim e Della tocca apici di totale commozione quando a Natale lui venderà l’orologio per regalare alla fidanzata un fermacapelli, mentre lei taglierà la treccia per comprargli una catena per l’orologio da tasca che oramai ha ceduto per pochi soldi.

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Audrey Hepburn nel film “Colazione da Tiffany”

Il tubino nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” è stato esaltato dalla collana Schlumberger, con 120 perle e chiusura con diamante giallo da 128,54 ct, firmata Tiffany, appunto, che l’attrice, in stile Coco, lascia scivolare vezzosamente sulla schiena. Era il 1961, ma l’intesa fra il cinema e la Maison newyorkese si è replicata tante volte ancora.

Memorabili i gioielli di “The Great Gatsby”, versione con Leonardo DiCaprio. La costumista/scenografa premio Oscar, Catherine Martin raccontò il lusso e la joie de vivre di quell’epoca attraverso la magnificenza dei gioielli che corrispondeva al rilevante valore intrinseco, circa 2 milioni di dollari, affidato prevalentemente a perle e diamanti (solo la tiara in platino, diamanti e perle, indossata da Daisy – Carey Mulligan – si aggirava sui 200.000 euro).

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Carey Mulligan nel film “The Great Gatsby”

Che il fashion del gioiello con iniziali sia nato con il ciondolo a forma di ‘B’ che Anna Bolena (Natalie Portman)  porta in “L’altra donna del re”? Può essere. La collana è stata riprodotta sul modello indossato dalla regina nel quadro esposto alla National Gallery di Londra.

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Natalie Portman nel film “L’altra donna del re”

Presenza scenica da capogiro per la sfarzosa collana di diamanti in stile vittoriano nel musical “Moulin Rouge”. Ad indossarla è la diafana Satine (Nicole Kidman).

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Nicole Kidman nel film “Moulin Rouge”

Fu realizzata dal gioielliere australiano Stefano Canturi e con i mille e più diamanti montati su platino e uno zaffiro da 2.5 kt alla chiusura vanta di essere tra i più preziosi gioielli mai realizzati per un film.

Rubini e ancora diamanti per il collier della favola delle favole, “Pretty Woman”. Ha incorniciato l’abito rosso disegnato da Marilyn Vance per Julia Robert nei panni di Vivian Ward quando Edward Lewis (Richard Gere) la porta all’opera per assistere alla Traviata.

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Julia Robert e Richard Gere nel film “Pretty Woman”

Realizzata su commissione dall’orafo francese Fred Joaillier, allora rispondeva ad un valore commerciale di 250mila dollari.

La ragazza col turbante” è una tela del pittore olandese Johannes Vermeer che, quasi a voler elevare a più alto rango l’innocente fanciulla, ha fissato strategicamente sulla tela un dettaglio appena visibile ma di grande impatto, un orecchino di perla. Sarà proprio questo  gioiello a suggerire il nuovo titolo al romanzo di Tracy Chevalier e all’omonimo film di Peter Webber, “La ragazza con l’orecchino di perla”, interpretato da Scarlett Johansson nelle vesti di Griet.

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Scarlett Johansson e Colin Firth nel film “La ragazza con l’orecchino di perla”
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Maria Callas nella “Traviata”

I gioielli di scena indossati dalla Divina, Maria Callas, erano pezzi unici – disegnati da Lila De Nobili e realizzati da Ennio Marangoni dell’omonimo Atelier – con cristalli Swarovski, come il diadema e i bracciali del Parsifal, la corona del Nabucco, e gli orecchini con il pendente de La Traviata. Erano tanto verosimili da appagare anche la maniacale ricerca della perfezione di Luchino Visconti.

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Ingrid Bergman nel film “The visit”

Per Ingrid Bergman protagonista di “The Visit”, furono scelti gioielli Bulgari; in “Inferno”, Sidse Babett Knudsen indossò gioielli Damiani, Jessica Chastain, vincitrice ai Golden Globe come Migliore Attrice per l’interpretazione di Molly Bloom in “Molly’s Game”, brillava con gioielli e segnatempo Piaget.

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Orecchini Gomitolo di Damiani indossati nel film “Inferno”
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Molly Bloom nel film “Molly’s Game”

L’elenco potrebbe continuare all’infinito tra creazioni di alta gioielleria e bijoux e all’occhio attento non sfugge che sono una costante nel cinema e nel teatro. Una costante fondamentale.


Andrea Viotti
Andrea Viotti

Andrea Viotti – costumista, scenografo e saggista, ha lavorato per la sartoria Tirelli e oggi è coordinatore area design costume dell’Accademia Costume e Moda. Ha lavorato, tra i tanti altri, con Gabriele Lavia, Luca Barbareschi, Luigi Squarzina. “Il costume è a tutti gli effetti un mero strumento di lavoro. Per ogni personaggio bisogna trovare precisi dettagli. In misura diversa, a prescindere dai tradizionali requisiti, risultano tutti fondamentali alla buona riuscita di un’atmosfera, di un’ambientazione. Importantissima è anche la scelta del colore del metallo perché in un gioiello può identificare una carica, un titolo. Bisogna fare grande ricerca storica del periodo in cui è ambientato il lavoro e avere approfondita conoscenza dei materiali. L’oro giallo ad esempio è nobile ma da principessa, l’oro rosso da re insieme a rubini e smeraldi. Una regina cattiva si accosterà prevalentemente al grigio lunare dell’argento, magari brunito per sottolinearne l’animo maligno. Nel Don Carlos, di Friedrich Schiller, per la regia di Gabriele Lavia, sentivo la necessità di evidenziare il contesto lugubre ma non volevo rinunciare alla presenza dei diamanti. L’idea è stata quella di dare una sorta di invecchiamento togliendo loro la luce, il luccichio, quasi che essi stessi fossero malati, in chiaro riferimento alla decadenza dei personaggi. Una presenza volutamente cupa che sapevo avrebbe condizionato nel modo giusto la recitazione. Il gioiello dice più di quanto è scritto in una sceneggiatura perché non si può mettere a tacere.”

“In Scandalo, di Arthur Schnitzler, Stefania Rocca (Toni), è una ragazza ben lontana dalla borghesia, e la lunga collana di perle che indossa vuole essere un passepartout per farsi accettare da quel mondo insincero, ma anche espressione della sua chiarezza interiore.”

Stefania Rocca nel film "Scandalo"
Stefania Rocca nel film “Scandalo”

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Carlo Poggioli

Carlo Poggioli– costume designer formatosi alla storica Sartoria Tirelli, è co-fondatore della Jewel House dove la storia del cinema si snocciola tra 15mila e più creazioni, alcune della famosa L.A.B.A. di Nino Lembo autore di bigiotteria artistica per importanti spettacoli, come le corone e lo scettro del “Ludwig” di Luchino Visconti; le spille liberty di “E La Nave Va” di Federico Fellini e quelle de “L’Innocente” ancora di Visconti; i gioielli de “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud e de “L’età dell’innocenza” di Martin Scorsese; le creazioni delle serie “I Borgia” o quelle di “Gran Budapest Hotel” di Wes Anderson, tra i tanti.

Spilla liberty del fim "L'innocente"
Spilla liberty del fim “L’innocente”
Creazione della serie "I Borgia"
Creazione della serie “I Borgia”

Il gioiello fa la differenza. Sembra piccola cosa ma è lui che definisce il personaggio, che lo caratterizza, che lo colloca in un preciso momento o luogo. Ad esempio in “The Young Pope”, di Paolo Sorrentino, sulla candida talare indossata da Jude Law la croce e gli anelli sono un’apoteosi di oro e pietre preziose, rigorosamente finte, elementi narranti che se messi a confronto con la semplicità di Papa Francesco, la dicono lunga sulla ricchezza della Chiesa, su quel fasto che Bergoglio vuole a tutti i costi sradicare.

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Jude Law nella serie “The Young Pope”

Cambiando registro, invece, ne L’età dell’innocenza, sempre in linea con i costumi, sono state utilizzate tante pietre ma dai colori freddi, niente rubini o topazi, ma zaffiri e smeraldi perché l’atmosfera era fredda, i loro cuori, nobili ma senza amore, erano freddi. Ne I Borgia, ad esempio, per raccontare la perversità dei personaggi indispensabili erano gli anelli con veleno.


LIno Raggio
Lino Raggio

Lino Raggio – fondatore a Milano del marchio Sharra Pagano insieme a Gianfranco Signori. La sua firma costella il mondo della moda ma riversa anche nel teatro gran parte della sua creatività realizzando parure prestigiose e opulente, tiare memorabili e preziose per i più famosi soprani: Renata Tebaldi, Maria Callas, Raina Kabaivanska, Renata Scotto. Portano la sua firma la parure degli anni ’80 per l’Otello; la parure del 1976 per La Tosca; la collana del 1980 de La Gioconda; la parure dell’86 per Le Conte D’Hoffmann; la  parure dell’88 per Fedora.

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“Premesso che i gioielli nello spettacolo hanno un elevato valore simbolico, bisogna però  sottolineare che c’è una grossa differenza tra un gioiello per il cinema e un gioiello per il teatro, principalmente nella cura dei particolari. Nel cinema i gioielli/bijoux devono avere dettagli realistici mentre nel teatro si lascia più spazio alle proporzioni che risultano meno armoniose e più marcate, quasi “grossolane” affinché anche lo spettatore più lontano possa godere della presenza scenica del costume nella sua completezza, come del resto avviene per il make up.

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La ricerca storica del periodo rimane la base da cui partire, unitamente alla fantasia. Tutto deve fare in modo che un gioiello si adatti assolutamente al costume di scena, che si fonda con esso, perché c’è sempre una forte relazione tra gioiello e abito. Perché la dimensione estetica/emozionale non va mai tralasciata.”


Daniela Ciancio
Daniela Ciancio

Daniela Ciancio, costumista e scenografa, membro dell’Academy of Motion Picture Arts and sciences Los Angeles, dell’European Film Academy e European Film Awards Berlin e dell’Accademia del Cinema Italiano, David di Donatello per miglior costumista con Il Resto di Niente di Antonietta De Lillo.
Il nostro compito è rendere il carattere di un personaggio immediatamente riconoscibile, in tutte le sue sfaccettature. Che siano gli orecchini a cerchio di Anna Magnani o le parure presenti in The Crown, il gioiello è parte fondamentale del racconto e della sua rappresentazione. Ne “Il Resto Di Niente” di Antonietta De Lillo, ispirandomi ad antiche geometrie lusitane ho disegnato per Eleonora Pimentel Fonseca (Maria De Medeiros) un anello dal gusto portoghese per rimarcare la sua nobiltà, e ne ho sottolineato l’antichità attraverso un processo artigianale. Ne “La Grande Bellezza” c’era una grande varietà di caratteri umani da tirare fuori. Per “Stefania” (Galatea Ranzi) ho scelto gioielli “Ascione” in argento e corallo, un mix tra tradizione e moda. Per “Trumeau” (Iaia Forte) ho voluto grosse spille animalier ed anelli vistosi per appesantire volutamente il personaggio. Il gioiello è anche rappresentazione di uno stato d’animo. In questa direzione è la scelta del filo di perle di Pamela Villoresi, necessario a rimarcare l’appartenenza sociale ma soprattutto la solitudine di un momento doloroso. Di coralli, cordino e dischetti d’argento, è la collana disegnata per Marco Giallini nel film “Loro Chi?”, che descrive un personaggio fuori dalle righe, musicista, donnaiolo e imbroglione”.

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Iaia Forte nel film “La grande bellezza”
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Pamela Villoresi nel film “La grande bellezza”
Scena del Film "Loro chi?"
Andrea Giallini nel film “Loro chi?”

Marina Ridolfi
Marina Ridolfi

Marina Ridolfi è consigliere di Annamode Costumes atelier, tra le grandi sartorie cinematografiche e teatrali. Una storia che ha seguito l’evolversi del cinema e della società italiana mentre grandi attrici si alternavano nelle sue sale prove, da Sophia Loren a Gina Lollobrigida, da Ingrid Bergman a Claudia Cardinale, da Charlotte Rampling a Liza Minnelli, da Maria Grazia Cucinotta a Scarlett Johansson. Cinema, teatro ma anche televisione da Canzonissima agli imperdibili sceneggiati. Tra i film più celebri La pazza gioia, La corrispondenza, The Grand Budapest Hotel, Educazione Siberiana, To Rome with love, Angeli e demoni, Marie Antoinette, Il codice Da Vinci, Romanzo Criminale…

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Tilda Swinton nel film “The Grand Budapest Hotel”
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Scena del Film “Marie Antoniette”

Tra le costumiste c’è Monica Celeste. “Ogni sceneggiatura va discussa con il regista e insieme si decide il mood del film, se più reale possibile o sopra le righe, a seconda se si tratti di una storia vera, di un fantasy o di una commedia. Si inizia con ricerche di immagini e di materiale con una sola certezza: per creare un personaggio non si può assolutamente rinunciare all’accessorio e quindi al gioiello. In Nemiche per la pelle, per Claudia Gerini, donna in carriera dal carattere duro, ho scelto gioielli vistosi di plexiglass con forme geometriche. In Iago, con Laura Chiatti e Nicolas Vaporidis, ho creato personaggi marcati, legati al fashion con un sapore d’epoca e molto importante è stato l’uso di gioielli appariscenti e ricchi, principalmente nella scena della festa in maschera. Come tu mi vuoi, film moderno dove la protagonista Cristiana Capotondi da brutto anatroccolo si trasforma in una sofisticata ragazza, addirittura l’abito diventa gioiello”.

 


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