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Gioielli con diamanti: le cinesi partecipano alla scelta, le americane e le russe preferiscono la sorpresa

È il secondo report globale realizzato sull’industria dei diamanti: ne portano la firma AWDC – Antwerp World Diamond Centre e Bain & Company, che in 82 pagine hanno condensato non solo l’andamento del mercato degli ultimi due anni, ma anche realizzato previsioni fino al 2020, soffermandosi sul comparto del dettaglio, sulla notorietà dei marchi e sulle preferenze dei consumatori (ne sono stati intervistati oltre 5mila).

Il “Global Diamond Industry – Portrait of Growth” mette in luce i dati fondamentali della domanda con focus specifici e approfonditi sui tre più grandi mercati dei diamanti: Stati Uniti, Cina e India, che attualmente rappresentano il 60% della domanda globale (ma, come si vedrà più avanti, subiranno grandi cambiamenti nei prossimi 7 anni).

AWDC e Bain & Company hanno concentrato il secondo report annuale più in dettaglio sulla dinamica della domanda dei consumatori in tutto il mondo. “Siamo stati in grado di fornire una visibilità senza precedenti sulle complesse dinamiche della nostra industria – ha commentato Ari Epstein, amministratore di AWDC (nella foto a sinistra) -. La relazione mettere in luce i fondamenti della nostra attività ed esplora possibili scenari futuri. Questa seconda relazione, con un’analisi approfondita dei processi alla base della domanda dei consumatori, è stato il successivo passo logico al primo esperimento”.

Combinando questi risultati con l’analisi approfondita del mercato, compresi i più recenti sviluppi delle miniere più importanti, il rapporto si conclude con un aggiornamento sulle prospettive per il settore dei diamanti fino al 2020. “Visto il ruolo di leadership di Anversa a tutti i livelli del settore dei diamanti – ha detto Stéphane Fischler, presidente AWDC (a destra)- è giusto che l’AWDC abbia sponsorizzato questa relazione. Per centinaia di anni Anversa ha creato un’industria solida che comprende un gran numero di operatori specializzati”.

Entrando nel dettaglio dei risultati dell’indagine, il 2011 è stato un anno positivo per la filiera dei diamanti: le miniere hanno prodotto 124 milioni di carati di diamanti  grezzi (per un valore di 15 miliardi di dollari) . Attraversate le successive fasi di lavorazione, le pietre sono arrivate a un valore di 24 miliardi fino ai 71 miliardi del dettaglio. Questo ultimo dato ci parla dunque di una forte crescita delle vendite: +18 per cento rispetto al 2010. Un ruolo centrale è stato ricoperto dall’aumento della domanda dei consumatori in Cina e in India.

La fornitura di diamanti grezzi ha invece subito una contrazione del 3 per cento tra il 2010 e il 2011 (da 128 a 124 milioni di carati): i prezzi delle pietre grezze sono aumentati del 31 per cento, quello delle pietre lavorate del 24 per cento. Il report prevede un ulteriore aumento nel medio termine, parallelamente a una produzione più o meno stabile e a un aumento della domanda.

Nonostante una serie di cambiamenti nel settore – tanto per citarne uno, la vendita di De Beers ad Anglo American e la vendita della miniera di Ekati da BHP Billiton a Harry Winston, la dinamica domanda-offerta dinamica resterà, a lungo termine, relativamente stabile.

Quanto allo ‘sbocco’ delle pietre, la gioielleria con diamanti la fa da padrone e questo accade sia nei mercati emergenti sia in quelli maturi: è sempre considerata infatti in cima alla lista dei desideri delle donne (è in assoluto il regalo preferito in Cina, India e Russia). Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Italia  i diamanti rappresentano circa la metà del mercato della gioielleria, penetrazione più moderata nel resto dell’Europa Continentale.

Diversi sono anche i significati che i consumatori associano alle pietre preziose per eccellenza: le donne cinesi, per esempio, a differenza delle donne indiane, ai diamanti associano l’eternità. Per le donne americane e indiane, rappresentano anche un valore monetario e godono di una carica emotiva positiva. In tutti i mercati gli anelli di diamanti simboleggiano il fidanzamento, il matrimonio e l’amore. Tuttavia, l’adozione della tradizione dell’anello di fidanzamento non è uniforme: negli Usa e nel Regno Unito è formalizzata con un anello una percentuale compresa tra l’80% e l’85% degli ‘impegni’ sentimentali, mentre in Germania è solo il 40 per cento.

La maggior parte delle donne ricevono diamanti in dono: le donne in Cina e India sono strettamente coinvolte nella scelta del proprio gioiello, mentre le donne americane e le russe preferiscono la sorpresa. La disponibilità di certificati di qualità superiore è determinante nella scelta nei negozi in Cina, India e Russia. Negli Stati Uniti e in altri mercati sviluppati contano di più la fiducia nei rivenditori e la tutela verso i consumatori: è la qualità del servizio, dunque, il criterio più importante.

I rivenditori di lusso Cartier e Tiffany sono al top della classifica dei brand per i consumatori di molti paesi, fatta eccezione per eccezione per l’India, dove i più noti marchi di consumo sono Tanishq e Nakshatra.

Quanto alle aspettative sui prossimi 7 anni, il report di AWDC e Bain & Company prevede una crescita annua del 5,9 per cento, pari a quasi 26 miliardi di dollari entro il 2020. Per quella data, India e Cina rappresenteranno il 50 per cento della domanda globale e insieme supereranno la posizione degli Stati Uniti in qualità di primo mercato dei gioielli con diamanti.

L’offerta mondiale di diamanti grezzi dovrebbe continuare a crescere di un 2,7 per cento annuo (arrivando nel 2020 a 157 milioni di carati), circa il 12 per cento in meno del livello massimo pre-crisi quando si arrivò a 177 milioni di carati.
La previsione attuale per la produzione è leggermente inferiore a quello dello scorso anno, a causa di cambiamenti nei piani aziendali e finanziari e delle difficoltà incontrate dai nuovi progetti e le sfide tecniche relative alle principali miniere di diamanti. Diversi fattori di disturbo però continuano a rappresentare una minaccia per l’impatto negativo sull’equilibrio tra offerta e domanda, anche se questi fattori difficilmente influenzeranno significativamente l’industria a lungo termine.


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