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Gioiellerie, il Natale non è più occasione esclusiva

I best seller restano i preziosi, bene anche gli orologi: shopping raddoppiato rispetto alle intenzioni di acquisto di dicembre. Ottimistiche le previsioni per il 2016

counter with jewelry in window

Non si concentrano più nel solo periodo natalizio le vendite in gioielleria: una doppia voce, quella delle imprese e quella dei consumatori, è stata raccolta dall’indagine commissionata da Federpreziosi Confcommercio a Format Research ed effettuata dal 12 al 18 gennaio su un campione di 400 gioiellieri e 1000 consumatori. I dati, presentati durante un convegno a VicenzaOro January, registrano un aumento degli acquisti realmente effettuati rispetto alle intenzioni dichiarate prima di Natale: una cifra quasi raddoppiata, dal 7,8% al 14,7%. L’aumento è da attribuirsi prevalentemente a popolazione maschile fra i 18 e i 24 anni nel Sud e Isole e tre gioiellieri su quattro segnalano il periodo tra il 20 e il 24 dicembre come quello più positivo per le vendite.

Vicenzaoro_Indagine_Federpreziosi

Si conferma la preferenza per gli acquisti presso gioiellerie tradizionali, su strada o in centri commerciali. Gli acquisti on line sono vengono motivati da prezzo vantaggioso, facilità di reperire il prodotto desiderato, comodità rispetto al negozio tradizionale sia in termini logistici che temporali (24 ore su 24 e 7 giorni su sette).

Rispetto al Natale del 2014, le vendite risultano diminuite per il 53,4% dei gioiellieri italiani, mentre sono invariate o aumentate per il 46,6%. Per quanto riguarda le imprese, i dati hanno evidenziato un trend di ricavi in calo, rispetto all’analogo periodo del 2014, per il 53,4% degli intervistati; il 15,9% indica un aumento, mentre per il 30,7% sono rimasti invariati. Da considerare che i dati sono stati forniti senza previa consultazione di bilanci.

Vicenzaoro_Aquilino_Federpreziosi“Dobbiamo considerare – precisa il presidente di Federpreziosi Giuseppe Aquilino (in foto a sinistra, durante la presentazione dei dati) – che siamo di fronte ad un mercato che nell’arco di pochi anni ha visto mutare non solo i flussi di acquisto, ma anche le richieste legate alla tipologia di preziosi in generale. Il nostro è sicuramente un bene non necessario – o, se vogliamo, voluttuario – che però racchiude al suo interno non solo una cultura di prodotto ma una pluralità di messaggi che possono rivelarsi una vera e propria cartina al tornasole. Se letti in modo adeguato, ci consentono di comprendere l’evoluzione generale dei consumi e di studiare strategie nonché tattiche di intervento per metterci al passo con i cambiamenti in atto e di prevedere, per quanto possibile, le prospettive”.

Restando in tema di vendite natalizie, il 44,8% dei gioiellieri dichiara di aver venduto prevalentemente oggetti preziosi: 22,9% ornamenti in argento con o senza pietre, 20,9% gioielleria di brand conosciuti, 17,6% oreficeria, 14,4% gioielleria non di brand. Il 15,9% dei negozi dichiara di avere venduto maggiormente orologi: 22,4% di fascia economica (fino a 500 €), 3,7% di fascia media (da 500 a 3.000 €), 0,7% di alta gamma (da 3.000 a 8.000 €). I bijoux sono stati i più venduti per il 39,9% degli intervistati, quasi equamente suddivisi fra bijoux di brand noti (34,5%) e bijoux non di brand (31,9%).

“Il mercato – sottolinea su quest’ultimo dato il presidente di Federpreziosi – sia per un fattore moda sia per il contenuto di creatività e originalità, si sta sempre più avvicinando a questa tipologia di prodotto. È un dato di fatto, rappresentando il bijoux lo spirito del tempo, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, e offrendo la possibilità di nuove sperimentazioni e nuovi materiali. Il gioiello conserva quelle valenze di preziosità e di valore nel tempo che gli sono peculiari ma, così come è sempre stato anche in passato, il bijoux viene spesso contaminato da esperienze tipiche del mondo orafo, affiancandosi al gioiello pur senza mai integrarsi del tutto. Il vero gioielliere è un professionista competente nel proprio mestiere, che deve essere in grado di interpretare e di adeguarsi ai gusti e alle richieste della propria clientela, la quale, per altro, dimostra sempre maggiore competenza, conoscenza e consapevolezza negli acquisti”.

Tra le cause della contrazione, al di là della crisi economica, indicata dal 93% degli intervistati, vengono indicati anche la concorrenza di altri beni di pari o di minor valore, i limiti all’uso del contante e la tracciabilità oltre i 3600 euro e, con minore rilevanza, il ricorso al commercio elettronico e alla concorrenza di prodotti esteri.

Vicenzaoro_Tranquilli_Federpreziosi_Indagine250Ad ogni modo, restano ottimistiche le previsioni per il primo trimestre 2016: il 54,4% delle aziende intervistate si attende un livello stabile rispetto al primo semestre 2015, mentre il 16,8% prevede un segno più e un 28,9% un segno meno.

“Interessanti riflessioni scaturiscono da due indicazioni – spiega il direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli (a destra) –: la prima è che la maggior parte degli acquirenti risultano essere clienti fidelizzati – per consolidata conoscenza del negozio o per precedente positiva esperienza – e la seconda che la disponibilità di spesa è diminuita. Se da un lato è gratificante che sia forte la clientela storica, è evidente che resta ancora da raggiungere una fetta notevole di clientela potenziale. Richiamandomi a quanto accennato dal Presidente sulla professionalità del gioielliere, so che molti dei nostri associati hanno già sperimentato e stanno portando avanti con notevole impegno progettuale ed economico iniziative mirate, ripensando in maniera globale le modalità di offerta e di comunicazione con soluzioni fino qui inconsuete per il settore”.

 

 


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