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Gioiellerie, è allarme sicurezza


Dall’inzio del 2012 una vera e propria escalation di violenza ha colpito le gioiellerie italiane

28 marzo, due tentate rapine ai danni di due gioiellerie, ad Acireale e a Palermo. 4 aprile: rapina ad una gioielleria con tragico epilogo a Fermo, muore una donna della banda. 5 aprile: rapina ad una gioielleria di San Sperate (Cagliari), portati via bracciali e collane per 50mila euro. 6 aprile: furto di notte in una gioielleria di Lanciano, in Abruzzo. È solo una piccola coda – la più recente in ordine di tempo – dell’ondata di reati che sempre più spesso hanno come vittime i negozi al dettaglio di gioielli, argenteria, orologeria e bijoux.
Ondata che non risparmia nessuna regione, e che a inizio 2012 ha visto nei punti vendita della capitale una vera e propria escalation con diversi colpi in poche ore. È dunque allarme sicurezza: le gioiellerie sono senza dubbio tra gli obiettivi più a rischio insieme a farmacie, tabaccherie e benzinai.
In questo campo è molto forte l’impegno della rete Confcommercio, nell’ambito della quale le gioiellerie sono riunite sotto la guida della Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi. Risale al luglio del 2009, infatti, il protocollo d’Intesa per la videosorveglianza finalizzato a migliorare la sicurezza nel settore degli esercizi commerciali firmato da Confcommercio, Confesercenti e Ministero dell’Interno (all’epoca guidato da Roberto Maroni). Ma l’impegno nei confronti del comparto orafo è testimoniato con ancora maggiore dettaglio dall’operato della Commissione Sicurezza di Confcommercio di cui è membro Giuseppe Aquilino, presidente della Federdettaglianti.
“A livello centrale si è ritenuto opportuno attivare le Ascom provinciali nell’attivazione del cosiddetto protocollo Maroni – spiega Aquilino -: in sintesi, si tratta di installare un ulteriore sistema basato su tre telecamere messe in funzione solo quando sia lanciato l’allarme. Un quarto dispositivo, inoltre, è sotto il controllo diretto delle forze dell’ordine”. Il valore aggiunto di questo sistema è dettato anche dall’aumento del range di tempo registrato: si è passati dai 20 minuti a ore, finanche a giorni. In tal modo, in caso di necessità, sarà possibile andare avanti e indietro nelle registrazioni e verificare i movimenti di ladri e rapinatori. A questo scopo, in molte province, è stato fondamentale l’ausilio delle Camere di Commercio locali: prima in ordine di tempo, l’Ascom Bologna, che nell’ottobre 2010 ha dato via all’operazione “Negozi sicuri” (circa 300mila euro stanziati in due tranches dall’ente camerale); seguita poi da molte cittadine pugliesi, con il progetto “Mille occhi sulle città”, poi Torino. È recentemente partito anche a Bari il progetto “Predatory Crime Reduction” – in base a un protocollo firmato da Confcommercio e Confesercenti con il sottosegretario agli Interni e la Prefettura lo scorso agosto – cui la Camera di Commercio locale ha già destinato 500mila euro: nel corso dei primi mesi sono state centinaia le adesioni.
Segno che la volontà delle categorie a rischio, gioiellieri inclusi, è pronta a rispondere a esigenze di sicurezza che si fanno sempre più stringenti.

“IN CASO DI RAPINA IL RISCHIO È L’AUMENTO FINO AL 200% DELLA POLIZZA ASSICURATIVA”
L’analisi di Sandro Palladini, amministratore delegato di Funk International Spa

Quando si parla di sicurezza, specie in un comparto così a rischio come quello orafo, è inevitabile parlare anche di assicurazioni. Per questo motivo Preziosa Magazine ha chiesto a Sandro Palladini, amministratore delegato di Funk International Spa, di provare a tracciare una sorta di guida che assista la categoria nel settore assicurativo. Funk International Spa è la filiale Italiana di Funk Gruppe, primario broker assicurativo tedesco, ed è nata in Italia nel 1998 per operare nel settore orafo e nel settore industriale e commerciale. Ecco una traccia di utili indicazioni sul settore, tenendo presente però, come sottolinea Palladini, che il comparto include una serie di categorie (fabbricanti, grossisti, dettaglianti) con rischi molto diversi.
“Si possono comunque evidenziare – spiega l’ad di Funk International – un certo numero di elementi comuni:

  • Gioiellerie poco protette
    Nel 2011 / 2012 la criminalità sembra essersi focalizzata più sui “dettaglianti” rispetto al passato, forse perché il negozio di gioielli è più “facile” da rapinare anche per malviventi di scarsa levatura e forse perché sembra offrire un buon rapporto tra rischio e possibile ricavo dalla rapina.
  • Maggiore attenzione all’apertura e alla chiusura del negozio
    Contemporaneamente si può notare un aumento della violenza negli attacchi con bande più numerose e organizzate. I momenti più delicati per la rapina sono le fasi di apertura o chiusura del negozio.
  • Le nuove tecnologie al servizio della malavita
    Per i fabbricanti/grossisti si è notata una riduzione della frequenza delle rapine ed un notevole aumento dei furti con l’uso di tecnologia per neutralizzare i sistemi di sicurezza.
  • Maggiore la presenza criminale nel Meridione
    Pur non essendoci una zona d’Italia che possa dirsi esente da furti e rapine, la differenza di frequenza e importanza dei danni sofferti a sud del famigerato “42° parallelo” (linea Roma / Pescara che quasi tutti gli assicuratori specializzati usano da decenni) è aumentata notevolmente nel corso del 2011/2012 per cui diventa sempre più difficile reperire assicuratori disposti ad accettare rischi in alcune Regioni come Puglia, Campania, Lazio, Calabria e Sicilia.
  • Con l’aumento del prezzo dell’oro, aumenta il premio assicurativo
    In considerazione dell’aumento dell’oro anche il valore di furti e rapine è salito in modo notevole portando a risultati tecnici pessimi per tutto il mercato assicurativo e non solo in Italia. Questo ha portato alla riduzione del numero di assicuratori ancora interessati a coprire il rischio “orafi e gioiellieri” mentre i pochi assicuratori ancora operativi sono costretti ad aumentare il livello dei premi nel tentativo di riequilibrare il rapporto tecnico sinistri/premi (si parla di aumenti dal 20% al 50% per assicurati con polizze indenni da sinistri e dal 50% al 200% per rischi con precedenti sinistri)”.

I consigli dell’assicuratore

  1. Continua revisione ed aggiornamento delle misure di sicurezza nei propri locali; verificare col proprio assicuratore l’impatto sul premio in caso di miglioramento delle misure di sicurezza.
  2. Verificare quanto offrono altri assicuratori ma non dare disdetta alla propria polizza prima di avere ottenuto una quotazione scritta da altra Compagnia.
  3. Per i negozianti (soprattutto di gamma medio-alta) implementazione di misure di sicurezza che stanno diventando ormai pre-condizione per poter ancora reperire un assicuratore:
    • gabbia antirapina, oppure
    • video-sorveglianza da remoto, oppure
    • sorveglianza esterna random in particolare in fase di apertura e chiusura.
  4. Per i rischi “trasporti”, l’uso di sistemi di localizzazione satellitare della valigia/borsa contenente i gioielli migliora il rischio e consente di ridurre il costo assicurativo in generale.

OCCHIO AL BANCONE… LA SICUREZZA NON È MAI TROPPA

  • L’unione fa la forza
    Stabilire rapporti di buon vicinato con gli altri negozianti e con gli abitanti della zona permette di consolidare un fronte compatto contro gli atti criminali e vandalici.
  • Conosci e fatti conoscere
    È fondamentale stabilire contatti con le strutture di presidio delle Forze di polizia che si trovano nella zona. Riferire a queste tutte le informazioni ed i sospetti che si hanno “non è un disturbare”, ma aiuta a sviluppare una collaborazione continua e proficua per una più efficace e valida azione di protezione.
  • La vetrina è un monitor
    Organizza la vetrina del negozio in modo che non ti precluda la visuale e ti permetta di controllare anche che cosa avviene al di fuori. Se è in diretta comunicazione con l’esterno puoi, infatti, accorgerti più facilmente se c’è qualche malintenzionato che vuol entrare nel negozio. Così anche i passanti, se qualcosa di strano sta avvenendo all’interno, possono correre in tuo aiuto e comunque avvertire la polizia.
  •  Chiudere a chiave il retrobottega
    Accade più speso di quanto si possa credere. Spesso i rapinatori, proprio per evitare il rischio di avere dalla strada scomodi testimoni, tendono a portare il negoziante in questo locale e far lì violenza. Un utile accorgimento potrebbe essere quello di tenerlo chiuso e di riporre la chiave in un posto sicuro. Potresti così guadagnare secondi preziosi.
  • Occhio al bancone. Aiuta a tenere il pericolo a distanza
    Le dimensioni del bancone di vendita (più largo e profondo possibile) rendono difficile per i malintenzionati il contatto fisico con il negoziante. Può essere un accorgimento assai utile: più della metà delle rapine avviene minacciando il negoziante con siringhe, coltelli, punteruoli e altre armi improprie.
  • Munirsi di un sistema di videosorveglianza
    Dotare il negozio di un vero e proprio impianto elettronico di sorveglianza (telecamere) e di allarme collegato alle Forze di polizia, si rileva essere un ottimo deterrente. Le telecamere, le videocamere ed i sistemi di allarme, anche collegati a centrali operative delle forze di polizia, sono divenute un dispositivo standard presente in ogni sistema di sicurezza destinato a monitorare e proteggere spazi pubblici e privati.

(Tratto dal vademecum negozio sicuro edito da Confcommercio e Ministero dell’Interno)

DONELLA MATTESINI, CONTRO IL RICICLAGGIO LA TRACCIABILITÀ DI GIOIELLI E METALLI

Tra i problemi di sicurezza legati al comparto orafo, oltre a quello più evidente dei furti e delle rapine a danno di imprese produttrici così come delle gioiellerie, figura anche il rischio, certamente ristretto a un limitato numero di operatori disonesti, che dietro la compravendita di oro usato si nascondano attività illecite come la ricettazione, il riciclaggio e in alcuni casi l’usura.  A questo pericolo dovrebbe far fronte la proposta di legge dell’onorevole Donella Mattesini (PD) sulla regolamentazione dei “Compro Oro”.
A breve, assicura l’onorevole, dovrebbe partire l’iter parlamentare che comincia con la calendarizzazione della discussione in seno alla competente Commissione, quella alle Attività Produttive presieduta dall’onorevole Manuela Dal Lago (Lega Nord). L’annuncio del prossimo avvio dell’iter è stato dato durante una conferenza stampa che ha visto la partecipazione, tra i tanti, di Walter Veltroni, della Commissione Antimafia, e di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. La proposta ha registrato anche l’apprezzamento del Presidente dell’Associazione antiriciclaggio, Aira.

Dietro una fetta dell’altissima percentuale di “Compro oro” – che movimentano dalle 100 alle 300 tonnellate di oro, secondo i dati diffusi dalla categoria – si nascondono talvolta operazioni illecite, anche a causa dell’assenza di regole certe e severe.

Preziosa Magazine ha chiesto all’onorevole Mattesini di tracciare i punti di questa proposta, suddivisa in sette articoli.
«La mia proposta di legge prevede una serie di misure volte a regolarizzare il settore e a impedire infiltrazioni di natura mafiosa. La presenza alla conferenza stampa delle associazioni del settore orafo e di un rappresentante dei “Compro oro” conferma l’attenzione che si sta sviluppando su questo problema. Chi opera correttamente subisce la concorrenza sleale di chi non lo fa. Non solo: il progressivo allargarsi del giro d’affari interessa le mafie. E dunque, come primo intervento, la legge provvederà a istituire un apposito registro chiamato “Registro delle attività di compravendita di oro”, tenuto dalle Camera di Commercio secondo modalità e criteri stabiliti dal Ministero dello sviluppo economico d’intesa con quello dell’Interno: in tal modo si renderà più complesso l’accesso a tali attività, il che garantisce una maggiore qualificazione di chi opera nel comparto».

Esiste una norma sulla tracciabilità di gioielli e metalli?
«Certo, è il secondo articolo della proposta e ha l’obiettivo di facilitare le attività di controllo da parte degli organi di polizia e della magistratura in materia di ricettazione e riciclaggio.  A seguire, gli altri articoli introducono il borsino dell’oro usato, aggiornato quotidianamente, e misure per la riqualificazione del settore dei compro oro. In tal modo, si potranno proteggere sia gli operatori che agiscono correttamente sia i cittadini che siano interessati a vendere i propri oggetti preziosi. Sarà obbligatorio rilasciare una ricevuta che attesti l’effettivo ammontare degli articoli venduti: spesso, infatti, il nome dell’utente viene usato a sua insaputa per attribuirgli, una volta uscito dal negozio, la vendita di altri oggetti che sono invece di dubbia provenienza».

Quanto tempo ci vorrà perché la proposta diventi legge?
«Non possiamo prevederlo con precisione, ma abbiamo indetto una conferenza stampa proprio per diffondere maggiore informazioni e accelerare l’iter. Una volta in calendario alla Commissione attività produttive, ci sarà un ristretto comitato rappresentativo di tutte le forze politiche che esaminerà la proposta. L’idea è quella di un’approvazione in sede legislativa, ad opera, dunque, della stessa Commissione senza passare per l’Aula parlamentare, soluzione che il nostro ordinamento consente in caso di unanimità della Commissione».

Qual è il ruolo, in questo contesto, delle associazioni di categoria?
«In questo caso sono state fondamentali perché proprio durante un confronto con le realtà associative del comparto è nata l’esigenza – e l’urgenza – di questa proposta. Tra l’altro, la categoria ci ha chiesto l’attivazione di un portale internet che tracci il percorso del metallo e contiamo di inserirlo tra i punti chiave. In Commissione, comunque, tutti i soggetti interessati saranno uditi per limare al meglio il testo che, risalendo ormai a un po’ di tempo fa, va sicuramente aggiornato».

Secondo una stima da lei riportata, i Compro Oro sarebbero passati negli ultimi due anni da 5-8mila a 28mila, con volumi d’affari cresciuti da 2-3 miliardi a 10. Cosa significa?
«Innanzi tutto che occorre una maggiore omogeneità dei dati, attualmente impossibile per mancanza di un registro “ufficiale”. E che urge una professionalizzazione del settore, così come anche maggiore trasparenza. Non è un caso che tra le norme proposte vi siano la costituzione di un Fondo per la promozione del settore orafo-argentiero e per la riqualificazione delle attività dei “Compro Oro”, e l’istituzione di un Comitato consultivo nazionale con il compito di proporre linee di intervento relative alla tracciabilità e alla tutela dell’origine dei prodotti di oreficeria, di argenteria e di gioielleria interamente realizzati in Italia. La situazione è complessa ovunque: nella provincia di Arezzo, per esempio, a fronte di un aumento di Compro Oro (da 17 a 29 nell’ultimo biennio), è corrisposta un’accresciuta attività di controllo delle forze dell’ordine. Tante le irregolarità registrate: tra i provvedimenti più gravi, sette sospensioni di attività. C’è maggiore esposizione a fenomeni quali il riciclaggio e la ricettazione specie laddove si verificano rapine a imprese orafe e gioiellerie, in grado di mettere in circolazione metallo rubato».

 



2 commenti

  1. Sono veramente deluso e morificato di cio che avviene in Italia e specialmente con la giustizia (Giudici)
    Il 4-4-12 siamo stai vittima di una rapina presso il negozio sito a Frignano c:so Italia 108, gli stessi rapinatori dopo avr sequestrato mio figlio anno asportato moni li per circa 60-70- mila euro , dalla registrazione insieme alle forze dell’ordine siamo riusciti ad identificare uno dei malfattori questi veniva arrestato e dopo aver ammesso il delitto assieme a due suoi complici veniva trasferito in carcere , ma puntualmente il giorno dopo questo veniva rimesso in liberta agli arresti domiciliari, mentre gli altri complici sempre identificati se la spassano spendendo il ricavato della refurtiva a noi sottratta. Se questa è giustizia allora ce la facciamo da soli la giustizia a che serve lo stato?


    • ….ha ragione: non ci si sente affatto tutelati , mentre i delinquenti sono liberi di fare qualsiasi cosa perché sanno di poterlo fare e sono proprio le leggi a permetterlo.
      Solo qualche giorno fa hanno letteralmente svuotato la nostra gioielleria in pieno centro a Firenze, non si sa ancora nulla e noi siamo nella disperazione!


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