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Torre del Greco, tristezza e speranza tra gli operatori per il disastro Nipponico

Un sisma di magnitudo 8.9 nel nordest del paese, seguito da uno tzunami che ha inghiottito interi paesi e dai gravi danni alle centrali nucleari. Tiene col fiato sospeso in particolare quella di Fukushima, 250 km da Tokyo.

Dall’11 marzo scorso, quando la terra ha cominciato a tremare (e non ha ancora smesso: oggi nuova scossa magnitudo 6.2 nella zona nordorientale), il Giappone è suo malgrado sotto i riflettori: ad oggi, oltre 9mila vittime accertate e 12.500 dispersi; 320mila gli sfollati; alti livelli di iodio e cesio radioattivi rilevati in 47 prefetture, tra cui quelle di Tokyo. Le immagini che arrivano dal nord del paese mostrano devastazione e dignità. E notizie allarmanti arrivano anche dall’economia.

Molti i rapporti commerciali intrattenuti dall’Italia con il Giappone, anche nel settore orafo soprattutto nel distretto di Torre del Greco che da sempre importa ed esporta materie prime e gioielli finiti. C’è tristezza e dolore, ma c’è anche timore tra le aziende che lavorano corallo, perle e cammei provenienti dalle zone del Sol Levante? Si possono calcolare i danni economici alle aziende che lì hanno ritagliato una consistente fetta del proprio mercato?

“C’è attesa e speranza – commenta Ciro Condito, (nella foto a sinistra), presidente dell’Assocoral, la storica associazione che riunisce i produttori di corallo cammei e gioielli di Torre del Greco -: siamo convinti che, grazie alla forza del popolo giapponese, nel giro di qualche mese il paese potrà cominciare a risollevarsi da questo devastante evento. Al momento gli ordini sono ovviamente fermi, ma siamo in contatto con i clienti, i fornitori e gli amici che lavorano lì. Va detto che i nostri contatti commerciali si concentrano soprattutto nel centro sud, la zona meno colpita dal terremoto e da tutte le sue conseguenze. Tecnicamente, comunque, la pesca del corallo non subisce danni da eventi di questo genere perché effettuata a grandi profondità”.

“Difficile fare previsioni – spiega Mauro Ascione, vicepresidente dell’Assocoral e erede del marchio nato nel 1855 a Torre del Greco grazie all’intuizione di Giovanni Ascione – anche perché il Giappone veniva già da una congiuntura difficile nella quale l’Italia aveva già perso una quota importante. Il problema economico più grande sarà il consumo interno, dove ci si attende una flessione della gioielleria: comunque per ora, da qui, proviamo solo tristezza e dolore. Ma è un paese straordinario, con 124 milioni di abitanti, che ha una enorme capacità di riprendersi”.

“Siamo in contatto con il Giappone quasi 24 ore su 24 – racconta Alfonso Vitiello, titolare dell’azienda torrese D’Elia Company, tra le primissime imprese per la commercializzazione di perle coltivate naturali tra Giappone, Usa ed Europa -: al momento ci sono perplessità e timori legati alle vie di commercializzazione tra i nostri paesi. L’economia torrese è molto legata al Giappone sia per approvvigionamenti delle materie prime sia per le vendite stesse dei nostri prodotti. Fortunatamente, per quanto concerne le perle coltivate le Farm di cultura non hanno subito danni in quanto posizionate al sud del Giappone e ben protette. D’altra parte le nostre vendite hanno subito un piccolo calo per lo scenario non tanto apocalittico quanto pauroso per le problematiche legate alla radioattività . I nostri partner nipponici ci hanno fatto sapere che le perle subiranno un piccolo aumento non ancora quantificato, ma staremo a vedere… Conoscendo bene il popolo Nipponico, sono convinto che con il loro alto grado di civiltà, dignità e professionalità supereranno certamente questo momento drammatico”.

La D’Elia Company, inoltre, in collaborazione con la Japan Red Cross associations e alcune farm di perle coltivate, ha organizzato il reperimento di fondi per le famiglie delle vittime dello Tsunami (per contatti: [email protected] ).

“A Tokyo abbiamo un’azienda che distribuisce i nostri prodotti, la Di Luca Japan – a parlare è Gino Di Luca, titolare della Diluca1929 (nella foto a destra) – e il dolore che da qui avvertiamo per quanto accaduto è enorme ed è amplificato dalla speculazione che si registra soprattutto nel settore dell’informazione. Individuare la vera entità del danno è ora impossibile, sarà valutabile solo tra qualche tempo. Attualmente, il problema concreto è il razionamento programmato della corrente che rende difficile lavorare con costanza. Ma per rendere un’idea di quanto siano straordinari i giapponesi, le dico che uno dei dipendenti è rimasto intrappolato per tre giorni al freddo in un magazzino, e due giorni dopo era al lavoro”.


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