di


Gaetano Cavalieri: “Il commercio mondiale sarà sempre più eticamente corretto”

La CIbjo è l’unica organizzazione al mondo ad essere riconosciuta dall’Onu

Quella di Gaetano Cavalieri è una lunga militanza dedicata all’internazionalizzazione del made in Italy e soprattutto alla grande tradizione della gioielleria italiana. Tanti i prestigiosi incarichi ricoperti da questo vulcanico siciliano, dal 2001 presidente della Cibjo – autorevole organismo internazionale di tutela della gioielleria, affiliata formalmente dal 2006 alle Nazioni Unite.

Cosa si intende per Responsabilità Sociale delle Imprese?
La responsabilità sociale delle imprese sembra un concetto difficile ma nella realtà è più semplice applicarla che spiegarla. In sintesi, si basa sull’attuazione, nelle imprese, di principi basilari come la pulizia dei luoghi di lavoro, il rispetto dell’ambiente, la tutela delle donne, la condanna del lavoro minorile, la tutela sanitaria. Tutti valori che in Italia e nei paesi occidentali hanno un forte radicamento, cosa diversa in realtà africane o asiatiche. Il nostro ruolo è quello di facilitare e consolidare tali concetti in coloro i quali già rispettano queste regole ma, soprattutto, aiutare quelle aziende, molto spesso condizionate dai contesti in cui vivono, ad adottare una condotta d’impresa più responsabile. La nostra associazione è l’unica al mondo ad essere riconosciuta dall’Onu e ad essere presente all’interno del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.

Gaetano Cavalieri, dal 2001 presidente della Cibjo

Come agisce la Cibjio a tutela della Responsabilità Sociale?
Sono tanti gli episodi che potrei raccontarle. Ad esempio qualche anno fa, nella provincia cinese del Guandong, alcuni operai, per le cattive condizioni di lavoro, si ammalarono di silicosi. Come associazione siamo intervenuti a loro difesa, sia a livello di Governo Centrale quanto a quello locale e, grazie alla nostra attività, per la prima volta nel diritto cinese, ai lavoratori è stato riconosciuto e risarcito il danno subito. Le posso raccontare ancora come in alcuni paesi africani, in determinate aree minerarie, siamo riusciti ad imporre, per contrastare il flagello dell’Aids, una visita sanitaria una volta alla settimana sia agli uomini che alle donne. Molto altro è stato fatto in Sud America e in altri paesi più disagiati dove, come ad esempio in Perù, grazie al nostro intervento è stato possibile creare circa 12mila posti di lavoro.

Ci riassume la collaborazione di Fiera di Vicenza con la sua organizzazione?
Fiera di Vicenza occupa, nel mondo fieristico mondiale, una posizione importante. È interessante il suo lavoro svolto a favore della responsabilità sociale delle imprese e sulle regole etiche. Insieme stiamo lavorando ad un programma di medio lungo termine affinché i visitatori possano essere garantiti sulla correttezza professionale delle aziende espositrici. A tutela di questo abbiamo appena lanciato un nostro sistema di controllo e monitoraggio del grado di “responsabilità delle singole imprese”. Quindi il progetto che abbiamo in corso con il management della Fiera è mirato da un lato a garantire i valori minimi per le aziende espositrici, dall’altro, grazie al lavoro della Trade Show Commission costituita all’interno della nostra organizzazione, presieduta dal direttore generale Corrado Facco,  affrontare questioni di interesse comune a organizzatori e partecipanti, facilitando una offerta di opzioni fieristiche che propongano un commercio solido, diversificato e responsabile. Una delle proposte concrete riguarda l’organizzazione di seminari da tenersi durante le manifestazioni che riguardino la responsabilità sociale, l’etica e altre questioni.

Forte della sua esperienza, come vede la gioielleria italiana?
Nonostante la difficile congiuntura economica italiana e internazionale, la gioielleria italiana rappresenta ancora un valore aggiunto su tanti mercati esteri. È un settore in grado di dare grandi soddisfazioni e per ottenere risultati non occorre essere necessariamente dei super brand. Come sempre la parola d’ordine è “fare sistema”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *