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Gabriele Aprea. Con il Club degli Orafi da parte delle imprese

Il Club si rivolge alle piccole e medie imprese di altissima qualità, per fornire loro gli strumenti per farle emergere e conoscere

Differenziare gli interventi e le iniziative in base al tipo di azienda: è l’obiettivo che Gabriele Aprea, eletto lo scorso marzo a capo del Club degli Orafi, si pone come sfida del suo mandato.

Una piccola impresa del lusso non ha le medesime caratteristiche di una multinazionale – dice con convinzione – e non può perciò ricevere lo stesso tipo di attenzione e spinta. Il Club si rivolge proprio a quella costellazione di piccole e medie imprese di altissima qualità, per fornire loro gli strumenti per emergere e far conoscere e apprezzare i loro punti di forza”.

Di ritorno da VicenzaOro, dove ha siglato con Fiera di Vicenza un importante accordo per offrire alle Pmi orafe un sostegno istituzionale per rafforzarne l’impatto sul contesto globale, il Club degli Orafi aggiunge un ulteriore tassello alle tante attività già avviate nel 2016. A parlarne a Preziosa Magazine è proprio il neo-presidente Aprea.

accordo fiera vicenza e club degli orafi
Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza e Gabriele Aprea durante VicenzaOro September 2016

Presidente, quali sono le prossime iniziative in calendario?
Stiamo definendo un programma di workshop che affronterà tutti i temi chiave per far svoltare le Pmi del lusso, il nostro target privilegiato. Un target eroso, negli ultimi anni, da una lunga serie di chiusure e acquisizioni da parte di fondi. Vogliamo rivolgerci a tutta la filiera e anche alle Pmi non direttamente legate al settore orafo: oggi le piccole aziende, anche quelle alla seconda o terza generazione, non riescono a governare in modo efficace. Il mondo imprenditoriale è sottoposto a continue micro-crisi giornaliere da affrontare. In questo ciclo di seminari affronteremo temi trasversali, dal visual merchandising alle risorse umane. Le prime date sono già fissate e cadono tra ottobre e novembre.

La seconda metà dell’anno è un momento importante per il rilancio del Club degli Orafi, perché?
Per il settore della gioielleria in particolare abbiamo concepito un nuovo format, “Milano Retail Tour”. Accompagneremo fisicamente le imprese in una passeggiata alla scoperta di nuove boutique e innovativi concept store: dobbiamo riavvicinare i giovani alle gioiellerie. Le barriere in ingresso, giustificate da esigenze di sicurezza, devono essere mitigate: a parte la scelta di assumere un vigilante, per i negozi più grandi si può immaginare una prima area aperta con i prodotti economicamente più accessibili, lasciando i segmenti più a rischio in una zona più riservata. È vero, si tratta di spese, ma così facendo il fatturato aumenterebbe e l’investimento sarebbe ripagato.

Ci sono negozi, però, che, per la natura del prodotto che vendono, non possono abbassare la guardia. In questo caso qual è il suo suggerimento?
Porte chiuse a tutti i costi? Va bene, ma allora si punti sulla qualità delle vetrine. Si spinga il passante a fermarsi e a entrare. In molti casi, il concept delle gioiellerie è ammuffito. Da quanto tempo diciamo che l’acquisto di un gioiello è emozionale? Bene, molti venditori sono lontani da una relazione di qualità con il cliente. Questo, invece, è un aspetto su cui investono molto i grandi gruppi. Proviamo a diminuire il gap tra multinazionali e Pmi. Le difficoltà , per queste ultime, ci sono, ma solo perché soffrono le piccole dimensioni, non perché siano meno “brave”.

E dal punto di vista istituzionale?
Serve un Patto per la crescita. Dobbiamo unire le forze con l’Unione Industriali per porci con maggiore forza nei confronti del governo. Quale sarebbe un circolo virtuoso? L’impresa reinveste gli utili e lavora eticamente e il fisco ci aiuta, per esempio attraverso la defiscalizzazione degli utili reinvestiti. Se l’imprenditore è corretto, lo Stato avrebbe un ritorno importante da questa politica. Molte Pmi sono deboli patrimonialmente e molte sono indebitate: ma chiediamo sgravi, non denaro. Incentivi a cascata, spesso, non aiutano a crescere. È necessaria anche una rivoluzione etica, contro l’evasione fiscale, la concorrenza sleale e l’assenza di trasparenza: il Club degli Orafi è pronto a farsi capofila.


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