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Friuli Venezia Giulia, gioiellieri su Whatsapp per proteggersi dai furti

L’idea è partita dalla presidente dell’Associazione orafi di Udine Cristina Antonutti e ha coinvolto nel tempo anche i dettaglianti di Pordenone e Gorizia

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Nuove tecnologie a sostegno della sicurezza: attraverso un gruppo Whatsapp ci si scambia informazioni su persone sospette e movimenti insoliti. L’idea è nata già qualche tempo fa in una delle province del Friuli Venezia Giulia, Udine, e ora si sta diffondendo anche a Pordenone e Gorizia: a lanciarla per prima, Cristina Antonutti, presidente dell’Associazione Orafi di Udine aderente a . Un gruppo sempre più numeroso di gioiellieri che, nell’ambito della stessa chat, condividono sospetti e paure per prevenire eventuali crimini a danno dei loro punti vendita. Preziosa Magazine ha chiesto alla presidente Antonutti di raccontare come è nata questa iniziativa e come può evolversi.

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Cristina Antonutti

Presidente, come è nata l’idea di questo scambio?
In realtà risale a un paio d’anni fa, quando abbiamo iniziato a inviarci mail per condividere paure e sospetti, segnalarci a vicenda persone insolite che si aggiravano nei nostri negozi o nelle immediate vicinanze. Poi, con la diffusione di Whatsapp, il sistema di messaggistica istantanea che permette di formare gruppi con più persone, abbiamo trovato un mezzo più rapido e diffuso: non tutti hanno sempre a portata di mano l’email, mentre il telefonino è ormai un oggetto che ci accompagna ovunque. Così con molti colleghi di Udine e provincia abbiamo iniziato a dialogare.

Cosa viene condiviso nel gruppo?
Descrizioni, eventualmente immagini, episodi sospetti e situazioni di pericolo. All’inizio eravamo soltanto gioiellieri della provincia di Udine, ora si sono uniti anche colleghi di altre due province, Pordenone e Gorizia. A volte capita che malviventi e ladri studino bene il contesto prima di agire: a volte entrano in esplorazione ma qualcosa li blocca e così provano a portare a termine il colpo in un’altra gioielleria. Noi ci aiutiamo a prevenire disattenzioni e distrazioni che possono costare caro alle nostre attività. E poi questa iniziativa ha un altro risvolto positivo: ora ci sentiamo più colleghi, che concorrenti. A volte se manca in magazzino un oggetto richiesto da un cliente, facciamo richiesta sul gruppo per soddisfare in tempi rapidi ogni esigenza.

Dal punto di vista della sicurezza, che aria si respira nelle vostre province?
Il reato più diffuso è il furto con destrezza: i ladri entrano, fanno domande, chiedono al negoziante di mostrare la merce e poi vanno via, riuscendo a prelevarla senza che noi ce ne accorgiamo. Un tempo, comunque, riuscivano a lavorare più tranquilli anche se le rapine, fortunatamente, sono più rare: quella che ci ha preoccupato di più è stata quella commessa ai danni di una gioielleria nel cuore dello shopping di Pordenone lo scorso dicembre, in pieno pomeriggio a due settimane dal Natale. Sono stati portati via orologi di grande valore, oltre ad aver vissuto tutti un grande spavento.

Avete promosso un dialogo con le forze dell’ordine?
Abbiamo incontrato sia il Prefetto sia il Questore ed entrambi ci hanno garantito massima disponibilità. In caso di sospetti, ci sollecitano a chiamare subito e informare polizia e carabinieri anche solo in presenza di sospetti. Ma le province sono vaste e le carenze di personale si fanno sentire, perciò anche se l’intervento è tempestivo, spesso ci vuole tempo per raggiungere i luoghi segnalati. Per i nostri associati abbiamo lanciato anche un servizio di vigilanza privata di gruppo: una soluzione che ammortizza i costi ma consente a una guardia giurata di percorrere le strade in cui si trovano i nostri negozi negli orari di chiusura. Hanno aderito anche altri settori merceologici, siamo diventati un gruppo numeroso.

È ipotizzabile l’allargamento delle segnalazioni via Whatsapp anche alle forze dell’ordine?
In effetti non ci avevamo pensato, ma potrebbe essere una soluzione. Per motivi di privacy non possiamo diffondere le immagini dei nostri sistema di videosorveglianza se non a polizia e carabinieri, che di solito fanno affidamento, per le segnalazioni, ai nostri impianti di allarme. Però si potrebbe proporre: l’attenzione alla sicurezza non è mai troppa.


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