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Fiera di Vicenza, oggi il Cda per rivedere il piano strategico: ieri le dimissioni del presidente Mantovani

Si decide in queste ore il futuro della Spa partecipata da Comune, Provincia e Camera di Commercio: attriti sull’eliminazione dell’edizione di maggio

E’ stato convocato d’urgenza per oggi il Consiglio di amministrazione di Fiera di Vicenza: ordine del giorno dell’incontro – convocato dal vicepresidente Stefano Stenta -, le dimissioni del presidente Paolo Mantovani, arrivate sulla scrivania del presidente del collegio sindacale della Spa ieri intorno alle 13. Sono ore importanti, dunque, per stabilire quale sarà il futuro gestionale della società che gestisce le tre edizioni della fiera dell’oro.

Insediatosi ad aprile in sostituzione di Roberto Ditri, Mantovani ha spiegato le ragioni della sua decisione in una lettera. Negli ultimi giorni diversi erano stati i motivi di frizione all’interno del gruppo dirigente di Fiera di Vicenza. A fine della scorsa settimana la Consulta nazionale produttori orafi – che coordina le imprese orafe aderenti a Confindustria Federorafi, Confartigianato, Cna e Confapi – aveva espresso perplessità sul ‘ritorno’ in calendario della fiera vicentina di maggio, annunciato durante la rassegna di settembre.

Nel piano industriale approvato a gennaio dall’ex presidente Roberto Ditri, infatti, era prevista una dismissione della rassegna e il mantenimento, con la formula attuale, delle sole edizioni di gennaio e settembre (con un lieve sovrapprezzo sul costo degli stand) oltre a investimenti su nuove manifestazioni. Il progetto aveva trovato d’accordo i produttori e contestualmente era stato lanciato un nuovo evento primaverile, Origin – in calendario dall’8 all’11 maggio – orientato a esplorare le nuove frontiere del gioiello e i suoi legami con il mondo della moda e dell’accessorio, grazie anche alla collaborazione con la piattaforma on line Not Just A Label.

Il nuovo piano proposto da Mantovani (nella foto a sinistra) che prevedeva una revisione di quello precedente, però, non è mai stato approvato, malgrado i numerosi Cda convocati dall’inizio della sua presidenza. A settembre, nella giornata inaugurale di VicenzaOro Fall, Paolo Mantovani ha annunciato il rilancio dell’edizione primaverile dell’evento (da mantenere, secondo il suo programma, fino al 2017) e la contestuale inaugurazione del nuovo padiglione, attualmente in costruzione. Da qui la reazione della Consulta con la lettera firmata dai presidenti nazionali di categoria, per comunicare alla dirigenza che le novità annunciate non avevano incontrato il favore della categoria e anche per accelerare una soluzione rispetto alla questione ‘fiera di maggio’, dal momento che le aziende hanno anche l’urgente necessità di programmare i propri investimenti a breve tempo.

Ma c’è un ulteriore passo che ha preceduto le dimissioni di Mantovani: due giorni fa, una sua lettera indirizzata agli azionisti (Comune, Provincia e Camera di Commercio i soci principali della Spa con il 32% ciascuno) comunicava il disaccordo con il direttore Corrado Facco, che avrebbe portato avanti una trattativa con l’associazione “Hong Kong Jewellery & Jade Manufacturers” finalizzata al mantenimento nel padiglione esterno H degli espositori “nonostante la disdetta del locale decisa dal Cda in attuazione del piano industriale della Fiera approvato dal precedente Cda”.

Dal canto suo, il dg Facco (nella foto a destra) ha contestato la ricostruzione, sostenendo che tutte le operazioni da lui condotte con i rappresentanti di Hong Kong sarebbero state tempestivamente comunicate e concordate col consiglio e col presidente, come dimostrerebbe un verbale di luglio. Preoccupazione per la fase critica di Fiera di Vicenza è stata espressa anche dal sindaco di Vicenza Achille Variati, che ha chiesto a Mantovani una verifica e una veloce soluzione della questione attraverso la convocazione di un Cda, nonché una “puntuale definizione dell’attività di approfondimento del Piano strategico 2013-17”.

Ieri, probabilmente consapevole di un possibile atto di sfiducia, Mantovani ha rassegnato le dimissioni. In una lettera spiega di aver riscontrato “l’assoluta chiusura manifestata da alcuni consiglieri di amministrazione e da una parte della struttura, cosa che non mi ha permesso di svolgere il mio incarico con il necessario sostegno unanime. Constatato, in particolare, che il Piano triennale precedentemente approvato non garantiva in realtà la tranquillità economica e finanziaria dei futuri esercizi, mi sono impegnato nella ricerca di costruire un Piano alternativo, che tenesse conto delle mutate condizioni dell’economia internazionale e del settore orafo in particolare. Alla fine nonostante il mio lavoro, culminato con la presentazione in Assemblea delle linee guida per la rivisitazione del Piano Strategico, mi sono ritrovato con una parte del Cda che nei fatti non ha seguito quanto indicato dai soci”.


1 commento

  1. […] del consigliere Antonio Pilastro (nominato, come Mantovani, in quota Camera di Commercio). Il Consiglio di amministrazione del giorno successivo, convocato a inizio settimana per dare una direzione alle decisioni in merito all’edizione di […]


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