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Federorafi vola a Shanghai per una missione ad alto valore commerciale

Secondo gli organizzatori, l’utilità della spedizione è andata anche oltre agli incassi e agli ordini.

Federorafi, destinazione Cina. L’associazione di categoria ha recentemente portato 16 aziende alla seconda edizione del “China International Import Expo” di Shanghai, che propone a operatori e visitatori accreditati i prodotti esteri che vengono importati in Cina.

stefano de pascale
Stefano de Pascale

«Nel 2018 avevamo partecipato all’interno dello stand di Ice – spiega il direttore Stefano De Pascalementre quest’anno abbiamo valutato la possibilità di avere una presenza con un profilo molto più commerciale, anche per l’opportunità di collocarci in un’area dedicata alla gioielleria, dove si poteva anche vendere ai consumatori».
L’evento, fortemente voluto da Xi Jinping, vuole mostrare al mondo il Dragone come mercato aperto, anche in seguito agli interventi su iva e dazi portati avanti dallo stesso presidente.
«L’altro elemento che ci ha fatti propendere per la partecipazione a questa manifestazione – continua il direttore – è che dall’anno scorso la Cina continentale ha abbattuto fortemente i dazi in entrata su tutti i prodotti, portandoli dal 20/30% all’8/10%. È un segnale importante, appunto, dell’apertura del paese, che vuole riequilibrare le esportazioni, portandole da Hong Kong verso il continente. Per questi motivi abbiamo deciso di organizzare questa missione, in collaborazione con un partner cinese».

Una partnership per la quale la trattativa era iniziata già l’anno scorso. «A gennaio abbiamo chiuso un accordo con Vetiver – spiega De Pascale – una start up cinese che ha un sito di gioielleria e che vorrebbe sposare la causa della gioielleria italiana, considerata un prodotto di elevata qualità. Loro sono venuti in estate, hanno incontrato le aziende, per verificare che avessero prodotti adatti al mercato cinese e si sono poi fatti carico dei costi di allestimento e organizzazione in loco, ricevendo in cambio una percentuale sul venduto».
L’utilità della spedizione, però, è andata anche oltre incassi e ordini. «Eravamo all’interno di uno stand di 150 metri quadri, molto riconoscibile perché richiamava il tricolore e vicino a grandi marchi. È stata un’ottima esperienza come primo test di approccio al consumatore cinese, che alle nostre aziende spesso manca, perché lavorano tramite importatori, distributori e dettaglianti. È stato quindi anche un modo di toccare con mano come ci si deve relazionare con un consumatore particolare come quello cinese e in alcuni casi si sono resi conto della necessità, magari, di rivedere i prezzi».


E la cosa non si fermerà molto probabilmente all’expo. «L’idea ora è di rivederci a gennaio e studiare un progetto di approccio al mercato cinese, per mantenere una continuità anche negli altri 11 mesi dell’anno. Le premesse per fare qualcosa su quel mercato ci sono e conviene che l’Italia vi si concentri sempre di più, perché la sensazione è che Hong Kong perderà appeal rispetto alla Cina continentale». Intanto nei giorni scorsi l’associazione ha presentato alle aziende il video-reportage dell’esperienza.
Tra le aziende presenti a Shanghai anche Fratelli Bovo, con Enrico Peruffo, presidente di Federorafi Vicenza. «È stata un’esperienza interessante – afferma – che ci ha permesso di confrontarci direttamente coi consumatori cinesi e raccogliere i loro feedback. L’organizzazione è stata perfetta e il numero di visitatori passato dal nostro padiglione è stato impressionante, con un buon riscontro anche di vendite».

 

www.federorafi.it


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