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Facco: il rilancio del Made in Italy attraverso iniziative nazionali condivise

Il Ceo del Centro Orafo Il Tarì, a sostegno del Made in Italy, auspica un’iniziativa congiunta e organizzata le associazioni di categoria come Confindustria Federorafi, Confartigianato, Cna e Confcommercio-Federpreziosi.


La complessa situazione causata dal Coronavirus sul sistema economico internazionale ha inevitabilmente smosso e portato all’attenzione di tutti enormi incongruenze che ogni complesso produttivo in “tempi di grassa” si porta dietro. Se andiamo ad analizzare il nostro sistema moda, circa 80mila imprese in grado di generare un fatturato di oltre 80 miliardi di euro, ha al suo interno tanti limiti, a cominciare dalle dimensioni ridotte dei suoi attori, ma un valore aggiunto altissimo riconosciuto in tutto il mondo. Il settore della gioielleria è parte di questo fatturato per oltre 8 miliardi di euro con una quota destinata all’esportazione di circa 6 miliardi.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Proprio ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, nel corso della presentazione del Piano Straordinario 2020 per la promozione del Made in Italy, ha dichiarato che “Per il 2020 abbiamo a disposizione 316 milioni dall’Ice che si sommano ai 400 milioni di dotazione del fondo Sace-Simest. In tutto abbiamo a disposizione risorse per 716 milioni, useremo questi fondi per il credito alle imprese“. Ma non solo, sempre secondo il responsabile della Farnesina “Le PMI saranno rimborsate al 100% per le mancate fiere. Inoltre, dal primo aprile servizi gratis per le imprese fino a 100 dipendenti”. Dunque si mettono in campo i primi interventi straordinari a sostegno delle imprese.

Corrado Facco, Ceo Tarì

Anche se, la notizia di questi giorni di una incauta ed inopportuna sovrapposizione con VicenzaOro, fiera di riferimento della gioielleria italiana, da parte di Baselworld apre a tante considerazioni. Abbiamo chiesto all’Amministratore Delegato de Il Tarì, Corrado Facco, qual è la posizione del centro orafo di Marcianise rispetto a queste problematiche e al valore del “Made In Italy”

Dott. Facco, innanzitutto che area si respira in questi giorni al Tarì?

Senza dubbio sta emergendo una sempre più consistente preoccupazione relativamente all’impatto complessivo sull’economia che questa situazione genererà sicuramente nel brevissimo ma anche nel medio periodo. È  infatti molto difficile per i nostri imprenditori poter mantenere i  piani e i progetti  previsti per l’anno in corso, di fronte al  crollo della domanda al quale stiamo assistendo. Ci sono aree intere del Paese totalmente ferme. E a ciò si aggiunge il panorama globale che già era in rallentamento prima della problematica “coronavirus”… In sintesi c’è incertezza diffusa, che cresce con l’evolversi non positivo della situazione.

Nell’ambito del suo ruolo come intendete contribuire alla tutela del “made in Italy”?

Ho letto larticolo di fondo di ieri del direttore Giovanni Micera, lo trovo molto giusto e credo onestamente che la tutela del Made in Italy, di fronte ad una situazione straordinaria, imprevedibile, complessa e diffusa a livello planetario non possa che essere affrontata a livello nazionale, con un’unica forte voce autorevole che sia in grado di rappresentare il sistema produttivo e distributivo italiano al tavolo del Governo, che oltretutto deve ora dialogare con l’Unione Europea. Iniziative frammentate e non coordinate non hanno senso e addirittura temo creino solo confusione e acuiscano il senso di disorientamento generale. In questo senso, noi come Il Tarì – in rappresentanza di oltre 400 aziende  insediate e più in generale del polo orafo campano – auspicheremmo che gli Attori che operano a livello nazionale – penso alle Associazioni di Categoria come Confindustria Federorafi, Confartigianato, Cna e Confcommercio-Federpreziosi si attivassero velocemente per dar vita ad un’iniziativa congiunta e organizzata. Il sistema Moda, dell’Arredamento, del food e di altre eccellenze Made in Italy stanno già dando un grande esempio di compattezza e coordinamento. Da parte nostra, in una logica di sistema, siamo pronti immediatamente a dare il nostro fattivo contributo di rappresentanza e di proposte. Spererei davvero che il tutto avvenisse nell’ambito di un’iniziativa nazionale. La gioielleria italiana se lo merita. Ed è anche l’unico modo per farla percepire come realtà importante per la nostra economia.

Trova anche lei inopportuna la sovrapposizione di due eventi così importanti?

Specie in un momento come questo, non è solo inopportuno ma rivela profili di irresponsabilità. Il Sistema Fieristico si è sempre professato come veicolatore di business per i settori merceologici per i quali opera, sostenendo il ruolo di piattaforma responsabile e attenta agli interessi dei propri clienti. In questo caso specifico, la decisione assunta da Baselworld di programmare la propria edizione 2021 a ridosso di VICENZAORO January, che da sempre si svolge in quel periodo dell’anno, non solo rischia di creare un grave danno alla più importante vetrina del Made in Italy ma anche di creare grande disorientamento verso espositori e buyers che dovranno effettuare una scelta delicata e complessa. Io ho sempre pensato che la competizione sia giusta e se sviluppata responsabilmente sia anche utile. Ma così la si fa sulla pelle dei propri clienti potenziali o acquisiti, senza preoccuparsi di lanciare messaggi distorsivi, in un momento davvero molto delicato per tutti. Noi, come Il Tarì, non solo perché convinti partner e promotori di VICENZAORO, ma anche come rappresentanti di una componente consistente della produzione e distribuzione nazionale non condividiamo questa scelta, che avrebbe senz’altro potuto essere declinata in soluzioni alternative se solo ci fosse stata la disponibilità al dialogo e all’ascolto da parte di chi, come Baselworld, ha deciso di spostarsi nel calendario fieristico. Non è un problema di “bandiera”, ma di responsabilità e rispetto per i clienti, siano essi espositori o buyers. 


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