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Export: oreficeria italiana, ancora incertezze

Le imprese del settore orafo devono confrontarsi con un mercato interno ancora debole e un contesto internazionale condizionato dal calo della domanda, in particolare in India e Cina. Secondo le analisi del World Gold Council, nei primi nove mesi del 2016 la domanda mondiale di gioielli in oro in quantità è crollata a ritmi superiori al 20%, a causa soprattutto del clima di incertezza globale che ha contribuito alla crescita dei prezzi dell’oro e alla minore propensione agli acquisti di gioielli. A questo quadro negativo, si sono poi aggiunti altri fattori specifici (cambiamento della regolamentazione in India, stretta sui consumi di lusso e cambiamento dei gusti in Cina, tensioni militari in Medio Oriente) che contribuiscono a mantenere depressa la domanda di gioielli a livello mondiale.

Nei primi nove mesi del 2016, le esportazioni italiane di gioielleria e bigiotteria sono calate del 7% (pari a circa 388 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2015).

Stefania Trenti. Intesa S. Paolo, Direzione studi e ricerche. Ufficio Industry.
Stefania Trenti. Intesa S. Paolo, Direzione studi e ricerche. Ufficio Industry.

L’analisi per mercato di sbocco evidenzia una contrazione importante dei valori su quasi tutti i principali paesi e in particolare verso gli Emirati Arabi Uniti (paese di “entrata” per il resto del Medio Oriente e l’India), con una perdita del 18,1% pari a 164 milioni di euro cumulati tra gennaio e ottobre. Molto male anche le esportazioni verso Svizzera e Francia (-8,3% e -17,3%), paesi dove sono spesso spediti i gioielli Made in Italy commissionati dalle grandi maison di moda (che poi possono essere dirottati verso altri paesi).

Calano in misura significativa (-75,7 milioni di euro, ovvero il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015) anche le vendite a Hong Kong, meta tradizionalmente privilegiata dagli esportatori di gioielli italiani per entrare sul mercato cinese.

Le vendite sono invece ancora in crescita (+6,3%) verso gli Stati Uniti, mercato che si presenta, anche per i prossimi anni, come uno dei più promettenti per le imprese orafe, grazie ad una domanda qualificata e attenta.

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A livello territoriale le informazioni sono rese note con cadenza trimestrale e sono relative al periodo gennaio-settembre. I dati evidenziano una difficoltà diffusa a tutte le principali province di specializzazione, con Valenza, Arezzo e Vicenza che appaiono tra i distretti più in difficoltà anche nel confronto con le realtà di altri settori.

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Nel dettaglio, Valenza ha accusato nel periodo gennaio-settembre 2016 una contrazione delle esportazioni del 11,8%, che appare in parte fisiologica dopo il boom del 2015 (+30,1%), con risultati negativi diffusi a tutti i principali mercati di sbocco, ad eccezione degli USA che registrano un ottimo +12,2%.

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L’oreficeria di Vicenza registra una contrazione solo di poco inferiore (-10%), soffrendo anche in questo caso su praticamente tutti i mercati ad eccezione degli USA e della Giordania (paese che sta scalando le classifiche delle destinazioni dei gioielli italiani).

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Per terminare la panoramica delle principali realtà produttive italiane del settore, l’oreficeria di Arezzo ha evidenziato nei primi nove mesi un calo del 2,5%, meno importante rispetto a Valenza e Vicenza ma maturato a partire da livelli già compromessi negli scorsi anni da un crollo delle vendite, soprattutto negli Emirati Arabi Uniti.

L’analisi dei dati del periodo gennaio-settembre, non dissimile da quanto evidenziato a livello nazionale, mostra anche per Arezzo l’impatto negativo del calo della domanda dell’India e del Medio Oriente, che si riflette nella nuova grave contrazione dell’export di gioielli aretini verso gli Emirati Arabi Uniti (-18%). Da segnalare, tuttavia, una evoluzione positiva a Hong Kong (+13,7%) e la nuova crescita delle vendite verso la Turchia e la Repubblica Dominicana (paesi che potrebbero svolgere da “pivot” per altre destinazioni, nell’area del Medio Oriente e dell’area russa nel primo caso e dell’America Centro Meridionale nel secondo caso).

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Da sottolineare come, comunque, nel corso dell’anno si sia manifestata una tendenza al miglioramento, anche per effetto del confronto con i dati della seconda metà del 2015 in parte compromessi. Nel caso delle esportazioni di Arezzo in terzo trimestre ha evidenziato il ritorno su un sentiero positivo mentre per gli altri distretti e per il totale nazionale si evidenzia una attenuazione del calo ma che apre a qualche spiraglio di ottimismo per la chiusura del 2016 (non ancora visibile dai dati ISTAT) e per il 2017.

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