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Export mondiale, sul podio 1000 prodotti made in Italy. Tra i primi posti pelletteria e gioielli

Secondo il rapporto I.T.A.L.I.A. di Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison bilancia commerciale in attivo con 183 miliardi di dollari

Export, con un totale di 946 prodotti classificatisi primi, secondi o terzi nel saldo commerciale mondiale, l’Italia è seconda solo alla Germania e precede economie generalmente considerate più forti, come la Corea del Sud e la Francia. Arrivano segnali incoraggianti dall’export dal rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison. Nonostante la crisi, quasi mille prodotti con saldo commerciale attivo da record e da mettere a segno un attivo di 183 miliardi di dollari nel 2011.

Il nostro Paese vanta 235 prodotti medaglia d’oro a livello mondiale per saldo commerciale, per un totale di 63 miliardi di dollari; 390 le medaglie d’argento, che fruttano 74 miliardi di dollari, e 321 di bronzo (45 miliardi). E poi ci sono altri 492 prodotti in cui l’Italia si è classificata quarta o quinta per saldo commerciale mondiale e che hanno aggiunto alla nostra bilancia commerciale altri 38,4 miliardi di dollari.

Nell’ambito di questi numeri emerge che una fetta consistente dei surplus generati dalle nostre eccellenze provengono da beni del settore dell’automazione meccanica, della gomma e della plastica, ma anche dall’abbigliamento e dalla moda oltre che da beni alimentari e vini. Nella top ten dei nostri prodotti medaglia d’oro troviamo nell’ordine: le calzature con suola in cuoio naturale (2,7 miliardi), macchine e apparecchi per imballaggio (2,5 miliardi), piastrelle di ceramica verniciate o smaltate (2,5 miliardi), borse in pelle e cuoio (2,1 mld) occhiali da sole (1,9 mld), pasta (1,8 mld), cuoio a pieno fiore conciato (1,8 mld), barche e yacht da diporto (1,6 mld), conduttori elettrici (1,4 mld) e parti di macchine per impacchettare e altre macchine e apparecchi (1,4 mld).

Tra i prodotti al secondo posto per saldo commerciale hanno particolare rilevanza i vini e gli spumanti, ma anche mobili in legno, navi da crociera, mentre al terzo posto figurano gli oggetti da gioielleria. Il rapporto “I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy”, senza nascondere le difficoltà del nostro mercato interno, misura la competitività del sistema produttivo italiano con un nuovo indicatore capace di cogliere e leggere quanto si muove nell’economia, adottando come metro della competitività la bilancia commerciale dei singoli prodotti.

Insieme a Cina, Germania, Giappone e Corea, infatti, l’Italia è uno dei soli 5 Paesi del G-20 ad avere un surplus strutturale con l’estero nei prodotti manufatti non alimentari. Questo vuol dire che, escludendo l’energia e le materie prime agricole e minerarie, l’Italia è uno dei paesi più competitivi a livello mondiale. Una tendenza che si conferma anche nel 2012, quando il Belpaese è stato il secondo paese europeo, dopo la Germania, per attivo manifatturiero con i Paesi extra-UE.

“Di fronte a una crisi durissima e a un mondo che cambia – ha commentato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola -, c’è un’Italia che nonostante le sirene del declino si ostina a fare l’Italia e per questo trova il suo spazio nel mondo. C’è un’Italia che sa innovare senza perdere la propria anima, che ha capito che nel mondo del XXI secolo, se uno spazio c’è per il nostro Paese è quello della qualità. E’ l’Italia che scommette sulla qualità, sulle competenze radicate nei territori e mantenute salde con la coesione sociale e la cura del capitale umano. Che presidia la nuova frontiera della qualità ambientale. Che sa dare valore alla propria bellezza, intercettando la grande, e crescente, domanda di Italia che viene da ogni angolo del pianeta. Raccontare questa Italia è l’ambizione di questo rapporto”.

“Il Rapporto I.T.A.L.I.A. coglie gli aspetti vincenti del modello di sviluppo italiano, fatto di imprenditorialità diffusa, distretti, filiere, reti, territorio – ha sottolineato Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere -. E’ una caratteristica originale, che rende altamente competitivo il nostro Paese. L’Italia è uno dei soli cinque Paesi (con Cina, Germania, Giappone e Corea) ad avere un surplus strutturale con l’estero nei prodotti manufatti non alimentari. In questa nostra peculiarità, allora, occorre continuare a credere e investire. Partendo dai giovani, che nascono già “dentro” un modello di sviluppo sostenibile, che consuma di meno, valorizza il territorio e utilizza tecnologie verdi. Sono proprio loro il primo, straordinario veicolo di innovazione delle imprese e della società su cui il Paese può fare affidamento”.

Un dato interessante, infine, viene dalla capacità delle imprese di tutelare l’ambiente: il 23,6% delle imprese italiane negli ultimi tre anni hanno scommesso sulla qualità ambientale e sulla green economy. Secondo il rapporto, il 37,9% delle aziende che fa investimenti green introduce innovazioni di prodotto o di servizio, contro il 18,3% delle imprese che non investono nell’ambiente. E questo investimento equivale a una quota consistente di export: il 37,4% delle imprese green vanta presenze sui mercati esteri, contro il 22,2% delle altre.


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