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Fondazione Altagamma: Europa leader del lusso

Secondo la ricerca commissionata dall’ECCIA il comparto ha oltre 1 milione di occupati e una produzione da 440 miliardi di euro. Il 50 per cento dei beni personali acquistati da turisti

Il settore europeo del lusso è “un modello di crescita sostenibile“. È l’estrema sintesi di quanto emerge dallo studio condotto da Frontier Economics e commissionato da ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance), che riunisce cinque associazioni europee: Fondazione Altagamma (Italia), Circulo Fortuny (Spagna), Comité Colbert (Francia), Meisterkreis (Germania) e Walpole British Luxury (Grand Bretagna). Presentato al Parlamento europeo alla presenza del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, lo studio approfondisce le dinamiche legate al valore delle industrie culturali e creative per l’economia europea come fattore chiave per la crescita dei posti di lavoro e la competitività.

La ricerca dimostra che il modello di business del lusso, essendo basato sulla cultura, l’artigianato e la creatività, è sostenuto da una continua innovazione, un’attenzione costante alla qualità, lavoratori altamente qualificati e una forte esportazione verso l’estero. Contestualmente alla presentazione, Tajani ha annunciato un piano politico d’azione per rafforzare la competitività delle imprese.

Cinque sotto i fattori trainanti del lusso europeo che lo studio esamina nei dettagli: il ruolo di modello unico, basato su cultura europea, artigianato e creatività; la garanzia di un contributo importante all’economia, con una produzione totale destinata a raggiungere i 440 miliardi di euro che rappresenta il 3 per cento del Pil europeo; una significativa fonte di occupazione, impiegando direttamente 1 milione di lavoratori e indirettamente almeno altri 500mila; un campione del commercio, dal momento che i marchi di lusso europei rappresentano il 70 per cento del mercato mondiale; uno dei principali driver di crescita per il futuro dell’Ue: il settore ha registrato una crescita a due cifre negli ultimi due anni e, in un buon contesto politico, continuerà a crescere dal 7 al 9 per cento ogni anno.

“La relazione conferma che il settore del lusso è un fiore all’occhiello dell’industria europea – ha detto Tajani (nella foto a sinistra) durante la presentazione dello studio -. Stabilire il giusto quadro per garantire la sua competitività è fondamentale: i miei uffici hanno recentemente commissionato uno studio sul comparto e sarà in grado di proporre politiche di gestione prima della fine dell’anno”.

“La European Cultural and Creative Industries Alliance accoglie con grande favore l’annuncio di una iniziativa della Commissione europea sulla competitività del settore – ha dichiarato Armando Branchini, presidente ECCIA e segretario generale della Fondazione Altagamma -. Lo studio suggerisce che il settore contribuirà entro il 2020 con oltre 900 miliardi di euro all’economia europea e impiegherà fino a 2,2 milioni di persone se si mettono in atto le condizioni giuste. L’iniziativa della Commissione è quindi indispensabile perché l’industria sfrutti il suo potenziale”.

“Le conclusioni della relazione confermano che il lusso è cruciale per la prosperità dell’Europa – ha detto il membro del Parlamento europeo Rodi Kratsa-Tsagaropoulou -. L’Ue è attivamente alla ricerca di una via d’uscita dalla crisi e il settore dei beni di lusso offre un ottimo esempio di crescita sostenibile, fondata su valori europei come la cultura e l’artigianato”. I membri della European Cultural and Creative Industries Alliance rappresentano approssimativamente 300 dei brand di lusso leader in Europa, coprendo 14 diversi mercati di prodotto finale e servizi.

Impatto dei beni personali di lusso sul Pil europeo

Andando più a fondo nello studio, emerge che l’Europa è leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di prodotti e servizi di lusso: i più grandi brand del lusso vengono dal vecchio continente e i loro prodotti sono esportati in tutto il mondo come ambasciatori dei valori europei. I marchi di lusso europei rappresentano oltre il 70 per cento del mercato mondiale e il comparto esporta il 60% della sua produzione, che rappresenta oltre il 10% di tutte le esportazioni dall’Europa. Il settore dei contributi fiscali ammonta a 110 miliardi di euro in tasse su vendite, azienda, esportazioni e tributi dei singoli lavoratori del comparto.

Il lusso ha a che fare anche con il turismo: il 50 per cento dei beni personali di lusso è acquistato da stranieri. In termini di crescita, nell’ultimo decennio il settore è cresciuto più velocemente dell’economia generale: dopo un calo delle vendite nel 2009, è stata registrata una crescita a due cifre negli ultimi due anni. Le prospettive, secondo il report, sono positive, guidate da un atteso incremento della domanda in Asia e altre economie in crescita. Se la previsione di un aumento tra il 7 e il 9 per cento all’anno sarà confermata, il settore contribuirà all’economia europea con una cifra tra i 790 e i 920 miliardi di euro entro il 2020 e impiegherà direttamente tra 1,8 milioni e 2,2 milioni di persone.

Potenziale crescita nell'occupazione

A guidare questa ‘scalata’ sono alcuni fattori chiave individuati dal report commissionato dall’ECCIA. Tra questi, l’aura e il senso di fascino che il lusso provoca nel consumatore; l’artigianalità e la creatività; i sostanziosi investimenti in proprietà industriale e design da parte delle aziende del lusso; una distribuzione e un dettaglio estremamente selezionati per assicurarsi che l’immagine dei brand non sia danneggiata da canali di vendita inappropriati; lo sviluppo di nuovi mercati, vista la vocazione all’export del comparto, nell’intenzione di mantenere un buon accesso ai mercati in grande crescita.

Frontier Economics, autore dell’indagine, ha sviluppato anche uno scenario modello per dimostrare il possibile impatto di politiche istituzionali implementate correttamente. In particolare è emerso che mentre il settore lusso è costituito da una diversa gamma di prodotti e servizi, i pilastri alla base del modello di business sono comuni per tutti i segmenti. Questo include un aumento generalizzato delle violazioni relative alla proprietà industriale, sia on line sia off line, che potrebbe comportare una perdita nella produzione di 43-79 miliardi, associata con un calo nei posti di lavoro tra 100mila e 180mila addetti diretti e perdite fiscali tra 14 e 26 miliardi. In caso di scelte politiche che aumentino i costi per il settore, la produzione potrebbe diminuire di 24 miliardi di euro, 50mila posti di lavoro e perdite fiscali di 8 miliardi. Politiche che invece minano l’aura del lusso potrebbero ridurre la produzione di 40 miliardi di euro, 100mila posti di lavoro e perdite fiscali di 14 miliardi. Danni al settore potrebbero derivare anche da un ulteriore aumento delle barriere relative a scambi commerciali e non commerciali (tra 2 e 3,4 miliardi).

Rapporto vendite per area geografica e settore

Ecco perché, nella sua parte conclusiva, il report auspica una collaborazione delle politiche europee nel sostegno all’industria (riconoscimenti ulteriori per la proprietà industriale, salvaguardia del consumatore etc.), nell’incoraggiamento di creatività e artigianalità (promuovendo partnership tra istituzioni publiche e società private, programmi di apprendistato e coordinamento tra le università), sostegno all’export (tramite una specificità dei prodotti del lusso nelle negoziazioni commerciali e accordi di libero scambio con paesi stranieri) e il potenziamento della fiducia dei consumatori verso l’innovazione e la crescita on line (regole certe, protezione e prevenzione in caso di abusi, armonizzazione delle procedure).


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