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Esperti internazionali al convegno organizzato dal Club degli Orafi Italia

Tema dell’incontro: “Il mercato della gioielleria e le materie prime preziose: un nuovo Rinascimento”

Relatori internazionali di massimo livello hanno preso parte al convegno svoltosi Giovedì 7 Luglio, a Milano, organizzato da Club degli Orafi Italia. Tema dell’incontro: “Il mercato della gioielleria e le materie prime preziose: un nuovo Rinascimento”. Dopo i saluti di Augusto Ungarelli, Presidente del Club e la lettura del discorso d’apertura di Alberto Quadrio Curzio, Professore Emerito di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano e Distinguished Academic Visitor del Queen’s College Cambridge University che non ha potuto presenziare di persona, si è entrati nel vivo dei lavori coordinati dal giornalista Roberto Rasia dal Polo. Mario Romani del Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo ha illustrato lo scenario globale sulle tendenze economiche dei Metalli Preziosi cui sono seguiti gli interventi di Neil Meader, Research Director di GFMS Limited (Metals Market Research e Consultancy), David Lamb, Managing Director Jewellery di World Gold Council Stephen Lussier, Executive Director De Beers e CEO Forevermark e Trevor Raymond, Head of Market Relations di Anglo American Platinum Limited.

Una fotografia d’insieme
Il quadro emerso dalle approfondite riflessioni sulle dinamiche del settore preziosi sia in termini macroeconomici che specifici non è per nulla roseo se si guarda alle cause. Dollaro debole, inflazione e tendenza ad allocare liquidità in beni rifugio come i metalli preziosi – le Banche centrali hanno investito molto in questo senso – sono tra i fattori più preoccupanti per gli operatori. Crisi della Grecia e altre turbolenze finanziarie hanno inciso molto sull’aumento degli investimenti aurei. Per oro e argento non si prevedono ribassi di prezzo a breve termine e i dati del Servizio Studi e Ricerche di Banca Intesa Sanpaolo mostrano una certa cautela anche per il medio e lungo periodo, mentre per platino e palladio, pur caratterizzati da un andamento ciclico in certa misura più prevedibile, si ipotizza un andamento positivo nel medio-lungo termine. Il prezzo dei diamanti è schizzato alle stelle superando di circa cinque volte quello dell’oro nel primo semestre del 2011, come ha dichiarato Stephen Lussier di De Beers, principalmente a causa della scarsa offerta (e lo sarà sempre di più, almeno da parte di De Beers) e dell’importanza di tre mercati in particolare: Cina, India e USA che ancora tiene.

Mercato dei gioielli: Cina e India da affrontare con molta attenzione
In generale il settore orafo ha registrato una leggera ripresa, ma la situazione in Europa è ancora molto fragile. Bene, invece, l’export grazie, appunto a Cina e India, caratterizzati, tuttavia, da stili e motivazioni di consumo molto differenti per quanto riguarda la gioielleria che invitano alla cautela e ad accurati approfondimenti. Gli esperti intervenuti hanno rilevato importanti peculiarità di questi mercati, in parte comuni, come la forte crescita di un consumo di tipo aspirazionale per quello che riguarda la gioielleria, e in parte diversi: in Cina, ad esempio, i brand esercitano già una forte attrazione; in India, invece, si cerca ancora il ‘buon affare’ e il pagamento di un alto margine per il valore aggiunto derivante dal marchio non è ancora concepibile per il consumatore. Queste differenze si riflettono anche nelle carature dell’oro richieste e conosciute: in Cina, dove è prevalentemente diffuso il consumo di oro a 24 carati, il prodotto a 18 carati funziona per l’auto acquisto, mentre in India, grande consumatrice di gioielli a 22 carati, la produzione a minor caratura è ancora poco conosciuta e fatica a penetrare. Il gioiello, insomma, vale per la quantità di materiale prezioso che contiene.

Il Made in Italy. Un punto di partenza
Alcune considerazioni, poi, sulle strategie di marketing. Il Made in Italy inteso come etichetta di provenienza non è più sufficiente a garantire il successo di un prodotto e la penetrazione nei cosiddetti nuovi mercati. Occorre dare visibilità e ‘vita’ alle storie e ai valori specifici che costituiscono il presupposto di tale ‘gloriosa’ provenienza. In una parola: brand. Se non si è in grado, orientarsi su politiche produttive e distributive diverse, diametralmente opposte. Ma in ogni caso, evitare l’indecisione: sarebbe fallimento sicuro, suggerisce Stephen Lussier. La comunicazione ha bisogno di vie completamente nuove per arrivare al consumatore e il coraggio di riconsiderare l’effettiva validità di iniziative su cui molto si è investito in passato, come Gold Expressions per World Gold Council, lo dimostra, sottolinea lo stesso David Lamb.

Garanzie sull’eticità del prodotto
Infine, il consumo etico. De Beers ha maturato già ampia esperienza sull’argomento concretizzatasi nell’adesione al Kimberley Process e nella promozione dei relativi principi a tutti i livelli della filiera, mentre per l’oro il percorso di tracciabilità è in corso di regolamentazione in accordo con le leggi internazionali e sarà comunque piuttosto complesso. Per i diamanti, l’attenzione del consumatore ha cominciato a spostarsi sul rispetto dei diritti umani oltre che sull’assenza di conflitti nelle zone di provenienza e lo steso discorso vale a maggior ragione per il platino, poiché l’estrazione avviene perlopiù in Sudafrica, Paese che da relativamente poco tempo ha abbandonato l’apartheid. I livelli di garanzia richiesti dai consumatori sono di diverso tipo, in generale ancora relativamente bassi, ma occorre che i produttori si attrezzino per poterli affrontare al meglio agendo anche in modo proattivo.


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